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Paralimpiadi, l'Italia vuol far meglio che a Londra

Il gruppo azzurro, che non avrà rappresentanti nei tornei a squadre, cercherà di migliorare il risultato di Londra 2012 quando arrivarono ben 28 medaglie, tra cui 9 ori, 8 argenti e 11 bronzi. La collaborazione tra il Comitato paralimpico italiano, la Santa Sede e la Diocesi di Rio.

Paralimpiadi (Foto Sir)

Archiviate le Olimpiadi, a Rio de Janeiro fervono i preparativi per le Paralimpiadi, i Giochi che avranno come protagonisti gli atleti disabili. La manifestazione, in programma dal 7 al 18 settembre, vedrà oltre 4.300 atleti provenienti da 176 Paesi del mondo affrontarsi in 23 discipline sportive, alle quali si sono aggiunte per la prima volta anche Canoa e Triatlon. Proprio come accaduto per le Olimpiadi, anche stavolta non sono mancate le polemiche, legate soprattutto alla mancanza di fondi.

Se fino a pochi giorni fa c'era il forte rischio che la manifestazione saltasse a causa della scarsità dei finanziamenti, adesso c'è da fronteggiare il problema delle migliaia di biglietti invenduti: l’88 per cento dei tagliandi è ancora disponibile e la sensazione è che difficilmente si registrerà il boom dell'edizione londinese di quattro anni fa, quando stadi e palazzetti erano quasi sempre esauriti.

Come se non bastasse, sono arrivati puntuali anche gli scandali legati al doping che tanto avevano scosso la vigilia delle Olimpiadi. Ne ha fatto le spese la Russia che, a differenza dei Giochi olimpici, stavolta è stata sbattuta fuori in maniera definitiva. Il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna (Tas) ha infatti ufficializzato all'unanimità l'esclusione del Comitato paralimpico russo, colpevole di aver violato più volte le norme del codice antidoping.

Ma oltre a scatenare le dure reazioni del premier russo Dmitri Medvedev, la decisione del Tas ha fatto sì che i 267 posti lasciati liberi dalla Russia fossero ridistribuiti tra gli atleti delle altre nazioni, ripescando tra coloro che avevano solo sfiorato la qualificazione ai Giochi senza ottenerla. Ottima notizia per l’Italia, dunque, dato che ai 96 atleti in partenza per Rio si sono così aggiunti quattro nuovi posti, portando il totale degli atleti a quota cento. Il gruppo azzurro, che non avrà rappresentanti nei tornei a squadre dopo aver fallito la qualificazione nelle discipline come il basket in carrozzina e il sitting volley, cercherà di migliorare il risultato di Londra 2012 quando arrivarono ben 28 medaglie, tra cui 9 ori, 8 argenti e 11 bronzi.

La portabandiera della nazionale italiana sarà la velocista bergamasca Martina Caironi, medaglia d’oro nei 100 metri alle Olimpiadi di Londra 2012 che corre con le protesi artificiali dopo aver perso la gamba in un incidente d'auto.

Ma molte delle speranze di vittoria sono riposte anche su Beatrice Vio, super favorita nel fioretto, che a 19 anni ha alle spalle, oltre a un palmares invidiabile, anche una storia particolare. Colpita a 11 anni da una meningite fulminante che l'ha costretta a subire l'amputazione di braccia e gambe, Beatrice ha trovato nello scherma una ragione di vita, diventando pluricampionessa italiana ed europea. Nel 2009, insieme con la sua famiglia, ha fondato l'associazione Art4sport, che attraverso lo sport dà sostegno all'integrazione sociale di tutti quei bambini che hanno subìto amputazioni.

Oltre a lei, andranno a caccia di medaglie anche la campionessa e primatista mondiale del getto del peso Assunta Legnante, oppure Arjola Trimi e Federico Morlacchi nel nuoto, così come Eleonora Sarti nel tiro con l’arco e Federica Maspero nell'atletica leggera. Proprio Federica, che fa l'oncologa all’ospedale di Saronno e a 38 anni sta vivendo una nuova vita da atleta paralimpica, è una delle veterane della delegazione azzurra. Ma la stella più brillante non può che essere Alex Zanardi, vincitore di due ori nell'handbike a Londra 2012 e icona assoluta dello sport paralimpico. L'ex pilota automobilistico, scelto dal Comitato olimpico internazionale come testimonial dei Giochi, gareggerà in tre discipline: la cronometro sui 20,6 chilometri, la massacrante corsa in linea sui 72 chilometri e la staffetta. «Vado a Rio per divertirmi, le medaglie non sono un'ossessione», ha detto Zanardi prima di partire, riassumendo alla perfezione lo spirito essenziale dello sport.

Il giorno prima della cerimonia di apertura, infine, sarà inaugurata la «Casa Italia Paralimpica», ospitata per l'occasione all’interno della Paroquia Imaculada Concecao, storica chiesa di Rio de Janeiro che accoglierà i nostri atleti per tutta la durata dei Giochi.

Una scelta frutto della collaborazione tra il Comitato paralimpico italiano, la Santa Sede e la Diocesi di Rio, che farà di Casa Italia non solo la vetrina del nostro Paese, ma soprattutto un progetto di solidarietà che resterà aperto a ogni sportivo e a ogni fedele anche quando calerà il sipario su questi Giochi. «Lo sport - ha commentato il cardinal Gianfranco Ravasi nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto - è un linguaggio universale. E i Giochi paralimpici vengono chiamati così perché indicano qualcosa che è 'pari', allo stesso livello, ma anche diverso. Una bellezza differente, ma non inferiore».

Tre toscani pronti a distinguersi nella scherma, nel canottaggio e nell’equitazione

Cos’è un handicap e perché dopo le Olimpiadi si svolgono le Paralimpiadi. Non è sempre facile spiegare le motivazioni per cui un atleta diversamente abile può gareggiare in un contesto diverso rispetto a quello in cui si sono svolti i Giochi Olimpici. L’Italia avrà, ancora una volta, una nutrita truppa di atleti. La Toscana schiererà il senese Matteo Betti nella scherma, il fiorentino Fabrizio Caselli nel canottaggio e Sara Morganti da Castelnuovo di Garfagnana nell’equitazione. La Morganti, classe 1976, è un’amazzone paralimpica di dressage. A 19 anni le hanno diagnosticato la sclerosi multipla e la sua prima reazione è stata quella di abbandonare l’agonismo, ma non la sua passione, quella per i cavalli. Dopo aver scoperto un centro di preparazione per l’equitazione paralimpica è tornata in sella e, dal 2009 a oggi, è sempre lei a primeggiare nei campionati assoluti italiani. A Rio spera di lasciare il segno.

Matteo Betti ha iniziato a tirare di scherma in carrozzina nel 2005. Disabile per un’emiparesi dovuta a un’emorragia cerebrale alla nascita Matteo, che ha iniziato con la scherma quando aveva solo 5 anni, ha lottato molto per qualificarsi alle Paralimpiadi anche perché il numero di partecipanti è diminuito da 15 a 12. Ce l’ha fatta e ora sogna il podio.

Da vetraio a campione di canottaggio, infine, Fabrizio Caselli che si è avvicinato al mondo dei remi dopo essere stato anche campione di handbike. Su di lui è stato realizzato anche un film documentario dove si racconta la storia di un uomo che, in conseguenza di un trauma, si è trovato a vivere una vita completamente diversa da quella che avrebbe mai immaginato.

Simone Spadaro

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