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Aeroporti: fatta la fusione c'è da fare la pista di Peretola

La fusione tra le società di gestione dei due scali toscani è stata approvata. Si apre ora la fase di realizzazione della nuova pista dell’aeroporto fiorentino, che dovrà essere di 2.400 metri come indicato da Enac, nonostante che nel Pit approvato dal Consiglio regionale fosse stata di 2.000 metri. Un’opera complessa per i molti enti coinvolti.

Aeroporto (Foto Sir)

Il sindaco di Pisa Marco Filippeschi che aveva tuonato contro un finanziamento pubblico all’aeroporto di Firenze, lo ha posto come condizione per la fusione tra Sat e Adf, le società che gestiscono gli aeroporti di Pisa e Firenze. È bastata una lettera del ministro alle infrastrutture Maurizio Lupi nella quale si impegna a sostenere gli interventi infrastrutturali programmati da Adf sino a 150 milioni, cioè la metà di quello che costerà la nuova pista più il nuovo terminal passeggeri di Peretola, per tranquillizzare i pisani che questi fondi non sarebbero stati presi dai bilanci della Sat.

Il risultato c’è stato visto che il 10 febbraio è stata approvata anche dalla Sat la fusione. La nuova società si chiamerà Toscana Aeroporti, presidente Marco Carrai e amministratore delegato Gina Giani. Tutti contenti. I soci argentini di Corporacion America che consolidano il loro definitivo insediamento negli aeroporti toscani, gli azionisti delle due società per l’aumento del valore delle azioni, il presidente della Regione Enrico Rossi che vede coronata dal successo una strategia perseguita da quattro anni, e soprattutto il presidente del Consiglio Matteo Renzi per la realizzazione di un obiettivo da lui indicato sin da quando era presidente della Provincia di Firenze.

Rossi rivendica a suo titolo l’idea del polo aeroportuale toscano, ma senza Renzi la cosa avrebbe preso una piega differente. La strategia era stata impostata dal Rossi come mediazione tra gli interessi fiorentini e pisani, e la lunghezza di 2mila metri della nuova pista fiorentina ne era la garanzia. La presenza di Renzi prima come segretario Pd e poi come presidente del Consiglio ha permesso di superare la storica contrapposizione tra Pisa e Firenze. Lo snodo dell’operazione è stata la vendita delle azioni della Regione in Sat agli argentini, di cui Rossi si è fatto carico mettendoci la faccia.

La fusione è tuttavia solo l’inizio di un percorso complesso, con ostacoli, che dovrebbe portare alla realizzazione del nuovo aeroporto fiorentino. Come in tutte le operazioni che si rispettino, i problemi nascono coi vicini. In questo caso i due più importanti sono Unipol e Università che hanno presentato ricorsi contro la previsione della nuova pista di Peretola. In ambedue i casi si tratta di diritti che i due contendenti ritengono lesi: Unipol che ha una convenzione col comune di Firenze per l’edificazione dell’area di Castello messa in forse dall’inquinamento acustico della nuova pista, e l’Università che si vede diminuita la potenzialità edificatoria del Polo scientifico a causa dei vincoli aeroportuali.

Sorpassato questo scoglio, forse con indennizzi, si dovrà andare alla realizzazione vera e propria. La scadenze sono la Valutazione di impatto ambientale e la Conferenza dei servizi, per giungere alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, in base alla quale si potrà procedere alla realizzazione della nuova pista. Si tratterà di lavorare con enti disparati in un’opera complessa. La deviazione del Fosso reale che comporta il sovrappasso dell’autostrada poco prima del casello, gli espropri per la nuova sede del Fosso, e la realizzazione degli argini. La deviazione di via dell’Osmannoro e il nuovo svincolo per l’area industriale, con annesse nuove rotatorie. Gli espropri per la nuova pista che Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha oramai stabilito, per ragioni economiche e di sicurezza, dovrà essere lunga 2.400 metri.

Adf, o oramai Toscana Aeroporti, dovrà attrezzarsi convenientemente per la gestione di questa operazione che con le leggi italiane, e come gli esempi dell’Expo di Milano e il Mose di Venezia dimostrano, rischia di andare per le lunghe mentre la condizione per l’utilizzo dei 50 milioni inizialmente stanziati dal Governo è che i lavori comincino entro il 31 agosto. Bene ha fatto il presidente Carrai a interpellare il giudice Cantone, ma occorre una struttura di coordinamento che sia al tempo stesso tecnica e politica poiché le conferenze dei servizi sono momenti di mediazione oltre che di programmazione dei lavori.

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