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Mondiali ciclismo, Pancani: «Lo spettacolo più bello di sempre»

Prime gare, grande spettacolo: i mondiali di ciclismo a Firenze sono partiti nel modo migliore. Sabato agli atleti era arrivato anche un «tweet» dell’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori: «Un augurio ai ciclisti sulle strade di Toscana e di Firenze: percorrere veloci la bellezza per farne messaggio di speranza per il mondo». 

Percorsi: Firenze - Sport - Toscana
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Mondiali ciclismo, Pancani: «Lo spettacolo più bello di sempre»

Dopo la bella giornata di domenica, con la cronometro a squadre, questa mattina la «prova di fuoco» del traffico cittadino è stata superata, molti fiorentini evidentemente hanno accolto l’invito a non spostarsi o a usare mezzi alternativi. In centro, i turisti hanno apprezzato il colpo d’occhio dei ciclisti (stamani toccava alle donne juoniores) che transitavano davanti al Duomo.

Francesco Pancani è la voce ufficiale del ciclismo italiano: ha alle spalle 15 giri d’Italia, 11 seguiti in strada, sulla moto, e gli ultimi 4 da telecronista Rai. Per la Rai ha seguito anche 5 mondiali: questo di Firenze, però, ha un sapore tutto particolare. «L’emozione di un mondiale che passa dalle mie strade è enorme. E da fiorentino sono orgoglioso di vedere questo incredibile abbinamento tra la bellezza del paesaggio, la bellezza artistica e la bellezza di un evento sportivo così importante. Una cosa che solo qui, a Firenze e in Toscana, poteva succedere».

I fiorentini temevano molto i disagi per la viabilità e il traffico, per ora però sta andando tutto bene. Da fuori Firenze, con quali occhi si guarda a questi mondiali?

«C’è un interesse di cui forse non ci rendiamo conto. Perché il mondiale di ciclismo ha un richiamo enorme: ci sono paesi, la Francia, il Belgio, l’Olanda, ma anche l’Australia o gli Stati Uniti, in cui è uno degli eventi sportivi più attesi e seguiti. C’è una cultura sportiva diversa dalla nostra, che dà al ciclismo molta più importanza: basta pensare al fatto che da noi il passaggio del Giro d’Italia è considerato spesso come un fastidio, in Francia invece i comuni si scannano per avere non dico un arrivo di tappa, ma semplicemente il passaggio della corsa, lo considerano un vanto. A Firenze i disagi ci sono, non c’è dubbio, però è stato fatto anche un grande sforzo organizzativo».

Dopo le cronometro, le gare juniores, quelle femminili, domenica c’è la corsa più attesa, quella che assegna il titolo di campione del mondo su strada. Che tipo di gara prevedi?

«Anche dal punto di vista sportivo è stato disegnato un circuito molto bello, appassionante, incerto. I percorsi degli ultimi anni facevano tutti prevedere arrivi in volata: questo invece è difficilissimo da interpretare tatticamente, con i suoi strappi, le salite, le discese. Sarà una bella corsa, da tutti i punti di vista».

La «cornice» offerta da Firenze e dalla Toscana offre un motivo di interesse ulteriore rispetto ad altre edizioni?

«Non c’è dubbio: le tv di tutto il mondo si stanno gustando il colpo d’occhio incredibile di certi passaggi. E anch’io ho i brividi se penso a quello che succederà domenica, al gruppo dei più forti che passa davanti al Duomo. La salita di Fiesole poi resterà nella storia del ciclismo. Secondo i calcoli ci sono, per la gara di domenica, 4 miliardi di spettatori potenziali: una vetrina  eccezionale!».

A parte l’asfaltatura delle strade e le piste ciclabili, cosa resterà di questi mondiali?

«Chi non segue il ciclismo non si rende conto del seguito che può avere un evento di questo tipo. Le strade toscane, fiorentine, sono già piene di ciclisti amatoriali venuti apposta da tutto il mondo per fare lo stesso percorso dei campioni. Dopo domenica, ci sarà gente che segnerà il tempo fatto dal vincitore sulla salita di Fiesole e proverà a rifarla cronometrando il proprio risultato. Tenendo conto che qui durante il percorso in bici si può scendere e visitare il Duomo o gli Uffizi: una cosa del genere non era mai stata fatta. Certo, bisognerà saper sfruttare dal punto di vista turistico questa fonte ulteriore di attrazione sulla città».

Rispetto ai mondiali che hai avuto modo di seguire, questi sono i più belli?

«Certamente, e non lo dico solo per campanilismo. I percorsi di Melbourne o di Copenaghen erano in luoghi anonimi, paesaggisticamente poco attraenti, lontano dalla città. Il percorso in Olanda era un po’ più interessante ma non certo bello come questo».

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