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È nato e cresciuto a Pisa, ma qualche mese fa è stato incoronato «The Voice of Albania», avendo vinto la versione albanese del talent. È Aslaidon Zaimaj, 23 anni a dicembre, che proprio a dicembre salirà per la prima volta sul palco del prestigioso Festival i Këngës a Tirana per vincere il biglietto per l’Eurovision 2016 di Stoccolma. Lo abbiamo incontrato negli studi di Radio Incontro Pisa e ci ha raccontato qualcosa della sua carriera e delle sue aspettative.

Il suo motto: «È difficile, però è facile». Vale per il suo passato di lotta alla mafia, come per il suo presente, diviso tra il lavoro nel Nucleo operativo ecologico e la solidarietà concreta nella tenuta della Mistica (via Prenestina). «Stiamo inaugurando due docce dove i poveri possono lavarsi, una cucina per offrire loro, gratuitamente, i pasti e una lavatrice con asciugatrice per i panni»

Parlare di Padre Pio in Toscana vuol dire anche ricordare la figura di un piccolo grande uomo che gli è stato accanto per molti anni e che, assieme a lui, è stato promotore della Casa Sollievo della Sofferenza: Guglielmo Sanguinetti, medico nato nel 1894, è stato protagonista di una commemorazione, durante il raduno regionale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio, che ha dato evidenza di tutta la sua importanza.

Il suo primo incarico a Marina di Grosseto: ci andò con una bicicletta a noleggio. Poi a Giuncarico, tra le famiglie dei minatori. Quindi a Grosseto, parroco del Duomo nel periodo dell'Alluvione del '66. Oggi, a 88 anni, monsignor Cecioni è ancora coriaceo e santamente testardo come solo sanno esserlo i maremmani.

Una è la vedova dell’appuntato Antonio Santarelli, ridotto in fin di vita ad un posto di blocco e morto dopo un anno di coma nel 2012. L’altra è la mamma di Matteo, il giovane aggressore, che per quella morte sta scontando 20 anni in una comunità di don Mazzi. Insieme hanno dato vita all’associazione «AmiCainoAbele».

Sabato 19 luglio cade il centenario della nascita di un esponente della Resistenza con una vicenda particolare e significativa alle spalle, che impose regole atte a contenere al massimo gli spargimenti di sangue. Anche dopo la Liberazione, lasciato l’abito domenicano, s’impegnò per la sua terra dapprima come prefetto, poi come direttore dell’Ente Provinciale del Turismo.