Risponde il teologo
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Cosa sono i miracoli? Perché Dio li concede?

Risponde padre Athos Turchi, docente di Filosofia alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

Giotto, La Resurrezione di Lazzaro (Padova, Cappella degli Scrovegni)

Mi è capitato, per ragioni familiari, di interrogarmi sui miracoli. In base a cosa Dio li concede? Sono un premio per chi ha più fede? Oppure bisogna essere bravi a trovare il santo giusto a cui chiedere l’intercessione? E se non si ottengono, non c’è il rischio di sentirsi inascoltati e trascurati da Dio?

Lettera firmata

Vorrei prima rispondere in modo secco e immediato, come risponderei a uno che a voce improvvisamente mi chiedesse su queste cose.

Cos’è un miracolo? Treccani lo ritiene: un evento straordinario, al di sopra delle leggi naturali, che si considera operato da Dio direttamente o tramite una sua creatura.

In base a cosa Dio lo concede? Non lo sappiamo, dovremmo chiederlo a Dio.

Sono un premio per chi ha più fede? No. Sono atti liberali e arbitrari di Dio. Nessuno di fronte a Dio può accampare diritti o meriti. La fede è una condizione, ma non un diritto.

Bisogna essere bravi a trovare il santo giusto a cui chiedere l’intercessione? Nessun santo fa miracoli, ma li intercede. Non ho conoscenza se Dio abbia una lista graduata dal santo più ascoltato giù giù a scalare fino a quello che manco viene preso in considerazione. Gli uomini la fanno, quando «non sanno a chi santo votarsi», come si dice. Penso invece che Dio guardi al bene della persona richiedente, poi se la richiesta è appoggiata o no da un santo, questo mi sembrerebbe secondario, infatti la maggior parte delle persone non ottiene nulla a qualsiasi santo si rivolga.

E se non si ottengono, non c’è il rischio di sentirsi inascoltati e trascurati da Dio? Quest’ultima domanda mi sembra la più interessante, perché esprime il rapporto tra l’uomo e Dio, tra le sue attese e le risposte, tra il grido di salvezza umano e il silenzio divino.

Non solo c’è il rischio, ma addirittura per molti c’è anche il concreto allontanamento dalla fede e da quanto è religioso. Faccio il caso «neutro» di Diagora di Melo, greco e vissuto nel 400 a.C., detto l’ateo: si racconta che lo divenne perché in un processo verso una persona innocente furono due testimoni, notoriamente falsi, che lo fecero condannare a morte ingiustamente. Diagora pensava che gli Dèi mai avrebbero permesso ciò, invece l’imputato innocente venne messo a morte. Da qui Diagora divenne ateo, perché nessun Dio avrebbe dovuto permettere quel fatto.

Nella domanda del lettore vi sta lo scontro titanico tra l’uomo e il Dio in cui crede, ha fiducia, si affida. Dio che ha una Bibbia di promesse, delle quali non se ne vede traccia nella storia umana. È vero che una grande massa di umanità non s’interessa di Dio, per cui neppure se ne accorge se c’è o non c’è, ma la maggioranza degli uomini da sempre è rivolto allo spazio divino per ottenere salvezza, pace, dignità, cose queste che Dio ha sempre promesso agli uomini e che nessuno (o pochissimi) alla fine hanno ottenuto.

Se leggiamo la Bibbia Dio promette che personalmente prenderà le difese dell’orfano e della vedova, del povero e dell’umile (Es 22, 21-22), ma nel tritacarne della storia umana vedove e orfani, poveri e umili, giusti e onesti e tutto il mondo dei miseri vanno a finire schiacciati e annientati dai potenti e dai crudeli, senza che nessuno alzi un dito in loro difesa. Nella Bibbia si legge (Ez 36,24-28) che Dio stesso interverrà a cambiare i cuori degli uomini togliendo il cuore di pietra e mettendolo uno di carne… ebbene questo cambiamento neppure si vede in coloro che lo richiedono, figuriamoci in quelli che non sono interessati.

Se poi consideriamo da un punto di vista puramente materiale l’umanità, la sua storia e la vita degli uomini, insieme e singolarmente, secondo i criteri espressi dalla Chiesa cristiana per ottenere la vita eterna o la morte eterna (che non sono uno scherzo dell’esistenza), io penso che il 99% degli uomini sarebbe dannata. E allora mi chiedo: a che è servita tutta l’opera divina, una storia infinita che parte dall’antico popolo scelto, e poi la nascita del Cristo, la sua morte e resurrezione, la discesa dello Spirito Santo… per salvare lo 1%, cioè quasi nessuno? C’era bisogno di metter su tutta quella storia per quasi nulla? Tanto valeva lasciar perdere e poi in fondo fare un saldo per tutti, invece di mandare all’inferno quasi tutti, per il fatto che pochi sono quelli che rispondono al vangelo di Gesù.

Qui sta il mistero di Dio. Mistero che non so indagare. Dio e Gesù (Mt 7, 7-8) hanno fatto promesse alle richieste umane che ai nostri occhi sembrano non esser mai messe in atto. E allora perché farle? Domanda a cui non saprei rispondere. E dalla mia esperienza di sacerdote molte persone si sono allontanate dalla fede proprio in ragione del grande silenzio di Dio non soltanto per i miracoli, ma semplicemente alla richiesta di bene e di santità.

Rimango fermo in una considerazione: Gesù nell’ultima cena chiede al Padre l’unità, la comunione, la pace per la sua Chiesa; ora dalla storia si evince che si è disunita, si è odiata, si è fatta la guerra in se stessa… Possibile che il Padre non abbia esaudito Gesù? Non è possibile! Dunque ritengo che Dio esaudisca sempre e salvi i suoi figli, ma quale sia il modo a me rimane ignoto, perché la via nota è quella della Chiesa ma dato che quasi nessuno la percorre, penso che Dio abbia un’alternativa. Quale che sia è nel mistero del silenzio di Dio.

Athos Turchi

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