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Sport toscano, un anno di successi

Calcio, in serie A la Toscana detta leggedi Gianluca della Maggiore Benvenuti nella terra dei derby. Quest’anno per la Toscana calcistica è record a tutti gli effetti e, per dirla con l’ironia del bomber livornese Cristiano Lucarelli, sarà l’anno delle trasferte «in motorino». Se nel campionato 2004 era stato infatti eguagliato il record di tre squadre in serie A (è già successo quattro volte, l’ultima nel campionato 1987-88 con Fiorentina, Empoli e Pisa) quattro squadre in prima serie è una novità assoluta.Sarà dunque l’annata dei campanili, degli sfottò tra cugini, della sfida allo striscione più sferzante, e sarà l’anno della piccola provincia che, dal mare alla collina, coi suoi spiccioli cercherà per il secondo anno consecutivo di superare il blasonato capoluogo e i suoi milioni. Ma sarà anche, c’è da scommetterci, una gran cuccagna ai botteghini per la gioia dei presidenti, visto che un derby è un irresistibile richiamo anche per il tifoso da salotto.Fiorentina, Livorno, Siena ed Empoli dunque. In un fazzoletto di centosessanta chilometri – che qualcuno ha già ribattezzato il «GranduCalcio di Toscana» – troviamo un quinto dei partecipanti dell’intero campionato. Una vera impresa se pensiamo alla recente travagliata storia della Fiorentina, o ai «secoli bui» del calcio labronico e senese. «Quattro squadre in serie A rappresentano un motivo d’orgoglio, ma soprattutto un traino anche per altre discipline e un buon biglietto da visita per la regione – ha dichiarato recentemente l’assessore regionale Mariella Zoppi –. In Toscana lo sport è da molti anni in crescita, a tutti i livelli, spinto da realtà associative che coinvolgono tantissime persone. E il calcio è solo la punta dell’iceberg, alle sue spalle c’e’ un’intera regione in movimento».Lo sport in regione è davvero in trend ascendente, ai vertici nel calcio ma anche nel basket: con il Monte Paschi Siena vincitore dello scudetto nel 2004 e terzo nel 2005 e il Basket Livorno che, con un budget all’osso e il Comune a condurre la società, riesce a portare ogni domenica una media di 5 mila spettatori nel nuovissimo PalaAlgida di Porta a Terra. Ma lo sport toscano cresce forte anche alla base e negli sport cosiddetti «minori», come dimostrano, per limitarci agli esempi più eclatanti, l’exploit dei toscani alle scorse Olimpiadi e i grandi risultati delle società maremmane in discipline «americane» come baseball e hockey su pista (di cui riferiamo a parte).E a proposito di sport «americani», non si può non ricordare che i Guelfi Firenze si sono aggiudicati il trofeo nazionale diventando campioni d’Italia della Silverleague (la serie B del footbal americano in Italia).Ma non è tutto oro quel che luccica, perché spesso, e soprattutto nel calcio del milione facile, per arrivare ai vertici si perde in «toscanità». Già, perché alla punta dell’iceberg ci si arriva, ma spesso foraggiati da imprenditori «forestieri» che, seppur mossi da sincere passioni, vedranno pure buone occasioni di guadagno nella calata in Toscana: siamo in tempi di globalizzazione come dimenticarlo, ma il dato non può non far riflettere. Al primo posto nella lista delle società «colonizzate» c’è la Fiorentina , massima espressione del calcio nostrano – quest’anno alla sua 67esima partecipazione in serie A – che ha dovuto «calzare» le scarpe Tod’s dei Della Valle da Sant’Elpidio a Mare (Ascoli Piceno) per tornare ai massimi livelli nel dopo-Cecchi Gori. Quanto al Livorno , la seconda squadra toscana per presenze in serie A con 14 partecipazioni, quest’anno alla seconda consecutiva, ha dovuto metter da parte la tradizionale rivalità portuale con Genova per accogliere, da salvatore della patria, un figlio della città della Lanterna. Il «miracolo» Livorno è infatti tutto nella sapienza calcistica e nella parsimonia amministrativa (da buon genovese…) dell’armatore Aldo Spinelli. Grazie a “sciù Aldo”, che ha rilevato la società dal duo Achilli-Deodati nel 1999, gli amaranto in 4 anni sono riusciti nel salto triplo dalla C1 alla A spezzando un digiuno che persisteva dal 1949.Il Siena si appresta invece a vivere il suo terzo campionato consecutivo in serie A (un’impresa incredibile visto che in 100 anni di storia la Robur non aveva mai assaporato le delizie della massima serie) grazie ai soldi dell’imprenditore napoletano Paolo De Luca che, per la verità, in questa travagliata estate si è dovuto far «prestare» 10 milioni di euro dal Monte dei Paschi per ripianare i debiti accumulati e garantire l’iscrizione dei bianconeri al campionato.Ci dobbiamo dunque rassegnare al colonialismo imprenditoriale per vedere le nostre squadre nel massimo campionato? No, per fortuna che c’è l’Empoli . Già, un record nel record, con l’Empoli in serie A, la provincia di Firenze è l’unica in Italia ad avere due club nella prima lega (non contando, ovviamente, le squadre della stessa città). Di più, l’Empoli è l’unica squadra in serie A che non sia capoluogo di Provincia e coi suoi 44.000 abitanti è di gran lunga il comune più piccolo dell’intero atlante calcistico di vertice.Ma il dato più significativo, dicevamo, è che l’Empoli è l’unico club toscano interamente fatto in casa: grazie all’industriale empolese del pellame Fabrizio Corsi, gli azzurri hanno infatti raggiunto per la quarta volta in 20 anni la massima serie e si apprestano a vivere il loro settimo campionato ai vertici con una società che è diventata un modello per bilanci e organizzazione, basti pensare ai «prodotti» esportati in questi anni (da Marchionni a Maccarone passando da Rocchi e Di Natale solo per fare qualche esempio illustre).Baseball: Grosseto sul tetto del mondoUna città intera impazzita. Il calcio non è tutto in Toscana, specialmente in Maremma, dove è facile vedere ragazzini giocare batti e corri con mazza e guantone su diamanti improvvisati, tra uno strike e un fuori campo, come nella più classica delle periferie americane. Sì perché a Grosseto il baseball è un’istituzione e il Bbc Prink , la squadra più blasonata della città che nel 2004 ha conquistato il suo terzo tricolore dopo 15 anni di digiuno, a giugno ha trionfato anche in Coppa dei Campioni, riportando così in Italia «la coppa con le orecchie» che mancava da parecchi anni e riempiendo d’orgoglio un’intera provincia. Un successo davvero inaspettato, visto che i biancorossi greossetani, dopo lo scudetto dello scorso ottobre (il baseball è sport «estivo» e si gioca da aprile fino all’autunno) non stavano viaggiando bene in campionato: «È stata una vera impresa – conferma l’assessore allo sport della provincia di Grosseto Giancarlo Farnetani, grande appassionalo di baseball e hockey su pista come ogni buon maremmano – soprattutto perché la Coppa ce la siamo andati a conquistare nella tana del lupo. Vincere sul diamante di Rotterdam, il campo di chi deteneva il titolo ormai da 5 anni, non è faccenda da tutti i giorni». Non si può certo dire che in Maremma il baseball possa definirsi con quella brutta espressione di «sport minore»: «È una definizione assolutamente impropria – ribatte Farnetani – che ha a che fare solo con la visibilità sui mass media, se parliamo invece del numero dei praticanti, nella nostra provincia il baseball è uno sport assolutamente maggiore, fa parte della nostra tradizione sportiva sullo stesso piano di sport come calcio o basket». E soprattutto è un gran bell’esempio per tutto il movimento sportivo toscano – riconosciuto anche dalla regione Toscana che ha recentemente conferito il gonfalone d’argento al Bbc Prink –, con meno soldi e tanta passione per dire che a tutti che non esiste solo il calcio.Hockey su pista:A Follonica le migliori rotelle d’ItaliaSe Grosseto spopola nel baseball, la provincia non è da meno. C’è un’altra squadra maremmana che ha ricevuto il massimo riconoscimento per meriti sportivi dalle mani del presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini e soprattutto che ha portato ancora una volta la Maremma al top in Italia e sulla vetta più alta d’Europa. L’Etruria Follonica di hockey su pista ha vissuto un anno da favola: in un sol botto Coppa Italia, Coppa Cers (una sorta di Coppa Uefa dell’hockey) e Scudetto, traguardi attesi da cinquant’anni. Una città di 20.000 abitanti che riesce a portare 2.000 persone alla pista «Armeni» (il mitico campo di casa) per i festeggiamenti dà il segno del clima che questo sport ha creato sulla costa follonichese.«Anche questo è un successo giunto inaspettato ma non per caso – spiega l’assessore Giancarlo Farnetani – d’altronde l’hockey su pista, come il baseball, è nel nostro dna e non solo in Maremma, capace di produrre da anni grandi campioni e squadre ad altissimi livelli, ma in una buona parte della Toscana». Nel 2003 infatti lo scudetto fu vinto dall’Ecoambiente Prato, ma in serie A1 militano anche il Cgc Viareggio e il Becks Forte dei Marmi (che quest’anno è però retrocesso in A2). Follonica per tutto il 2005 sarà comunque «hockey city»: «Quel che ci fa più piacere – commenta Farnetani – è questi successi mantengono viva sul territorio la passione per queste discipline e fungeranno da traino per molti bambini che decideranno di praticare questi sport, contribuendo così a disegnare un panorama della pratica sportiva assai variegato e benefico per tutta la Provincia».