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I video di «The Vatican», canale che offre una copertura informativa delle principali attività del Santo Padre e degli avvenimenti vaticani più rilevanti.

Gesù, che si esprimeva sempre in maniera semplice e comprensibile, “sparge con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto”, “se noi lo accogliamo”. Così Papa Francesco, prima della recita dell’Angelus, commentando il Vangelo odierno. La parabola del seminatore, ha rimarcato il Pontefice, riguarda ciascuno di noi, perché in essa troviamo una sorta di “radiografia spirituale” del nostro cuore. E “il terreno sul quale cade il seme della Parola” può essere buono o impermeabile; oppure “sassoso”, dove “il seme germoglia, ma non riesce a mettere radici profonde”.

Nei momenti bui della vita, non restiamo chiusi in noi stessi, ma usciamo e andiamo da Gesù, raccontiamogli e affidiamogli la nostra vita e chi ci è caro, perché è lui il ristoro che cerchiamo, non ci toglie la croce, ma la porta con noi. Lo ha sottolineato Papa Francesco, prima della preghiera dell’Angelus, recitata insieme a migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Commentando le parole di Gesù nel Vangelo domenicale, “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”, il Papa ha spiegato che la via d’uscita dalle “sabbie mobili” della tristezza è nella relazione, nell’alzare lo sguardo verso chi ci ama davvero. 

Oggi dopo la preghiera dell'Angelus, Papa Francesco ha rivolto un appello per il Venezuela:

«Il 5 luglio ricorrerà la festa dell’indipendenza del Venezuela. Assicuro la mia preghiera per questa cara Nazione ed esprimo la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro figli nelle manifestazioni di piazza. Faccio appello affinché si ponga fine alla violenza e si trovi una soluzione pacifica e democratica alla crisi. Nostra Signora di Coromoto interceda per il Venezuela!»

Il discepolo missionario ha con Gesù un legame più forte di qualunque altro affetto; egli non porta se stesso, ma il Signore, e mediante Lui l’amore del Padre celeste. 
È la riflessione offerta da Papa Francesco prima della preghiera mariana dell’Angelus. 
Commentando il Vangelo domenicale, che presenta il momento in cui Gesù istruisce i dodici apostoli per preparali alla missione nei villaggi della Galilea e della Giudea, il Pontefice ha sottolineato che nulla può essere anteposto a Cristo, perché la condizione del discepolo esige un rapporto prioritario con il maestro.

Come ha liberato san Pietro e san Paolo, mandati ad annunciare il Vangelo in ambienti difficili e ostili, così il Signore è sempre al nostro fianco, e non ci abbandona nel momento della prova. Lo ha ricordato Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus, recitata in Piazza San Pietro nella festa dei Santi Apostoli patroni della città di Roma. San Pietro fu salvato in modo miracoloso dalla prigione a Gerusalemme e poté portare a termine la sua missione evangelizzatrice. San Paolo riuscì a superare le forti resistenze alla sua predicazione grazie alla liberazione del Signore. Entrambi, ha spiegato il Papa, ci dicono oggi che il Signore cammina con noi, sempre.

Come san Pietro e san Paolo, confessiamo Gesù con la vita, seguendolo sulla sua via fino alla fine, sopportiamo le persecuzioni e la malattia, nel mistero della Croce, del dolore offerto per amore, e preghiamo per aprire le carceri interiori che ci tengono prigionieri. Così Papa Francesco, dopo aver reso omaggio alla tomba di san Pietro insieme all’arcivescovo ortodosso di Telmessos Job, nella solennità dei santissimi apostoli Pietro e Paolo, ha indicato nella loro testimonianza il cammino di chi vuol essere discepolo di Cristo. In Piazza San Pietro erano presenti 32 dei 36 arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell’anno, che hanno ricevuto il pallio, stola di lana che indica il loro legame con il Papa.

Gesù cammina davanti ai discepoli, a tutto il Popolo di Dio e ai nuovi cardinali e ci chiede di seguirlo decisamente sulla sua via. Vi chiama e ci chiama a guardare la realtà che guida i suoi passi verso Gerusalemme, e la realtà è la Croce , è il peccato del mondo che lui è venuto a prendere su di sé e a sradicare dalla terra. Lo ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia del Concistoro ordinario pubblico che ha presieduto nella Basilica di San Pietro, il quarto del suo pontificato, per la creazione di cinque nuovi cardinali.

Un lungo discorso con molte integrazioni a braccio è quello che il Papa ha rivolto ai delegati della Cisl, Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, ricevuti in Vaticano. Partendo dal titolo del loro congresso: “Per la persona e per il lavoro”, Francesco ha sottolineato che il lavoro è disumano senza la persona, che la persona fiorisce nel lavoro ma è necessario anche il tempo del riposo che “è un bisogno umano”. Condannando il lavoro minorile – perché il lavoro dei bambini è lo studio – ha aggiunto che “le pensioni d’oro sono un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze diventino perenni”.

I cristiani amano ma non sempre sono amati, sono uomini e donne “controcorrente”. E’ il profilo tratteggiato da Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale dedicata alla speranza cristiana come forza dei martiri. Il Pontefice ha ricordato che il mondo “è segnato dal peccato, che si manifesta in varie forme di egoismo e di ingiustizia ma - ha affermato - chi segue Cristo cammina in direzione contraria”, secondo una logica di speranza che si traduce in uno stile di vita indicato da Gesù. La prima indicazione è la povertà perché un cristiano è distaccato dalle ricchezze, dal potere, da se stesso, non risponde al male con il male ma con prudenza e scaltrezza.

Un sentito ringraziamento per la gioia di condividere insieme la festa dei santi Pietro e Paolo, patroni della Chiesa di Roma e testimoni dell’amore misericordioso di Dio. Con questi sentimenti, Papa Francesco ha accolto la delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ribadendo che “è giusto celebrare insieme la loro offerta per amore del Signore, che è allo stesso tempo memoria di unità nella diversità”. Il Pontefice ha ricordato che lo scambio di delegazioni tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli, in occasione delle rispettive feste patronali, accresce il desiderio di ristabilire pienamente la comunione tra cattolici e ortodossi...