Risponde il teologo
stampa

Spesso la prima Comunione rischia di essere anche... l’ultima

La prima Comunione è una cerimonia ancora molto sentita nelle nostre parrocchie. Spesso però i bambini non hanno un seguito di pratica religiosa. Non sarebbe meglio posticipare questo momento, chiede un lettore. Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla facoltà teologica dell'Italia centrale.

Percorsi: Giovani - Sacramenti
Prima Comunione in una parrocchia

Nella mia parrocchia ci sono state da poco le prime comunioni. Ho provato un po’ di tristezza a pensare  che di tutti quei bambini, in pochissimi continueranno a fare la comunione: per molti di loro resterà un vago ricordo di una cosa legata all’infanzia. Mi chiedo: non sarebbe meglio dare la prima Comunione più avanti, a persone più consapevoli e capaci di rendersi conto di quello che fanno?

Lettera firmata

La domanda del lettore mette in campo più questioni di quella esplicita alla quale fa riferimento.

Da una parte, l’ipotesi offerta di un rinvio nell’età della prima comunione viene legata ad una maggiore consapevolezza nell’avvicinarsi al sacramento dell’Eucaristia. D’altra parte, il cruccio da cui è nata la domanda risiede sull’abbandono da parte di molti nei confronti della stessa partecipazione domenicale all’Eucaristia. Occorre ricordare, prima di tutto, che una maggiore consapevolezza nei gesti della fede certamente aiuta ma non è una sicurezza di fedeltà alla vita sacramentale. Proviamo, allora, a riorganizzare il discorso per rispondere nel miglior modo possibile al quesito del lettore.

Al fondamento di tutto vi è il duplice approccio alla vita sacramentale. Nella grande Tradizione della Chiesa vi è la consapevolezza di una preparazione previa ai sacramenti, seguita da un approfondimento del dono ricevuto e vissuto. Il paradigma più limpido è il processo dell’Iniziazione cristiana di un adulto, al quale, una volta pervenuto alla fede nel Signore Gesù, morto e risorto per gli uomini, la Chiesa propone il cammino del catecumenato prima di ricevere i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia. In seguito a questa unica celebrazione la Chiesa conduce per mano il neofita ad una prima consapevolezza del dono ricevuto: dall’antichità si chiamano istruzioni mistagogiche, cioè di introduzione al «mistero» ricevuto, i tre riti che uniscono per la prima volta al mistero pasquale di Cristo.

Tuttavia, la grandezza dei doni sacramentali di Dio è tale da lasciare sempre spazio ad un’azione della grazia che prescinde dalla nostra comprensione. Il paradigma principale di questo aspetto è l’antichissimo uso di battezzare i bambini sulla richiesta dei loro genitori. Il bambino non è certamente consapevole di quanto riceve, eppure il suo Battesimo ha il medesimo valore di quando viene ricevuto da un adulto che consapevolmente aderisce alla fede. Non spetta in questa sede riflettere su quale prassi sia più adeguata o corrispondete ai nostri tempo. Gli esempi proposti servono solo per inquadrare il problema che sta a cuore al lettore: qual è l’età migliore per ricevere per la prima volta il sacramento dell’Eucaristia?

La primitiva prassi della Chiesa, a tutt’oggi in uso presso le Chiese di rito orientale, prevedeva che i tre sacramenti dell’Iniziazione cristiana fossero celebrati in un unico rito, tanto che difficilmente si potrebbe pensare ad una loro distinzione in quel contesto storico e liturgico: attraverso un unico rito, quello del «santo Battesimo» la persona viene inserita in Cristo, riceve il dono del suo Spirito e partecipa della sua vita nutrendosi del suo Corpo e Sangue. Motivazioni storiche hanno portato nella Chiesa latina a separare i riti facendo entrare in gioco l’età migliore per ricevere i singoli sacramenti. Assodato che il Battesimo si dà appena possibile, la Confermazione e l’Eucaristia vengono rinviate ad una età adeguata, che un po’ empiricamente verrà indicata come «età della discrezione».

Per la Confermazione si mantenne l’idea di non rinviare troppo il dono dello Spirito e fino a poco tempo fa rimase verso i sette anni. Per l’Eucaristia l’età era rinviata a quando i bambini fossero capaci di distinguere il pane ordinario da quello eucaristico e fossero capaci di mantenere un adeguato comportamento durante la celebrazione della Messa. L’età fissata era quindi quella dai dieci ai tredici, quattordici anni. Nel 1910 con il decreto Quam singulari la Sacra Congregazione dei Sacramenti abbassa l’età della discrezione per ricevere la prima comunione a sette anni.

Da allora per preparare meglio i bambini si sono sviluppati vari percorsi di catechismo e l’età consueta, almeno in Italia, è verso i dieci anni. L’esame storico condotto fin qua può non aver soddisfatto del tutto il lettore, ma offre una risposta che va oltre la domanda. Il vero problema non è l’età in cui si riceve la prima comunione, ma il cammino di appartenenza ecclesiale che viene offerto ai bambini e alle loro famiglie. Non si sarà mai del tutto consapevoli della grandezza del dono dell’Eucaristia e la sua grazia singolare nutre la nostra vita, ne rafforza i passi lungo il cammino della vita. L’abbandono della vita sacramentale resta sempre una possibilità dell’uomo che Dio ha voluto libero anche davanti ai suoi doni. La fatica e la missione della comunità ecclesiale dovrebbero essere dirette a suscitare una fede incarnata nella vita e capace di restare fedele alle promesse fatte. Lungo i secoli la Chiesa ha sempre cercato vie per mantenersi fedele alla missione affidatale da Dio e all’uomo nel suo contesto storico. Certamente lo Spirito continuerà ad aiutarci in questo cammino, nutriti sempre dal pane di vita, piccoli e adulti, forti e deboli.

Valerio Mauro

Spesso la prima Comunione rischia di essere anche... l’ultima
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Avatar
Orazio Vettorato 07/08/2017 08:09
Essere cristiani
Buongiorno a tutti, grazie per la possibilità di condividere questo tema così importante,
Ho vissuto personalmente questo problema, condivido l'amarezza per vedere tanti giovani lasciare la chiesa, purtroppo questo avviene in tutte le chiese cristiane, posso dire di aver risolto il problema, certamente si, almeno in parte, per quello che dipende da me, questo problema mi dava angoscia, cercavo una soluzione, capivo che dovevo fare qualcosa ma non capivo cosa, pensavo a quei testi che dicono "chi cerca trova, chiedi e ti sarà dato, sarà aperto a chi bussa, ho pensato che se c'è un Dio, perché non doveva rispondermi, dopotutto io volevo solo fare la sua volontà, volevo essere certo dei valori che davo ai miei figli, alla mia famiglia, certo che il mio cammino in ambito cattolico fosse giusto. Un giorno mi sono inginocchiato in camera mia e ho chiesto al Signore di darmi la certezza della salvezza, del cammino che stavo facendo mettendo tutto nelle sue mani. Mi sembrava impossibile che il Dio che ha creato l'universo mi rispondesse e forse non mi aspettavo veramente una risposta, ma Dio ha apprezzato la mia sincerità. Le parole di un mio amico che stava studiando la Bibbia, leggendomi Matteo 24 "lo sai che Gesù deve tornare" mi hanno cambiato la vita, la Parola di Dio mi è stata rivelata, Dio ha aperto la mia mente alle scritture e ho capito la loro importanza per la nostra vita.
Ho capito che lo Spirito Santo mi ha guidato, ho capito che Dio esiste veramente e mi sono trovato con le lacrime agli occhi pensando a come è trattato oggi.
Ora riconosco come autorità suprema la Parola di Dio.
Come genitori siamo i primi ad educare i nostri figli e siamo responsabili davanti a Dio di cosa gli diamo, certamente si faranno le loro esperienze ma se abbiamo manifestato amore verso di loro, se gli abbiamo fatto conoscere Gesù, come è nelle scritture, se li affidiamo a Dio ogni giorno in preghiera, saremo certi che farà tutto il possibile per il loro ritorno.
La scrittura mette in evidenza le caratteristiche che deve avere una chiesa cristiana, ogni chiesa ti dà quello che ha, può fare tanti riti ma nessuna ti può dare lo Spirito Santo, questo è dono di Dio, tramite la. grazia, salvezza per sola fede, le nostre opere saranno una manifestazione del nostro amore verso Dio, della nostra gratitudine, segno che apparteniamo a lui, che siamo una nuova creatura. Se amiamo nostri figli non deleghiamo altre persone a educarli senza controllare cosa gli insegnano, se riteniamo che la salvezza sia una cosa seria leggiamo la Bibbia e preghiamo il Signore che ci guidi in questo cammino verso di lui, ma con la gioia nel cuore nel sapere di essere amati da lui e di avere un posto preparato per noi.
Dalla Parola di Dio: Luca 11:13: Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono.
Sono aperto al dialogo, non giudico nessuno ma vorrei tanto che quel Gesù che ha dato la vita per me fosse fatto conoscere non come un pacco ben confezionato ma con la sua potenza.
il mio indirizzo mail può essere visibile e finché sarà possibile sempre con rispetto continuerò a scrivere non il mio parere ma quello della Parola di Dio, perché questa è la nostra vita, la nostra gioia, la nostra salvezza!!!
Un forte abbraccio a tutti, con affetto, Orazio

Totale 1 commenti

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento