Risponde il teologo
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Quali sono le differenze tra cattolici e ortodossi?

Una domanda di grande attualità in questi giorni che hanno visto Papa Francesco incontrare  il Patriarca Cirillo. Risponde mons. Basilio Petrà, docente di Teologia morale presso la Facoltà teologica dell'Italia centrale e grande esperto del mondo ortodosso.

Percorsi: Ecumenismo - Ortodossi
Una celebrazione ortodossa in Ucraina (Foto Sir)

Quali sono le principali differenze tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa? Perché non è possibile avere, almeno tra Ortodossi e Cattolici, l’unità dei Cristiani nel nome di Gesù Cristo, che ci ha insegnato a seguire carità, amore, fratellanza?

Gian Gabriele Benedetti

Molti cattolici si pongono questa domanda, giacché hanno la sensazione che ci sia già una certa unità tra ortodossi e cattolici. In effetti, vediamo spesso presenti nelle nostre chiese sacerdoti e vescovi ortodossi, specie per le grandi feste; frequenti sono gli incontri fraterni del papa con i patriarchi e le varie delegazioni ortodosse. Quel che più conta, noi riconosciamo i sacramenti degli ortodossi e li ammettiamo ai nostri, dandosi le circostanze previste dal diritto.
Si faccia tuttavia attenzione: noi li ammettiamo ai nostri sacramenti e riconosciamo i loro. Non accade però l’inverso:  gli ortodossi non ammettono i cattolici ai loro sacramenti né riconoscono la validità sostanziale dei nostri sacramenti. Per loro, infatti, nel corso dei secoli la chiesa cattolica si è allontanata dalla verità della fede.

All’inizio del primo millennio, vi era comunione tra  Oriente e Occidente. Da allora lentamente si è compiuta un’estraneazione progressiva tra l’Occidente latino e l’Oriente greco (ortodosso), che ha trovato un’evidenza chiara nel 1054, quando il card. Umberto di Silvacandida e il patriarca costantinopolitano Michele Cerulario si scomunicarono a vicenda. Solo dopo circa 900 anni (7 dicembre 1965) queste scomuniche sono state simbolicamente abrogate.  
L’estraneazione ha preso via via carne in numerose differenze teologiche, ecclesiologiche, canoniche e disciplinari.

Storicamente, le più note di queste differenze sono quelle del Filioque (ovvero l’inserimento delle parole «e dal Figlio» nel Credo là dove si parla della processione dello Spirito Santo; per gli ortodossi va in ogni caso contro i canoni conciliari), del primato gerarchico del Romano Pontefice (per gli ortodossi il primo dei patriarchi ha un primato d’onore e al massimo di iniziativa/rappresentanza), della condizione delle anime nel tempo intermedio (gli ortodossi non condividono l’idea cattolica del Purgatorio), del divorzio (gli ortodossi lo accettano per il motivo di adulterio, sulla base d Mt 19,9; 5,32, e per altri gravi motivi, per condiscendenza pastorale o economia), del celibato ecclesiastico (gli ortodossi non condividono l’obbligo del celibato per i presbiteri, mentre lo esigono dai vescovi), dei dogmi mariani (gli ortodossi non accettano il dogma dell’Immacolata Concezione e non condividono la formulazione di quello dell’Assunzione al cielo). Queste e altre differenze (che non posso qui ricordare) sono serie e possono spiegare la difficoltà di costruire l’unione.

Tuttavia, l’ostacolo forse maggiore è dovuto al fatto che per gli ortodossi i confini dell’azione certa dello Spirito coincidono con i confini canonici della loro Chiesa: fuori di tali confini non c’è certezza dell’azione dello Spirito. Ciò significa che i sacramenti di coloro che non hanno la fede ortodossa non possono essere detti in sé validi, né andrebbero chiamate chiese le loro comunità.

Tutto questo riguarda il passato, anche molto prossimo. Il presente offre tuttavia motivi di speranza per il futuro. Le differenze dottrinali stanno diventando talvolta meno aspre e si è più disposti a pensare ad esse come modi diversi di dire la stessa esperienza di fede. Inoltre, in ambito cattolico il primato del papa tende a mostrarsi sempre più come un primato di carità che non come uno stretto primato istituzionale e matura la visione sinodale della Chiesa; tra gli ortodossi, poi, constatiamo il crescere di un desiderio di primato (come dice qualche ortodosso) specie per i problemi sempre più acuti posti dal carattere nazionale delle chiese ortodosse e c’è la fondata speranza che il prossimo Sinodo panortodosso (si terrà quest’anno a Creta, dal 16 al 27 giugno) possa aprire la via per riconoscere una qualche ecclesialità anche alle comunità non ortodosse.

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