Risponde il teologo
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Prima della creazione esisteva il male?

Una domanda sulle origine del male. Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Prima di ogni creazione, spirituale e materiale, esisteva il male? O si è manifestato all’atto della ribellione degli Angeli, capeggiati da Lucifero?

Gian Gabriele Benedetti

Quello del male è un problema notevole. Prima di tutto dobbiamo chiederci che cosa s’intende con «male». E siccome male è ciò che è contrario al bene, sarebbe anche da chiarire che cosa s’intenda con «bene»: che cosa qualifica il bene tale da opporlo al male, e viceversa che cosa qualifica il male tale da opporlo al bene? Il lettore sembra che intenda con Dio il Bene assoluto che si oppone e rende inesistente il male: Dio è il bene, dunque se Dio esiste il male non può esserci. Invece c’è. Forse che non ci sia Dio? È l’obiezione che S.Tommaso stesso si fa nella «Summa», I,2,3. S.Agostino quando solleva il problema del male (cf. Confessioni VII,5) dice: consideriamo Dio, e pensiamo come Dio abbia creato il mondo nel bene (Gen. 1), e osserviamo con quanta attenzione lo circonda e lo riempie di se stesso: ma allora il male come ha potuto irrompere nel mondo quando vi è una sentinella com’è Dio stesso?

Essendo Dio l’opposto del male, giustamente il lettore ritiene che prima della creazione il male era assente, era niente. Com’è potuto comparire nel mondo? Se stiamo dietro ai manuali che trattano del male, essi ci dicono che il male è: privatio debiti boni = privazione del bene dovuto. Per me è una definizione minimale, che intende solo salvaguardare la sua non sussistenza. In altri termini, il male non è una cosa in sé, come lo è una mela o un cane, ma è una "privazione", una mancanza, per es. la privazione della vista è male, la privazione dell’udito è male. Ora non esiste la cecità o la sordità, ma con queste parole si vuol significare che vi è un uomo privato di una qualità che gli è dovuta: la vista o l’udito. Questa mancanza o privazione è il male, perciò è un non-essere che tuttavia c’è come privazione o mutilazione.

Secondo me il male non è solo privazione, ma è anche realtà positiva, è esso stesso un qualcosa di reale, perché il vero male è l’essere proibito. Infatti la sola privazione non spiega le azioni, gli atti, l’agire cattivi. Male è senz’altro, per es., privare un uomo della vita, ma il vero male sta nella causa, che è l’azione omicida di un soggetto che porta nell’esistenza un atto, l’omicidio, che è una realtà proibita.

Mi scuso di questa lungaggine, ma è per spiegare che il male si presenta non come semplice privazione, o mancanza di qualcosa di cui Agostino ne chiede ragione, e, considerando l’Onnipotenza divina, non la può trovare. Il male come giustamente dice il lettore non può che essere il frutto di un atto. Nel mondo, creato buono da Dio, solo un essere capace di andare contro Dio vi può portare ciò che è proibito: appunto il male.

Da qui emerge il volto vero del male: è l’essere contrario a Dio, sono quelle azioni e attività che Dio stesso non può fare, perché sarebbe come se il sole invece di emanare luce emanasse tenebre. E allora, chi può fare il male? Nella tradizione biblica: l’uomo e l’angelo. Ora che cosa sia successo tra gli Angeli e Dio, non ne sappiamo molto e neppure se la ribellione a Dio sia prima o dopo la creazione dell’uomo, dal momento che gli Angeli abitano un piano non-temporale. Possiamo però stabilire due modalità diverse di produrre il male. L’atto di Lucifero è un’opposizione diretta contro Dio. E il demonio diventa colui che per propria scelta si dispone a portare in essere tutto ciò che va contro Dio. E per questo non potrà mai essere salvato, perché lui stesso non vuole essere salvato, avendo scelto come sua esistenza la contrapposizione a Dio stesso.

Mentre il male che l’uomo porta in esistenza è una manipolazione del creato, è un’alterazione del senso buono che Dio ha dato alle cose. Per es. il muratore si costruisce un martello perché deve piantare un chiodo, e suo figlio lo usa per schiacciare il dito al fratellino. In questo caso il figlio non va direttamente contro il padre, ma altera e manipola uno strumento del padre fatto per altri scopi. L’uomo e la donna nel peccato originale fecero proprio così: alterarono e manipolarono le cose portandole ad assumere significati diversi da quelli dati loro dal Dio creatore. Per questo l’uomo può essere salvato, perché il male umano non è direttamente contro Dio, ma - come dice il serpente - è una maliziosa alterazione del significato delle cose e del mondo, ed è male in quanto tale manipolazione è proibita, perché contraria a Dio-Bene.

In sintesi il male, se non vi fossero entità libere (Angeli, uomini) capaci di autodeterminazione del senso della propria esistenza, non sarebbe potuto entrare nel creato. Ma in ragione della libertà degli angeli e degli uomini, esseri questi che hanno «diritto» di autodeterminare il senso di se stessi, ciò che va contro Dio può essere fatto. E questo è il male: quell’essere proibito, che si realizza nell’agire e negli atti angelici e umani, che è una concreta e positiva realtà, ma contraria all’Essere di Dio. Dunque il bene è l’essere di Dio; il male è l’essere contrario a Dio. In quanto contrario a Dio, di per sé, è «nulla» ed è inesistente, ma diventa realtà quando il demonio e gli uomini decidono di portarlo in esistenza, come attività contraria a Dio.

Fonte: Sir
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