Toscana
stampa

Ac, contro la «cultura dello scarto» accogliere le fragilità

La cultura dello scarto, l’individualismo collettivo e collettivista sono i mali che affliggono, forse dominano, la società contemporanea. Lo dice con queste o altre parole, papa Francesco. Se lo sono posti come problema da affrontare i delegati regionali dell’Azione cattolica, al tredicesimo incontro del «Progetto cittadinanza» che si è svolto a Lucca domenica scorsa, 22 marzo, a Villa Bottini (Comune di Lucca).

L'incontro a Lucca dell'Ac regionale

Cuore della giornata sono stati senza dubbio gli interventi della mattina di padre Giancarlo Bruni (Servo di Maria e Monaco di Bose) e Donatella Pagliacci (Docente di filosofia morale all’Università di Macerata). I quali, da prospettive diverse, sono giunti di fatto alla stessa conclusione: c’è la necessità di accogliere la debolezza e la fragilità, che è in noi come negli altri. Solo così è possibile inverare un progetto nuovo, di un umanesimo autenticamente umano, che per i cristiani ha in Gesù di Nazareth il compimento. Il titolo della giornata era infatti «Dignità libertà responsabilità: educarsi ad un nuovo umanesimo».

Nei saluti iniziali, prima del dibattito, sono intervenuti la vicesindaco di Lucca, Ilaria Vietina, e poi ha portato i suoi saluti anche Mario Battaglia, presidente dell’Ac di Lucca, che non ha dimenticato di «ringraziare per aver scelto Lucca, per questo incontro, città della libertà, come recita lo storico motto cittadino, ma anche del volontariato, per intuito di due cristiani come Maria Eletta Martini e Giuseppe Bicocchi».

Ha introdotto i due relatori del mattino Giovanni Pieroni, delegato regionale di Ac, che ha sottolineato come questi incontri annuali «non sono momenti celebrativi, ma ci indicano umilmente un indirizzo faticoso ma chiaro: vogliamo essere cassa di risonanza dei deboli ma anche seme che muore come testimonianza per tutti. Al centro del nostro riflettere ed agire come Ac infatti» ha sostenuto Pieroni «c’è l’uomo che Paolo VI, diceva già nel discorso di chiusura del Concilio Vaticano II, ha oggi una vita frammentata, parcellizzata, con esperienze su piani separati. È in corso e non da ora dunque una destrutturazione dell’immagine dell’uomo, allontanato ogni riferimento al trascendente, senza memoria e senza futuro. Questo è l’uomo che abbiamo di fronte, l’uomo che dobbiamo educare e questo» ha detto in conclusione «è ciò che è chiesto anche all’Ac, con il suo specifico ruolo di educare ad una relazione che è vita buona, volta a coltivare, nella cura del piccolo, il calore tra le persone».

Padre Giancarlo Bruni nel suo intervento si è chiesto cosa significhi «educarsi a un nuovo umanesimo, nella dignità nella responsabilità e nella libertà» ed ha dato degli spunti profondi: «significa divenire in primo luogo semplicemente uomini, uomini di domanda, di ricerca, di invocazione, di attesa. Non temendo di riproporsi quelle domande di sempre: da dove vengo? dove vado? Nonostante tutto dobbiamo partire da lì e darsi l’impegno di scendere in se stessi per un pellegrinaggio delle profondità». Ha poi aggiunto «noi siamo cartesiani: partiamo dalla razionalità. Penso dunque sono. Va bene, ma pensiamo anche qualcosa di più: sono stato amato dunque sono, amo dunque faccio». E poi «essere cristiano non significa essere religioso in un determinato modo, significa essere uomini. Cristo crea in noi, non un tipo d’uomo, ma un uomo. Non è un homo religiosus, ma un uomo semplicemente… Così come Gesù era uomo. Ecco allora la necessità educarsi a divenire uomini, avendo davanti a se l’archetipo dell’uomo che non spezza gli altri, ma si spezza esso stesso per amore degli altri».

Donatella Pagliacci ha infine riconosciuto come «le nostre città sono spesso delle belle città ma sono città in cui per alcuni non c’è posto. Per esempio: la disabilità o più in generale l’emarginazione sociale dei più fragili è un tema che affrontiamo? La lezione continua e la presenza attuale di papa Francesco ci fanno sempre fare i conti con il tema della fragilità e della vulnerabilità. Al centro delle nostre riflessioni e delle nostre vite ci sono temi di cui forse vorremmo fare a meno, perché parlarne è difficile e scomodo. Parlare della bellezza della vulnerabilità è impegnativo».

Infatti oggi siamo tutti «subdolamente, con consapevolezza o meno, portati a vedere se stessi e gli altri attraverso il ruolo sociale. Questo è drammaticamente pericoloso. Identifichiamo la persona nel ruolo nella società, con quanto guadagna... La conseguenza è che chi non è in grado di esibire un ruolo, anche nel senso economico del termine, chi cioè non realizza niente nella produttività e nell’efficienza, non vale niente. E allora l’idea che ci possano essere delle “non persone” mina antropologicamente il senso della persona umana, nella sua dignità, libertà e responsabilità».

La giornata è seguita nel pomeriggio con un ricordo di mons. Enrico Bartoletti, di cui è in corso la causa di beatificazione, la cui figura grazie all’intervento del professor Raffaele Savigni è stata inserita all’interno del percorso della Chiesa italiana, anche con uno sguardo a quei Convegni ecclesiali di cui lui fu il primo artefice. Poi è seguita una tavola rotonda che ha cercato di concretizzare con degli esempi la dignità (dei migranti), la libertà (dalla criminalità organizzata), la responsabilità (con l’esperienza di una cooperativa sociale). Infine la visita al Volto Santo in Cattedrale a Lucca.

Media Gallery

Progetto Cittadinanza, il tavolo dei relatori
Ac, contro la «cultura dello scarto» accogliere le fragilità
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento