Risponde il teologo
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La concezione cristiana dell’anima è simile a quella delle religioni orientali?

Risponde padre Athos Turchi, docente di Filosofia alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Luca Signorelli, anime dannate

Ho letto la risposta di padre Athos Turchi riguardo l’anima nella concezione cristiana, mi è piaciuta molto. Vorrei chiedere un ulteriore chiarimento in proposito. Nelle religioni orientali l’anima viene considerata come una scintilla divina in noi, dovrebbe essere così anche in quella cristiana. Ma cosa si intende veramente? C’è del divino in noi? Che differenza c’è tra la concezione cristiana e quella delle religioni orientali circa questa scintilla divina? Inoltre vorrei chiedere se le anime in attesa della resurrezione dei corpi, mantengono la loro individualità.

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Riuscire a districarsi tra le concezioni e tra le teorie circa l’anima e il suo rapporto con l’essere tutto nelle religioni e nelle sette orientali è un’impresa titanica, talmente sono diseguali e a volte antitetiche. Seguo perciò l’indicazione della domanda che chiede sul rapporto tra l’Atman, che è l’anima universale del mondo, e Jiva che è l’individuale ego, come una discesa o riduzione dell’anima universale a piccola scintilla ristretta dalla materialità delle cose e in particolare dal corpo umano. Lo Yoga è proprio la forma di ascesi tesa a riunificare l’individua anima all’Atman donde è derivata. Rimaniamo a questa molto sommaria teoria della religiosità orientale.

Bene, con la concezione dell’anima della religione cristiana non c’entra niente.

È diversa sia la visione religiosa nel suo insieme e sia l’idea di anima stessa. Il cristianesimo non è un panteismo. Cioè il mondo, le cose, le anime non emanano da Dio in modo necessario come la luce dalla fiamma, il cristianesimo professa la creazione: un atto di Dio determinato, deliberato e voluto, e le cose emergono dal nulla e diverse da Lui. Tra l’Essere di Dio e la creazione c’è un abisso incolmabile, nessuna scintilla emana da Lui e nessuna anima può rifondersi in Lui. Dio è semplicemente diverso dal suo creato e anche dalle anime, proprio perché le crea ex nihilo: l’anima potrebbe annientarsi ma non riunificarsi.

Il libro di Genesi scrive che Dio plasmò l’uomo dalla creta e poi soffiò un alito di vita, questo per dirci l’appartenenza dell’uomo alla materialità del mondo, ma non così radicale da non possedere un principio vitale: l’anima. Che cos’è l’anima? Non è per niente facile dirlo perché non si vede, ma se ne cerca una spiegazione in ragione di quelli che noi intendiamo i suoi «effetti», come la ragione, la coscienza, la moralità, la libertà. L’anima è la forma del corpo, è ciò che fa sì che quel corpo sia una persona in quel modo specifico, unico, irripetibile che è ogni singolo uomo e donna. Come lo scalpello di Michelangelo modella il marmo, così l’anima aderisce alla prima cellula vitale per accompagnarla allo sviluppo pieno della persona, anima che Dio stesso, come nel soffio vitale originario, alita nella nascita e nella crescita di ogni essere umano.

In filosofia si dice che ogni essere umano ha una causa duplice, quella fiendi e quella essendi: la fiendi o del nascere è costituita dai genitori; la essendi o dell’esistere è data da Dio stesso. Per esempio, la luce della lampada è data sia dai filamenti o causa fiendi, sia dalla elettricità o causa essendi; entrambe le cause devono stare in simultanea come fossero una. La forma dunque della corporeità è l’anima stessa che la eleva a persona, ad essere cioè una materialità trascendente il mondo perché capace di valori, di moralità, di libertà come l’atto d’amare rivela.

Ogni statua poi per essere tale ha una sua forma, ora a chi somiglia tale forma: a Garibaldi, a Padre Pio, a Papa Francesco…? Così ogni essere umano quando nasce somiglia alla mamma, o al babbo, o alla nonna ecc. E questo vale per i tratti fisici, ma non per l’anima la quale fa di ogni essere umano una personalità che somiglia a Dio stesso. L’anima imprime in ogni uomo l’immagine di Dio. Sia chiaro: per quanto possiamo somigliare a Dio, dato che tra noi e Dio c’è un abisso talmente enorme che è impossibile dire che siamo dunque una «scintilla del divino», come l’immagine di P. Pio nel bronzo non ha niente a che vedere con Padre Pio vivo, se non imitarne i lineamenti. Ecco l’anima, come un «soffio», ci reca l’immagine del Dio che ama, che conosce, che vuole, che opera, che è in relazione.

Quando l’uomo muore l’anima non si fonde con Dio perché rimarrà sempre diversa e se stessa, in attesa del corpo glorioso col quale vivrà in eterno nell’eterno abbraccio di Dio. Infatti perché noi possiamo essere in eterno beati è necessario che rimaniamo noi stessi e diversi da Dio, perché se Dio ci risucchiasse in sé, ci annullerebbe e non potremmo essere noi stessi per vivere con lui in eterno, con buona pace delle scintille, dei flussi, delle forze e di quant’altro ritenga di essere un qualche «pezzo» di Dio.

Dunque l’anima nel senso cristiano è una creazione di Dio, è diversa da Dio, come il figlio dalla madre, ma come il figlio porta l’immagine e la somiglianza della madre così ogni essere umano - proprio nella sua unica individualità - porta i tratti di Dio stesso: «In Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9), e questo perché ogni essere umano, nella sua vita esistenziale, possa esprimere la vita stessa di Dio, e lo può fare proprio perché è lui stesso e in se stesso diverso da Dio.

Athos Turchi

La concezione cristiana dell’anima è simile a quella delle religioni orientali?
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