Risponde il teologo
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L’origine delle preghiere: chi ha scritto l’Ave Maria?

Una domanda sulla genesi di una delle preghiere più recitate dai cattolici, ma non considerata da altre comunità cristiane. Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

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Preghiera (Foto Sir)

Ho avuto modo, incontrando a un matrimonio alcune persone valdesi, di confrontarmi con loro sulle rispettive forme di religiosità. In particolare, hanno criticato fortemente certe forme di preghiera cattolica, come il Rosario, facendo riferimento a un versetto del Vangelo: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole». Sinceramente non ho l’abitudine di recitare il Rosario ma penso siano molto utili alcune preghiere ripetitive, come l’Ave Maria, il Padre Nostro, il Gloria o il Requiem che ci aiutano a trovare le parole per rivolgersi a Dio. In fondo Gesù non ci chiede di pregare con insistenza? Però da questo dialogo mi è sorta una domanda: il Padre Nostro ci è stato insegnato direttamente da Gesù ma le altre preghiere da dove vengono? Chi ha «inventato» ad esempio l’Ave Maria?

Elena Falorni

La domanda della nostra amica lettrice ci permette di approfondire un aspetto molto importante della nostra fede: l’origine delle preghiere più conosciute.

Sappiamo bene come per la nostra confessione cristiana e cattolica il prezioso «deposito della Rivelazione» ci viene trasmesso attraverso la Sacra Scrittura, la Tradizione ed il Magistero, ed in queste tre realtà affondano le proprie radici tutte le preghiere e le verità di fede che arricchiscono la nostra vita di credenti.

Come già ricordato, per il «Padre Nostro» è facile risalire al brano evangelico riportato da Matteo, dove troviamo le parole di Gesù riprese dalla comunità cristiana come preghiera per eccellenza, affidataci direttamente dal Signore.

Per la preghiera dell’«Ave Maria» abbiamo uno sviluppo un po’ più articolato.  La prima parte riprende due versetti evangelici, uno tratto dal brano dell’Annunciazione (Lc 1,28 «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te») e l’altro dall’episodio della Visitazione (Lc 1,42 «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo»).

Per molti secoli la preghiera dell’Ave Maria si fermava più o meno alla prima parte della sua versione attuale, riprendendo le parole della Sacra Scrittura.

Solo nel XV secolo infatti si aggiungono definitivamente - ai due versetti evangelici - il nome di Gesù, la seconda parte della preghiera e l’Amen finale.

Difficile risalire a chi esattamente abbia composto le parole «Santa Maria, Madre di Dio…» perché soprattutto dal XII secolo, con la diffusione degli ordini religiosi mendicanti e predicatori, la preghiera dell’Ave Maria si diffuse enormemente dando origine anche a formule con sfumature letterarie diverse. Sicuramente sono tutte espressioni care alla vita di fede e di preghiera della comunità cristiana.

Di fatto una definizione unica ed ufficiale del testo completo dell’«Ave Maria», come lo conosciamo oggi, la troviamo nel Breviario romano promulgato da San Pio V nel 1568. Ecco perché possiamo affermare che questa preghiera ci viene affidata dalla Sacra Scrittura (dal brano dell’Annunciazione e della Visitazione), dalla Tradizione della Chiesa (come la comunità cristiana, con l’aiuto dello Spirito Santo, ha ricevuto, pregato e formulato questa preghiera) e dal Magistero (che con la promulgazione del nuovo Breviario del 1568 ha ufficializzato la versione definitiva inserendola all’interno del testo della Liturgia delle Ore).

Roberto Gulino

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