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Veloce Gagliardi: l’artista della bicicletta con il destino scritto nel nome

Domenica 2 agosto è morto uno dei biciclettai storici di San Giovanni Valdarno, un maestro del pedale a cui si rivolgevano molti ciclisti professionisti e non solo. Con lui se n’è andato un mito del secondo Novecento, un artigiano insuperabile nel metterti in sella, riferimento per campioni del ciclismo come Gianni Motta, Adorni, Mealli, Francesco Moser.

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Veloce Gagliardi con le sue biciclette

San Giovanni Paolo II disse in una impegnativa frase che celebrava i Popoli della Toscana: «Cosa sarebbe il mondo senza la Toscana?». Evidentemente si riferiva ai numerosi Mistici, ai Santi, ai celebrati Artisti, agli inventori, agli scienziati al genio della lingua del Popolo che fermenta e sorregge ed impasta l’italiano: Dante, infine, colui che per fermo è nato in Paradiso. Antiche genti vissute nel gramo borgo o nella splendida Città fiorita, capaci di beffe e di sarcastiche battute che spellerebbero il vento a l’uragano. Vivaci e arguti, canzonatorii alquanto di se medesimi e del prossimo. Uomini imprevedibili, umorali, bastian-contrari, agilissimi nel pensiero e rapidi ad agire, fumini ed equilibrati. Così diversi e spesso fieramente antagonisti tra loro, capaci di eroismo nell’Arte e nella Fede, una di queste sue figlie è Dottore della Chiesa, Santa Caterina da Siena, altri si chiamano Cimabue, Giotto. Duccio, Giovanni Pisano, Masaccio, Piero, Donato, Brunelleschi, Leonardo, Michelangelo e via cantando.

Eppure il genio di un Popolo non si misura solo dai figli meglio riusciti che sono dei fuoriclasse, ma dalla frequenza e dall’intensità con cui questo medesimo genio si manifesta in tutte le discipline del sapere, delle arti e dei mestieri. Proprio i mestieri contano, perché senza la costante applicazione delle mani e della testa il genio non nasce. Inutile arrampicarsi alla gran macchina dal cervello elettronico, ora che gli specchi sono finiti! Bisogna ripartire dai Maestri e dalle botteghe, altrimenti il Popolo si spenge in replicanti e consumatori che riciclano il nulla pur di sopravvivere.

Dunque se Leonardo ha inventato la bicicletta nel poggio di Vinci, è logico che Bartali da Ponte a Ema conquisti le montagne. Però le biciclette bisognava pur costruirle, a mano, come gioielli preziosi, come ragionatissime architetture che fendono l’asfalto liquido e lo strato di nève sullo Stelvio. Provetti Maestri prencipiano allora, all’inizio del secolo, la tradizione col primo giro ciclistico d’Italia nel 1954. Da allora è stata una corsa nella corsa ad inventare il meglio del meglio per perfezionare questo sublime violino: la bicicletta. Uno questi ispirati Maestri del pedale che hanno costruito, anzi accordato i suoni per rendere armonioso e perfetto ciò che era pura tecnica ed efficienza, si chiama Veloce Gagliardi (1935-2015) da San Giovanni Valdarno. Ho avuto il privilegio di vederlo lavorare su una bicicletta da corsa costruita su misura per me quando ero corridore della locale squadra ciclistica della Marzocco. Pareva un direttore d’orchestra che a chius’occhi trova le note fluttuanti nell’aria e le compone come per incanto. La sua magia consisteva d’essere nato in bottega e messo in fasce in una cesta accanto alle biciclette che il babbo Ezio Gagliardi costruiva per il Popolo di San Giovanni e per i campioni di allora.

Questo sottile incanto si è spezzato per sempre. Domenica 2 agosto è morto Veloce Gagliardi, uno dei più grandi meccanici del ciclismo contemporaneo dei professionisti e dei migliori dilettanti. Già nel nome portava un destino. Sembrava il suo nome un inno al progresso che i futuristi celebravano con ben altra velocità che quella della bicicletta. Con Veloce se n’è andato un mito del secondo Novecento, un vero artista, insuperabile nel metterti in sella. Da lui andavano i campioni del ciclismo: Gianni Motta, Vittorio Adorni, Bruno Mealli, Francesco Moser e tanti, tanti altri che ora è impossibile elencare. Uno dei suoi ragazzi più promettenti, Enzo Ragnini – classe 1951 – vinse con una bicicletta Gavel (Gagliardi Veloce) i Campionati Italiani Esordienti a Polignano a Mare, Bari, nel 1968.

Questa figura di giocoliere, di mago della meccanica, di toscano verace, aveva il dono di una sicurezza e di una intelligenza tecnica impressionante. Nel suo lavoro, era di una sveltezza incomparabile e di un’abilità di pensiero quasi filosofica. Veloce Gagliardi incarnava quel genio popolare e schietto che si inserisce di diritto tra l’inventore della bicicletta, Leonardo e Bartali. La sua fierezza e aristocrazia, quella del Popolo non gli consentivano di accettare compromessi di nessun tipo. Libero come l’aria, estroso, socievole ma anche solitario artefice dei suoi manufatti. Veloce ha rifiutato sistematicamente offerte di grandi squadre di professionisti per salvaguardare la sua libertà ed il suo ingegno, perché era refrattario, come ogni vero Artista, al denaro e agli onori conquistati perdendo quella sovrana bellezza dell’intuizione e del profumo della sua bottega: vero centro vitale della cultura umana e sportiva di mezza Italia. Il suo cenacolo era fatto di corridori e di Popolo minuto.

Lui teneva tutti in fila con la sua chiara intelligenza, con l’ironia e con l’estro di un poeta. Fantasioso e gran lavoratore, umile e fiero, un poco appartato e consapevole della sua grandezza. Aveva fatto del nascondimento un suo stile di vita, ma non si prendeva troppo sul serio, perché i suoi pensieri erano rivolti a quell’inconoscibile che forse nel segreto lo tormentava e lo esaltava. Ora che ha varcato le Sacre Porte, ora che ha tagliato il traguardo ci sorride benevolo e ci dice: «ma quanto siete bischeri ad affannarvi in questo modo!».

Tirava sempre all’essenziale. Sappiamo per certo che gli Angeli non vanno in bicicletta e dunque in Paradiso non c’è lavoro per il caro Veloce, ma ci saranno i Campioni a cui non ha potuto riparare o costruire la bicicletta. Lo accoglieranno con meravigliose feste per un Giro ciclistico del Paradiso dove il frusciare tipico dei raggi, delle catene, del cambio, dei tubolari saranno questi i suoni della divina musica per i suoi orecchi.

Intenderà con sottile meraviglia come sincronizzare con la sua mano fatata questo novissimo compito dell’Anima.

Quella di Veloce Gagliardi è la vicenda di un uomo schietto e leale, superiore, che ha onorato l’Italia e la sua adorata famiglia e tutti noi che lo abbiamo avuto come Maestro di vita, allegro, arguto e solitario interprete di uno spartito musicale che solo lui aveva composto.

Grazie di cuore, Veloce!

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