Risponde il teologo
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Non riusciamo ad avere figli: come capire se è la volontà di Dio?

Un lettore che per un problema andrologico non riesce ad avere figli, ci chiede fino a che punto è giusto ricorrere all'aiuto della medicina e come questo si inquadra nei «piani di Dio». Risponde padre Maurizio Faggioni, docente di Teologia morale alla Facoltà Teologica dell'Italia centrale.

Parole chiave: maternità (15)

Da tanto tempo sto cercando di capire se è volontà di Dio far diventare mia moglie ed io genitori. Ci siamo sposati oramai da 3 anni ed abbiamo difficoltà a creare una nuova vita. Premetto che è un problema andrologico, non operato in età adolescenziale a causa della negligenza di mia madre nell’approfondire la questione. Mia moglie ed io, pur sapendo il problema, abbiamo deciso di «aspettare» ad avere figli fino al matrimonio. Purtroppo, con il passare del tempo, degli anni, ci siamo resi sempre più conto che gli ostacoli aumentavano anziché diminuire.

Ci siamo spinti contro noi stessi ed abbiamo effettuato tutte le cure/tecniche conosciute pur di riuscire ad avere questo dono perché lo desideriamo ardentemente. Ad ogni cura/tecnica eseguita, c’è stato sempre qualcosa che non è andato nel verso giusto, ci sono stati sempre ostacoli ed impedimenti. Abbiamo intrapreso anche un cammino Spirituale cercando di chiedere/affidarci completamente a Dio, ed abbiamo sempre chiesto ai sacerdoti come si può pregare, implorare Dio affinché ci venga concessa questa grazia, oppure cercare di capire se veramente questa è la Sua Volontà.
La mia domanda è questa: può cercare l’uomo di realizzare i suoi sogni, anche con sacrificio, se questa non è la volontà di Dio? Più precisamente, a che serve sacrificarsi, spingersi oltre al proprio limite se la volontà di Dio è quella di farci rimanere come coppia anziché progredire come genitori?

Lettera firmata

Un uomo si sposa con il dubbio di non poter avere figli per un problema andrologico non affrontato correttamente a tempo opportuno. Non sappiamo la natura precisa del problema in questione, ma si intuisce, dal tenore del racconto,  che il mancato trattamento ha  inciso in modo determinante sulla sua capacità di generare e che oggi non sia più possibile rimediare. La futura moglie era a conoscenza di questa situazione. Dopo il matrimonio la coppia ha cercato invano di avere un bambino e, pur essendo sposati da appena tre anni,  il sospetto dell’infertilità li ha condotti ben presto a ricorrere  all’aiuto della medicina, ma neppure questi aiuti hanno dato esito positivo. Vedendo frustrato il suo forte desiderio di genitorialità, il nostro lettore si chiede se questa infertilità della coppia non sia un segno della volontà di Dio. Per avere luce su queste domande essi hanno anche intrapreso un serio cammino spirituale e hanno chiesto consiglio a sacerdoti.

Dio, fin dal principio, ha rivelato il suo progetto sull’amore coniugale e la fecondità fa parte di questo progetto, come si legge nel primo capitolo della Genesi. I coniugi intuiscono che il loro amore è, per sua natura, aperto alla vita e se scoprono che non sarà possibile avere figli vengono spesso travolti da sentimenti  di incompiutezza, di fallimento e persino di colpevolezza.

I desideri umani, anche i più nobili ed elevati, si scontrano con limiti ed ostacoli e non di rado si tratta di limiti e ostacoli che non dipendono o non dipendono del tutto da nostre scelte e nostri errori. Bene ha fatto la coppia, dopo aver cercato la procreazione per vie naturali, a chiedere aiuto alla medicina, restando -  siamo certi -  negli ambiti in sintonia con la visione cristiana del matrimonio e della procreazione. È Dio stesso, infatti, che ha dato all’uomo l’intelligenza per intervenire con sapienza e amore sulle realtà naturali le quali - come tutto ciò che è creaturale - sono intrinsecamente limitate ed esposte all’imperfezione.

È bene aiutare una coppia a realizzare la sua altissima vocazione alla paternità e alla maternità perché questa vocazione e inscritta da Dio in ogni amore veramente coniugale. E dove i limiti del corpo e della medicina rendono impossibile il generare nella carne, non viene meno per la coppia l’originaria vocazione alla fecondità,  anche se questa vocazione deve trovare vie di attuazione diverse dalla generazione naturale.

La sterilità è una condizione dura da accettare e causa un lutto che deve essere elaborato, ma esiste una possibilità reale di vivere la fecondità anche nella sterilità. Ogni coppia, infatti, risponde alla vocazione al matrimonio a suo modo e nelle sue particolari situazioni esistenziali. Accogliere il figlio con l’adozione o mettersi al servizio della  vita più povera, fragile e marginale sono espressioni e attuazioni della chiamata di tutti gli sposi cristiani a servire la vita (cfr. Familiaris consortio n. 14 e n. 41;  Donum vitae II, 8). Con la grazia del Signore possiamo tutto: gli ostacoli possono trasformarsi in trampolini di lancio e i limiti dischiudersi a orizzonti nuovi e impensati.

Maurizio Faggioni

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