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I video di «The Vatican», canale che offre una copertura informativa delle principali attività del Santo Padre e degli avvenimenti vaticani più rilevanti.

Al termine della preghiera mariana del Regina caeli Papa Francesco ha detto: “Desidero esprimere nuovamente la mia vicinanza al caro fratello il Papa Tawadros II e a tutta la Nazione egiziana, alla comunità copta ortodossa in Egitto, che due giorni fa ha subito un altro atto di feroce violenza. Le vittime, tra cui anche bambini, sono fedeli che si recavano a un santuario a pregare, e sono stati uccisi dopo che si erano rifiutati di rinnegare la loro fede cristiana. Il Signore accolga nella sua pace questi coraggiosi testimoni, questi martiri, e converta i cuori dei terroristi violenti.
E preghiamo anche per le vittime dell’orribile attentato di lunedì scorso a Manchester, dove tante giovani vite sono state crudelmente spezzate...."

Stanno a guardare in aria e ancora non hanno ben compreso che il prodigio cui stanno assistendo – Gesù che si stacca da terra e sale al cielo – non è la fine, ma l’inizio. Al Regina Caeli, affacciato su Piazza San Pietro, Papa Francesco ha spiegato che l’Ascensione segna il momento in cui la “presenza di Cristo del mondo è mediata dai suoi discepoli”. Discepoli che sono ancora una “comunità spaurita” eppure a loro Gesù affida “il compito immenso di evangelizzare il mondo”. Questa promessa è accompagnata dall’assicurazione che Cristo sarà con tutti i suoi fino alla fine del mondo, portando “fortezza” e “sostegno” nelle fatiche missionarie.

Continuate a svolgere la vostra delicata opera spinti dalla carità, attenti alle necessità dei vostri piccoli pazienti, chinandovi con tenerezza sulle loro fragilità. È l'esortazione che Papa Francesco ha rivolto al personale medico e amministrativo dell'Ospedale pediatrico Giannina Gaslini, subito dopo aver offerto la sua personale carezza ai bambini dei vari reparti. Una visita breve, ma immancabile in questa fitta giornata nel capoluogo ligure. In quello che il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco ha definito un santuario del dolore, il Pontefice ha asciugato le lacrime dei presenti e rimarcato che la sofferenza dei bambini è la più dura da accettare.

La preghiera e l'annuncio. Intorno a queste due parole Papa Francesco ha intessuto l'omelia della messa celebrata in piazzale Kennedy, una sorta di rete affidata ai genovesi per essere pescatori di uomini. Non serve essere perfetti per annunciare il Signore, ha precisato nell'omelia, ma bisogna superare le chiusure, perché il "Vangelo non può essere sigillato". Il Signore, che "non apprezza gli agi e le comodità", "ci vuole in uscita, liberi dalla tentazione di accontentarci quando stiamo bene e abbiamo tutto sotto controllo". "Ma il cristiano non è un velocista che corre all’impazzata o un conquistatore che deve arrivare prima degli altri": è un "maratoneta speranzoso..."

Nessuna risposta prêt-à-porter, precostituita, ma concreta e personale. Incontrando i giovani della missione diocesana, al Santuario della Madonna della Guardia, Papa Francesco ha chiesto agli oltre 2700 presenti di non essere ipocriti, semplici turisti della vita, ma di fare compromessi con l'esistenza, di scrutare i cuori delle persone, di accogliere l'invito di Gesù, l'unico capace di renderci gioiosi. Essere in missione, ha insistito il Pontefice, vuol dire imparare a guardare la realtà con occhi nuovi, vuol dire imparare ad amare davvero, soccorrere, soprattutto nelle situazioni di degrado, riconoscendo negli ultimi il volto di Gesù. 

Una lunga conversazione, animata da domande e risposte, e protrattasi oltre il previsto programma. Incontrando nella cattedrale di San Lorenzo la Chiesa ligure, in tutte le sue espressioni poliedriche, Papa Francesco ha dato alcune pratiche indicazioni per proseguire con coraggio nell’annuncio del Vangelo, nonostante le difficoltà del mondo contemporaneo. Certo i problemi non sono pochi, ma è importante anche imparare dai propri errori per dare poi risposte che non siano riduttive, ma creative, anche pensando alla crisi delle vocazioni.

Genova, con i suoi straordinari scorci sul mare, l’orgoglio di una storia prestigiosa e un temperamento operoso, ha abbracciato Papa Francesco. Prima tappa di questa lunga e densa giornata nel capoluogo ligure, lo stabilimento Ilva, per l’incontro con il mondo del lavoro. Un appuntamento a lungo preparato e molto sentito, soprattutto in questa fase di incertezza economica. Le attese e le paure di quanti si sono radunati in uno dei magazzini dell’immensa struttura sono state declinate in quattro domande, rivolte da un lavoratore, da una lavoratrice, un imprenditore e una sindacalista. Rispondendo a braccio, il Pontefice ha anzitutto espresso la gioia di vedere il porto da dove i suoi cari partirono alla volta dell'Argentina...

Missionarie senza frontiere, evangelizzatrici gioiose, al servizio dei poveri. Così il Papa ha descritto le Piccole Suore Missionarie della Carità incontrate nella Sala del Concistoro. A loro il Pontefice ha chiesto di superare i rischi dell’autoreferenzialità e della rigidità autodifensiva, di essere invece dono in ogni contesto della vita, uscendo da se stesse, camminando e seminando la comunione col Padre. Al missionario – ha sottolineato Francesco – è richiesto di essere una persona audace e creativa, soprattutto in questo tempo pieno di contraddizioni che esige di ripensare obiettivi, strutture e metodi, abbandonando la logica del “si è fatto sempre così”, piuttosto avendo sull’altro uno sguardo...

Camminare con Cristo avendo come riferimento tre luoghi spirituali, descritti sia nei Vangeli che negli Atti degli Apostoli, nei quali Egli si manifesta e si rivela, rinsaldando la nostra fede. Così il Papa nell’omelia della messa mattutina a Santa Marta, ha ripercorso i 40 giorni passati dal momento della Resurrezione di Gesù fino alla sua Ascensione. Primo luogo nella vita di un cristiano, è la Galilea, dove Gesù ha incontrato i discepoli e li ha scelti. Secondo luogo, il Cielo, a cui volgere lo sguardo perché Cristo da lì ascolta ogni supplica. Terzo, il mondo: questo – ha ribadito Bergoglio – è il posto privilegiato del cristiano per annunciare a tutti la Parola di Dio.

L’incontro dei due discepoli di Emmaus con Gesù è il primo esempio della “terapia della speranza” attuata da Cristo, che nella strada si fa vicino a due uomini delusi e sconfitti e dona loro speranza. Lo ha sottolineato Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale, dedicata sempre alla speranza cristiana. Quello di Emmaus è il cammino della speranza, perché i due pellegrini, all’inizio, coltivavano “una speranza solamente umana, che ora andava in frantumi”. Per loro “quella croce issata sul Calvario era il segno più eloquente di una sconfitta che non avevano pronosticato”.