Risponde il teologo
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Maria, nata «senza macchia»: il suo ruolo era predestinato?

Una domanda sul rapporto tra dogma dell'Immacolata e libertà di scelta. Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà Teologica dell'Italia centrale.

Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria (al quale credo) mi pone un dubbio: se Maria è stata concepita senza macchia, per poter diventare madre di Gesù, era davvero libera nelle sue scelte? Per intendersi, avrebbe anche potuto rispondere no all’angelo? Questo suo essere in qualche modo predestinata non diminuisce l’importanza del ruolo da lei avuto nella storia della Salvezza?

Francesca Rossi

La figura di Maria occupa un posto singolare all’interno della fede cristiana. In modo ancora più singolare si è sviluppata nei secoli una crescente devozione verso la Madre del Signore, legata e sostenuta dal pensiero teologico. In modo particolare, all’estrema stringatezza del dato biblico si è affiancata un’ampia riflessione sistematica, fondata su ragionamenti logico-deduttivi, che non sempre hanno preso come punto di partenza la Parola di Dio. Soprattutto a partire dalla grande riflessione scolastica, la riflessione sulla figura di Maria si è concentrata sulla sua persona più che sul mistero salvifico che accade nella storia attraverso di lei. Questo breve riferimento storico ha un chiaro aggancio con la domanda del lettore, dove sono uniti due aspetti cruciali: il ruolo avuto da Maria nella storia della salvezza e il desiderio di comprendere il mistero della sua libertà. Ma è proprio il ruolo avuto da Maria nella storia della salvezza che ci può aiutare a comprendere il mistero della sua libertà di fronte alla vocazione ricevuta. E, soprattutto, può illuminare anche il mistero del rapporto fra la nostra libertà personale e il mistero della grazia di Dio che ci spinge ad agire secondo la logica del Regno.

Come punto di partenza accogliamo un principio di metodo: per la fede cristiana, la riflessione teologica è chiamata a comprendere la storia della salvezza come una realtà che la fede può solo riconoscere e verso la quale assumere un costante atteggiamento di conversione. La teologia è chiamata a non distaccarsi mai dalla Rivelazione, attestata nelle Scritture, a prendere sempre la Parola di Dio come iniziale e fondamentale punto di riferimento. In questa prospettiva, siamo invitati a comprendere la domanda del lettore partendo dalla maternità di Maria, dalla sua valenza storica, come prima realizzazione del suo coinvolgimento nel disegno universale di salvezza.

Nell’intera Scrittura, la storia della salvezza si presenta come un dialogo ripetuto fra Dio e l’umanità. Afferma il Concilio: «Con questa rivelazione, infatti, Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione Dei Verbum, 2). Questo dialogo intrecciato lungo l’intera storia dell’umanità, raggiunge la sua pienezza singolare e persino «indeducibile» (cioè non determinabile dal pensiero razionale e deduttivo dell’uomo) nella vocazione di Maria, chiamata a diventare liberamente madre di Gesù, il Figlio eterno, inviato dal Padre a dimorare in mezzo agli uomini. Secondo la Scrittura, il suo essere «piena di grazia», come la saluta l’angelo, è in funzione della futura maternità. Questa santità si mostra prima di tutto e in modo eccelso nell’aderire liberamente e totalmente alla volontà di Dio. Conosciamo bene le parole usate dall’evangelista Luca; sono di una semplicità folgorante: «Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Sulla scia di questa obbedienza totale alla parola che il Signore le rivolge, fin dai primi secoli la riflessione cristiana ha sviluppato una analogia fra Maria ed Eva, che, superando stereotipi e deformazioni di ogni tipo, va intesa in un modo preciso: Maria rappresenta l’umanità intera, capace di accogliere la volontà di Dio, come Eva rappresenta l’umanità intera che non ha accolto la volontà di Dio. Scriveva un grande autore cristiano del secondo secolo: «Maria obbedendo divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano» (IRENEO, Adversus haereses III, 22, 3).

Il «sì» di Maria, allora, si presenta da una parte come un singolare privilegio, dovuto alla pienezza di grazia che lei sola ha ricevuto da Dio, ma dall’altra indica, per ogni uomo e donna, la vocazione ultima alla quale siamo chiamati: la possibilità piena di aderire alla volontà di Dio. Proprio per questo rapporto, fra la singolarità della vocazione di Maria e la comune appartenenza alla famiglia umana, il Concilio Vaticano II parla di Maria all’interno della Costituzione dogmatica sulla Chiesa, proponendola come punto singolare di un percorso ben chiaro: il popolo di Dio è tutto chiamato alla santità verso la pienezza del Regno di Dio; persona singolare di questo cammino umano è Maria, piena di grazia proprio per accogliere liberamente la piena grazia di Dio. Per la fede cristiana, la storia dell’umanità e di ogni uomo o donna che viene al mondo non è mai una storia già decisa. Siamo costretti ad usare parole che non possono illustrare pienamente il mistero del nostro rapporto con Dio. La Parola di Dio invita a leggere il termine «predestinato/a» all’interno di una libertà chiamata al bene in modo totale.

Mi si perdoni una leggera variazione dal tema proposto. Domande come quella posta dalla lettrice, non hanno solo il valore di comprendere il mistero della nostra fede, ma esprimono anche un desiderio, a volte non pienamente avvertibile, di comprendere la nostra stessa vita. Alla luce della vita e della vocazione di Maria, la nostra libertà si illumina come appello da parte di Dio a compiere il bene, per compiere la sua volontà, nell’accoglienza della sua Parola. Dalla grazia di Cristo noi siamo liberati per essere pienamente liberi. Abbiamo ricevuto in dono un cammino di libertà, lungo il quale crescere nell’amore verso Dio e verso il prossimo, un cammino di grazia che la teologia orientale esprime con il termine di «cristificazione».

Anche Maria ha vissuto in pienezza questo cammino, in modo del tutto singolare. La cristificazione di Maria è stata davvero la sua maternità, alla quale ha aderito con una fede pienamente informata dalla carità dello Spirito santo. Possiamo provare a chiudere in questo modo. In Maria si è realizzata sempre e in pienezza quella identità fra la persona e la chiamata che Dio le ha rivolto. Proprio perché chiamata ad essere madre del Figlio nella sua umanità, il testo del Vangelo la chiama ripiena di grazia in una consonanza singolarmente fedele tra l’assoluto primato della grazia di Dio e la risposta libera nella fede da parte della creatura umana. Al tempo stesso, Maria indica ad ognuno di noi il cammino da percorrere: lasciarsi purificare dalla grazia di Dio per giungere con il nostro «sì», personale e definitivo, alla pienezza del Regno, dove troveremo la pienezza della nostra vita personale.

Valerio Mauro

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