Risponde il teologo
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Cosa vuol dire che l’uomo è creato «a somiglianza» di Dio?

Tutti conosciamo il brano della Genesi dove è descritta la creazione dell'uomo. Cosa significa che noi siamo stati fatti a «somiglianza» del Creatore? Risponde padre Athos Turchi, docente di Filosofia alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

Michelangelo, Dio Padre

Che cosa significa precisamente che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza? In cosa somigliamo a Dio? E in cosa siamo diversi?

Enzo Chiari

Il lettore si riferisce a questo testo: «Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… e Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen. 1,26-27). Ma c’è anche un testo che è molto più esplicito nel dire la somiglianza tra Dio e l’uomo: «Quando Dio creò l’uomo, lo fece simile a sé. Lo creò maschio e femmina, li benedisse, e quando furono creati pose loro il nome di “Uomo”» (Gen. 5, 1-2).
Un’immagine è la riproduzione più o meno esatta di qualcosa, la somiglianza significa che ne riproduce sia l’aspetto esteriore, sia aspetti, qualità, caratteri intrinseci. E che l’uomo possa somigliare a Dio lo dice anche Gesù a Filippo che gli chiede di mostrare loro il Padre: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9).

La diversità è facilmente comprensibile: Dio è spirito e l’uomo è carne e materia. Dio è l’essere assoluto, l’uomo è un essere relativo, anzi nulla. Dio è creatore e l’uomo è il suo prodotto. L’uomo nasce come altro dai genitori e in sé individua persona, Dio è eterno nella sua trinità di persone… un abisso di diversità.

Invece per dire in cosa somigliamo è bene prima dire com’è Dio. Dio è uno e trino, un’unica sostanza e tre relazioni, che non partiscono la natura, ma la costituiscono nella sua indivisibilità e semplicità. Dio è Padre e Figlio e Spirito santo: tre persone che non sono tre individui ma l’unica e indivisibile natura divina.

L’uomo può rassomigliare a un Essere del genere?

Dio - dice la Genesi - perché l’uomo potesse somigliargli lo fece maschio e femmina, dunque la mascolinità e la femminilità sono i due aspetti che esprimono bene la trinità e la indivisibilità di Dio. Perciò la mascolinità e la femminilità non sono due optional del corpo umano come i capelli o il colore della pelle, ma la sessualità è una natura della natura ed è essenziale per la definizione dell’uomo. Stando a Genesi cap. 5, l’uomo è una sostanza razionale di due persone una maschile e una femminile: è una indivisa unità di maschio e di femmina. Il concetto di corpo lo comprova: il corpo umano è un genere rispetto alle due differenze specifiche che sono la mascolinità e la femminilità. Per questo motivo: «L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola» (Gen. 2,24).

L’essere umano dunque è a immagine e somiglianza di Dio quando unendosi l’uomo con la donna formano un corpo solo, un’anima sola, una unica vita, una sola esistenza. Non dobbiamo lasciarci ingannare dalla dualità personale e sessuale, perché queste sono in funzione dell’unità e non della distinzione: maschio e femmina non sono due cose diverse che si uniscono, ma una sola cosa distinta nelle sue componenti. Ma attenzione, non dobbiamo qui pensare come a una moneta spezzata in due che si riunisce, tale immagine c’inganna, infatti a mio avviso la peculiarità più profonda nella quale l’essere umano è a immagine e somiglianza di Dio sta proprio nel fatto che pur essendo la persona maschio e la persona femmina tra loro correlative e intersoggettive, e fatti l’uno per l’altra e viceversa, sono tuttavia ciascuno, in se stesso, pienamente umani, come nella Trinità dove le persone divine sono ciascuna pienamente Dio, pur non dividendosi l’essere o natura divina. Il Padre è pienamente Dio come il Figlio, come lo Spirito. Sono così tre persone distinte ma non divise, correlate ma non diverse. E l’essere umano sta proprio nel fatto che il maschio non è mezza natura umana e la femmina non è l’altra metà, ma essendo entrambi pienamente umani proprio per questo formano nell’unione matrimoniale l’unico e indiviso essere umano.

Che cosa rende indivisi l’uomo e la donna allo stesso modo di Dio, anche se in forma analogica? L’amore. L’amore è anche un affetto, è anche un sentimento, è anche un’emozione, o meglio questi sono caratteri che rivelano l’amore, perché, soprattutto, esso è quella pasta che forma il corpo umano. Il corpo umano è esattamente la materia dell’amore dove le due persone vanno a fondersi nell’indivisa unità dell’essere umano. L’amore, come lo Spirito Santo, è nell’uomo una condizione, uno status, una missione, un habitat, perché è l’unità, cioè il fondersi stesso dell’uomo e della donna. È l’amore che giustifica l’esistenza dell’uomo, è l’amore che è il senso ultimo, profondo e radicale dell’essere umano. Esso è testimone perenne ed eterno che l’uomo e la donna non sono due persone diverse, ma un unico e indiviso essere, e come Dio è amore, e proprio l’amore lo fonda nella sua unità e trinità, così l’uomo è amore, e l’essenza e la natura dell’amore sono le persone stesse che amandosi formano una carne sola, cioè un unico individuo umano. Ecco, questo è Dio come immagine e somiglianza.

Ripetiamo allora il testo di Genesi perché descrive l’uomo quale esatto modello, e anche venuto bene, di Dio: «Quando Dio creò l’uomo, lo fece simile a sé. Lo creò maschio e femmina, li benedisse, e quando furono creati pose loro il nome di “Uomo”». Così il Nome della persona-maschio e della persona-femmina mentre si amano è Uomo, Uomo come il nome proprio di Pietro è Pietro. Questo Uomo è analogicamente Dio stesso. E Gesù lo conferma contro tutta la tradizione ebraica: «Così non sono più due, ma una carne sola, e l’uomo non separi quello che Dio ha congiunto» (Mt. 19,6). In sintesi: Dio sta alla sua natura una e trina come Uomo sta alla sua natura maschile e femminile, questo dice la Bibbia.

Athos Turchi

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