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Gli animi con cui affrontare un mese di calcio europeo

Si comincia. Un mese di partite, e il 10 luglio sapremo chi avrà vinto il Campionato europeo di calcio. Ci saranno anche gli inglesi per i quali l’Europa del calcio è l’unica a cui sicuramente dire di sì. Ci sarà anche la Turchia per la quale quella del calcio è l’unica Europa che non dice loro di no. Con quale animo affrontare l’evento?

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Il logo degli europei di calcio 2016

Animo patriottico. Vince l’Italia. Il nostro centrocampo falcidiato dagli infortuni è all’altezza, forse, di quello del Lussemburgo? Difesa granitica e contropiede, un golletto in mischia, un calcio da fermo, una botta di fortuna. Vinceremo. Non è vero che Conte pensa già al Chelsea che l’ha convinto garantendogli ciò che neanche il Real Madrid ha voluto mettere nel contratto, il tagliando semestrale alla capigliatura. Vinceremo pur essendo i più scarsi, come la Danimarca nel 1992 e la Grecia nel 2004. A Parigi, come al Mondiale del 1938!

Con il cuore. Vince l’Albania, la più piccola e debole, la banda di esuli, emigrati, sbandati e pedatori di fortuna assemblata dal veneto Gianni De Biasi, esule anch’egli perché in Italia nessuno gli voleva dare una squadra, allora lui è partito con la sua valigia di cartone imbarcandosi su un cargo pakistano a Brindisi alla volta di Valona e… Il cuore a volte induce a esagerare.

Spirito sindacale. Boicottiamo gli Europei! Solidarietà ai lavoratori transalpini, uniti nella lotta contro Renzi, ops, Hollande.

Con la fredda ragione. Finale Francia-Germania. E vince la Germania, come sempre.

Spirito agnostico. Basta! Ancora lì a rincretinirvi dietro undici ragazzoni in mutande che rincorrono una palla, alla vostra età. Ma vergognatevi!

L’incipit di Fabio Caressa (Sky). «In difesa come Orazio Coclite lo sguercio, solo sul Ponte Sublicio contro le soverchianti forze etrusche. In attacco come Alessandro il Grande a Isso contro le brulicanti truppe di Dario III. Duri e spietati come Carlo Martello a Poiters contro l’invasore saraceno al-Ghafiqi. Disposti all’estremo sacrificio come Pietro Micca a Casale. Oggi si fa la storia, e la storia diventa leggenda». Però potrebbe aggiungere qualcosina all’ultimo momento (il ragazzo ha studiato al Classico).

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