Ctv

Ctv stampa

I video di «The Vatican», canale che offre una copertura informativa delle principali attività del Santo Padre e degli avvenimenti vaticani più rilevanti.

Un nuovo inatteso gesto di misericordia e vicinanza ha portato il Papa sulla Via Ardeatina, a Roma, a visitare il centro di eccellenza “Santa Lucia” dove sono ricoverati pazienti con patologie derivanti da ictus, lesioni midollari, Parkinson e sclerosi multipla. Grande la gioia di chi lo ha visto arrivare nel parcheggio dell' edificio che subito gli si è stretto intorno, chiedendogli foto e preghiere. Accompagnato dallo staff dell’ospedale Francesco ha visitato i reparti, benedetto i malati, lasciato in dono rosari. Particolarmente emozionante è stato il momento in cui Bergoglio si è intrattenuto con i bambini affetti da patologie neurologiche che affrontano ogni giorno una riabilitazione motoria spesso faticosa, dolorosa e lenta.

Le comunità monastiche come ricchezza spirituale e costante richiamo a cercare “le cose di lassù” per vivere nella giusta misura le realtà terrene. Papa Francesco si è rivolto ai 250 monaci partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei cistercensi della Stretta Osservanza, ricevuti in Vaticano esortandoli ad individuare percorsi ed obiettivi che consentano loro di vivere con autenticità la vocazione, così da essere innanzitutto testimoni di preghiera assidua, sull’esempio di San Benedetto.

“La risposta pastorale alle sfide migratorie contemporanee” si deve articolare “attorno a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare”. Lo ha precisato Papa Francesco, incontrando in Vaticano i direttori nazionali della pastorale per i migranti, partecipanti all’Incontro promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. “Di fronte ai flussi migratori massicci, complessi e variegati, che hanno messo in crisi le politiche migratorie fin qui adottate”, il Pontefice ha rimarcato che essi rappresentano “una nuova ‘frontiera’ missionaria, un’occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo, di testimoniare concretamente la fede cristiana nella carità e nel profondo rispetto per le altre espressioni religiose.

“Lottare contro le mafie significa non solo reprimere”, ma anche “bonificare, trasformare, costruire”. Lo ha sottolineato Papa Francesco, incontrando in Vaticano i membri della Commissione Parlamentare Antimafia. Dinanzi ai segni della “crisi morale” che “oggi attraversa persone e istituzioni”, il Pontefice ha indicato due livelli per contrastare le mafie, che “rubano il bene comune, togliendo speranza e dignità alle persone”. Anzitutto quello politico, “attraverso una maggiore giustizia sociale”; e quello economico, “attraverso la correzione o la cancellazione di quei meccanismi che generano dovunque disuguaglianza e povertà”.

La porta per incontrare Gesù è riconoscersi come siamo, peccatori, e poi potremo fare festa, ma ci sarà sempre qualcuno, anche nella Chiesa, che griderà allo scandalo. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della. messa del mattino a Casa Santa Marta, commentando il Vangelo della conversione di Matteo. E’ un esattore delle tasse per i romani, un traditore di Israele, ma quando Gesù lo chiama a seguirlo, lui lascia entrare il suo amore e lascia tutto. E’ l’incontro tra misericordia e peccato, possibile perché Matteo si riconosce peccatore. Poi l’ex pubblicano festeggia la sua conversione con altri peccatori e con Gesù, e la cosa scandalizza i farisei.

Confida in Dio Creatore, nello Spirito Santo che muove tutto verso il bene, nell’abbraccio di Cristo che attende ogni uomo”. Con queste parole Papa Francesco ha salutato i pellegrini giunti in piazza San Pietro per l’udienza generale. Il punto di partenza delle riflessioni del Pontefice è stato il tema “Educare alla speranza”: l’occasione per ribadire che la lotta che ciascuno di noi conduce sulla terra non è inutile, perché alla fine dell’esistenza non ci attende un naufragio. Nonostante le frustrazioni, “tutto nasce per fiorire in un’eterna primavera”.

I governanti devono chiedere la saggezza per governare e il popolo li deve sostenere con la preghiera. Così Papa Francesco, celebrando la messa a Santa Marta. Nel corso dell’omelia, il Pontefice ha chiarito che tutti hanno bisogno di un sostengo orante, anche, e soprattutto, quanti al potere non si comportano secondo le regole del vivere comune. E i governanti, a loro volta, dovrebbero pregare, o almeno confrontarsi, con la propria coscienza, con gli altri, con i saggi, per non essere autoreferenziali, chiusi nel piccolo gruppo del partito.

Perdonare settanta volte sette. La risposta di Gesù a Pietro, nel Vangelo odierno, è stato il filo conduttore della riflessione del Papa che ha ricordato la parabola del re misericordioso, capace di condonare un debito al servo che a sua volta invece si comporta in modo spietato spedendo il suo creditore in prigione. “L’atteggiamento incoerente di questo servo – ha affermato Francesco - è anche il nostro quando rifiutiamo il perdono ai nostri fratelli. Mentre il re della parabola è l’immagine di Dio che ci ama di un amore così ricco di misericordia da accoglierci, amarci e perdonarci continuamente”.

Di fronte alle sfide del mondo e alle nuove istanze di evangelizzazione nella Chiesa, siete chiamati ad attingere al carisma del fondatore Chevalier per dare nuovo slancio alla vostra missione. E’ stata questa una delle indicazioni di Papa Francesco ai partecipanti al capitolo generale dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, ricevuti in Vaticano. Da qui l’invito a tenere lo sguardo fisso su Gesù per mostrare con le opere “l’amore appassionato e tenero di Dio per i piccoli, gli ultimi, gli indifesi, gli scartati della terra” e l’esortazione ad intensificare l’impegno per la giustizi e per ridare dignità ai diseredati.

In questo tempo segnato da autoreferenzialità e solitudine spetta ai pastori del gregge ascoltare l’uomo che grida di essere aiutato e paternamente guidato nel cammino di ricerca di vita e di felicità. Si è mosso da questa riflessione il discorso di Papa Francesco ai Nuovi Vescovi ordinati nel corso dell’anno ai quali ha chiesto di lasciarsi guidare dallo Spirito per offrire al Popolo di Dio il discernimento spirituale e pastorale autentico. Il vescovo – ha detto Francesco - non è il “padre padrone” e nemmeno “l’impaurito ed isolato pastore solitario”, piuttosto colui che si confronta con la comunità in un dialogo sereno e aperto.