Risponde il teologo
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È possibile che i defunti comunichino con noi?

Una lettrice chiede se i defunti possano comunicare con noi, in qualche modo. Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

Seduta spiritica

È possibile che i defunti possano comunicare con noi, attraverso i sogni o in altro modo? O sono forme di superstizione da evitare?

Marta Maniscalchi

Nel libro della Bibbia «I Samuele», si legge che Saul andò a consultare una negromante. La quale gli evocò Samuele, da non molto morto, che era sempre stato il profeta di Saul. Samuele riprovò questa sua iniziativa in quanto Dio solo è da consultare: «perché mi hai disturbato per farmi salire da te? … A che serve interrogare me, quando il Signore si è allontanato da te…?» (I Sam 28,3ss).

Questo episodio è classico nel sostenere la possibilità che la negromanzia sia un azione fattibile e non una superstizione. Dunque, noi possiamo «disturbare» i morti, ma possono essi comunicare con noi?

Iniziamo col primo punto.

La Chiesa Cattolica nel suo «Catechismo» ai numeri 2110-2117, in particolare al numero 2116, proibisce ogni sorta di negromanzia (nekròs-màntis = evocazione dei morti). Non solo questa, ma ogni altro genere di magia, stregoneria e diavoleria.

Io non sono un esperto in materia, che riguarda molto la pratica, spetta cioè a chi ha che fare con queste cose, come gli esorcisti, però è evidente una cosa: se la Chiesa proibisce queste cose vuol dire che sono possibili, altrimenti non le proibirebbe, sarebbe assurdo. Non si proibisce alla statua di calpestare le aiuole o al cane di scrivere nei muri, perché non sono cose possibili, perciò se la Chiesa proibisce quelle cose significa che possono essere praticate e dunque avverarsi. Un conto è la possibilità altro è la liceità di operare.

Un documento della Conferenza Episcopale Toscana del 1994, «A proposito di magia e demonologia» mette in guarda gli ingenui dai trucchi e dagli inganni dei medium-negromanti, però, pur con tutti gli inganni che si vuole, significa che tali azioni possono essere fatte, come si legge nel Libro di Samuele.

Infatti se le nostre preghiere possono essere di aiuto ai defunti o, viceversa, chiediamo ad essi protezione vuol dire che c’è una correlazione nella comunione dei santi che consiste nel rapporto reciproco tra i defunti e noi. Ancora, se il demonio esiste e fa tanto male significa che in qualche modo è possibile rapportarcisi, e così è possibile evocare i morti per avere con essi una relazione diretta, come fossero vivi. Tutto ciò sta ad indicare sia la vita eterna dopo la morte sia la comunione con i defunti santi e un rapporto con i defunti dannati (se ci sono).

Non so quando e come avvenga la relazione, perché la quasi totalità degli atti di negromanzia e simili contatti sembrano essere inganni, però potrebbe darsi il caso - come per Saul - che a volte ciò accada realmente.

Comunque la Chiesa condanna tutte queste pratiche perché non solo non servono a niente, ma sono disdicevoli in quanto c’è una forma lineare e semplice di contatto che è la preghiera (cf. S.Tommaso d’Aquino, Sm.Theol, II-II, 95). Vivendo tutti in Dio, i defunti possono essere raggiunti colla preghiera e la loro protezione è certa, anzi come dice Dante, nella lode a Maria, «molte fiate il dimandar precorre».

Il problema posto dalla lettrice è opposto: può manifestarsi un defunto a una persona vivente? Quando si sogna un morto non essendoci volontà di divinazione o evocazione il sogno è interpretabile come uno vuole. La Bibbia è piena di episodi in cui si parla che Dio stesso si rivela tramite il sogno, come anche angeli e defunti, per manifestare la sua volontà. Penso che dobbiamo crederci, non possono essere tutti «generi letterari», soprattutto quando in altre parti lo stesso Dio interviene direttamente, per cui qualche buon fondamento di verità ci sta nella veridicità del sogno quale luogo di manifestazione del mondo dell’aldilà. D’altra parte si parla anche dell’azione dell’angelo custode: se c’è, come insegna la Chiesa, in qualche modo deve avere un sistema di contatto con noi, lui che ci guida e ci protegge, altrimenti che custode e che angelo sarebbe. Ora se lo fa con ciò che diciamo ispirazioni, perché non può farlo col sogno? Il sogno ciascuno poi lo interpreta come vuole, ma non è contraddittorio pensare che i defunti possano «contattarci» dal momento che noi con la preghiera, e anche con la divinazione, possiamo contattare loro.

Le superstizioni e le magie infine sono cose diverse perché non è tanto l’evocazione di morti, quanto il credere nell’influsso di fattori esterni o magici sulle nostre vicende giornaliere. Questo più che proibito è indicato come un comportamento da non seguire perché abbastanza sciocco.

Ma perché si ricorre alle evocazioni, ai medium, ai morti? In genere, come nel caso di Saul, per conoscere il futuro. L’uomo è un essere programmatore e quando gli sfugge il controllo della situazione cerca una soluzione in chi può dargliela e spesso sono le persone con cui abbiamo condiviso la vita. Per questo ci si rivolge verso il luogo dove si ritiene che vi abiti la vita eterna, ossia quell’aldilà ove è sempre presente il passato e il futuro.

Il futuro però fa parte della nostra esistenza, non solo, ma Gesù dice che non è saggio preoccuparsi neppure per il domani perché il Padre anche in questo pensa lui per noi. Dobbiamo dunque, conclude Gesù, cercare la giustizia e il regno di Dio, e in questo programma di vita non c’è necessità di evocare nessuno e di sentire nessuno perché Dio stesso si preoccupa di noi.

Athos Turchi

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