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I video di «The Vatican», canale che offre una copertura informativa delle principali attività del Santo Padre e degli avvenimenti vaticani più rilevanti.

L’accidia è un brutto peccato, peggiore dell’avere un cuore tiepido, perché vuol dire vivere senza avere la voglia di andare avanti. E’ la riflessione di Papa Francesco ha formulato nel corso dell’omelia della messa celebrata a Santa Marta. Partendo dal Vangelo odierno, del paralitico guarito da Gesù, il Pontefice ha chiarito che ogni giorno il Figlio di Dio ci propone la guarigione, ma troppo spesso siamo presi dalle lamentele, ossessionati dalle cose che non vanno come vorremmo. Pensieri che coltivano l’accidia, mentre la gioia si affievolisce.

Il cieco dalla nascita e guarito da Gesù ci rappresenta quando siamo nel peccato e non ci accorgiamo che Gesù è “la luce del mondo”, quando valutiamo uomini e cose attraverso luci false come quella del pregiudizio contro gli altri e quella dell’interesse personale. Lo ha ricordato Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus recitata in Piazza San Pietro, commentando l’episodio evangelico della guarigione del cieco nato da parte di Gesù, inserito nella liturgia domenicale. Con questo miracolo Cristo si manifesta come luce del mondo, ha spiegato il Pontefice, e ci invita a riflettere sulla nostra fede in Lui, Figlio di Dio e sul nostro Battesimo.

Al termine della preghiera dell'Angelus il Papa ha detto: «Vorrei ringraziare il Cardinale Arcivescovo e tutto il popolo milanese per la calorosa accoglienza di ieri. Veramente mi sono sentito a casa, e questo con tutti, credenti e non credenti. Vi ringrazio tanto, cari milanesi, e vi dirò una cosa: ho constatato che è vero quello si dice: “A Milan si riceve col coeur in man!”.»

La preghiera, i colori vivaci delle coreografie che hanno animato l’appuntamento allo stadio Meazza, la voglia e la gioia di crescere insieme, coltivando l’amicizia con Gesù. La lunga giornata di Papa Francesco a Milano e nelle terre ambrosiane si è conclusa con i cresimandi e i cresimati, in un dialogo aperto con domande formulate da un ragazzo, da una coppia di genitori e da una catechista. Circondato da sorrisi allegri e spontanei, il Pontefice ha insistito sulla dimensione del tempo, da trascorrere insieme soprattutto in famiglia, giocando; sull’educazione, che dovrebbe essere multiforme, basata sul pensare-fare-sentire; e sul senso dello stupore, che oggi rischia di essere scheggiato dall’uso costante della tecnologia...

In un mondo dove “tutto sembra ridursi a cifre”, mentre la vita di tanti si tinge di “precarietà e insicurezza”, non possiamo rimanere meri spettatori, nella speranza che smetta di piovere. Nel parco di Monza, divenuto per l’occasione una suggestiva cattedrale a cielo aperto, Papa Francesco ha celebrato la messa, secondo il rito della Chiesa di Milano, nella solennità dell’Annunciazione del Signore. Come Maria, anche noi oggi possiamo essere presi dallo smarrimento, in tempi in cui si “specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia, si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro”. 

Il Duomo di Milano ha nuovamente aperto le proprie porte per accogliere un Pontefice. Dopo Martino V nel 1418, Giovanni Paolo II nel 1983 e nel 1984, e Benedetto XVI nel 2012, Papa Francesco ha varcato la soglia della cattedrale meneghina e attraversato la navata centrale, accompagnato dall'entusiasmo dei presenti, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i consacrati. Dopo un momento di adorazione del Santissimo Sacramento e venerazione delle reliquie di San Carlo, Papa Bergoglio ha condiviso alcune considerazioni con i circa 4000 convenuti, sollecitato da tre domande. 

Una distesa di campane in festa, appartenenti alle 1107 parrocchie della diocesi di Milano, hanno salutato l'arrivo di Papa Francesco nel capoluogo lombardo. L'intensa giornata del Pontefice ha preso il via dalla periferia, precisamente dal lotto 64 di via Salomone nel Quartiere Forlanini, facente parte della parrocchia di San Galdino. Le cosiddette Case Bianche, costruite negli anni Settanta, a meno di cinque chilometri dal Duomo, sono un concentrato di vecchi e nuovi problemi sociali: dalla manutenzione degli immobili al disagio di chi ci vive a causa soprattutto di importanti sacche di povertà.

La crisi offre all’Europa l’opportunità di ripartire dai pilastri indicati 60 anni fa dai suoi padri fondatori: la centralità dell’uomo, una solidarietà fattiva, l’apertura al mondo e al futuro, il perseguimento di pace e sviluppo. Papa Francesco lo ha ricordato ai 28 capi di stato e di governo europei ricevuti in Vaticano alla vigilia delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, dai quali prese vita la Comunità europea. Nel suo lungo e appassionato intervento, il Pontefice ha sottolineato che ai leader europei spetta ora il compito di “discernere le strade di speranza”, superando le spinte centrifughe e anche la tentazione di ridurre “gli ideali fondativi dell’Unione alle necessità produttive, economiche e finanziarie...

Quando non ci fermiamo ad ascoltare la voce del Signore, ci allontaniamo da lui e il nostro cuore si indurisce. Diventiamo “cattolici atei”. Lo ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia della messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta, commentando le parole del Signore riferite dal profeta Geremia, nella prima lettura, che si lamenta de popolo che non ascolta la sua parola e gli volta le spalle. Se non si ascolta la voce del Signore, ha spiegato il Papa, si ascoltano altre voci, quelle degli idoli offerti dalla mondanità. E il cuore diventa più duro, incapace di ricevere.

Cari giovani,
con il ricordo pieno di vita del nostro incontro alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2016 a Cracovia, ci siamo messi in cammino verso la prossima meta che, se Dio vorrà, sarà Panama nel 2019. Per me sono molto importanti questi momenti di incontro e dialogo con voi, e ho voluto che questo itinerario si facesse in sintonia con la preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, che è dedicato a voi giovani.
In questo cammino ci accompagna nostra Madre, la Vergine Maria, e ci anima con la sua fede, la stessa fede che lei esprime nel suo canto di lode. Maria dice: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49). Lei sa rendere grazie a Dio, che ha guardato la sua piccolezza, e riconosce le grandi cose che Egli realizza nella sua vita; e si mette in viaggio per incontrare sua cugina Elisabetta, anziana e bisognosa della sua vicinanza. Non resta chiusa a casa, perché non è una giovane-divano che cerca di starsene comoda e al sicuro senza che nessuno le dia fastidio. È mossa dalla fede, perché la fede è il cuore di tutta la storia di nostra Madre.
Cari giovani, anche Dio vi guarda e vi chiama, e quando lo fa vede tutto l’amore che siete capaci di offrire. Come la giovane di Nazareth, potete migliorare il mondo, per lasciare un’impronta che segni la storia, quella vostra e di molti altri. La Chiesa e la società hanno bisogno di voi. Con il vostro approccio, con il coraggio che avete, con i vostri sogni e ideali, cadono i muri dell’immobilismo e si aprono strade che ci portano a un mondo migliore, più giusto, meno crudele e più umano.
Durante questo cammino, vi incoraggio a coltivare una relazione di familiarità e amicizia con la Vergine santa. È nostra Madre. Parlatele come a una Madre. Con lei, rendete grazie per il dono prezioso della fede che avete ricevuto dai vostri antenati, e affidate a lei tutta la vostra vita. Come una buona Madre vi ascolta, vi abbraccia, vi vuole bene, cammina con voi. Vi assicuro che se lo farete non ve ne pentirete.
Buon pellegrinaggio verso la Giornata Mondiale della Gioventù del 2019.
Che Dio vi benedica.