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Aeroporti toscani, Pisa non molla ma Renzi «regna»

La Regione ha deciso di uscire dall'aeroporto di Pisa. Le istituzioni pisane compatte si ribellano a quello che considerano un tradimento. Renzi, ritenuto il maggior ispiratore della politica regionale, vince le elezioni europee consolidando il suo ruolo decisionale nella vicenda

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Parole chiave: elezioni europee 2014 (1), matteo renzi (101), enrico rossi (422)

Pisa non molla, Matteo Renzi stravince le elezioni europee, ed Enrico Rossi, presidente della Regione è in prima linea a combattere sia per l'integrazione e lo sviluppo aeroportuale toscano sia per la riconferma del suo mandato. Questa in estrema sintesi la situazione sul fronte delle vicende aeroportuali toscane dopo la svolta nella politica della Regionale che ha tolto il suo appoggio all'aeroporto pisano decidendo di vendere la sua quota di azioni in Sat, la società che gestisce l'aeroporto di Pisa, a Corporacion America, la finanziaria dell'argentino Eduardo Eurnekian.

La decisione di vendere le quote della Regione in Sat ha scatenato un terremoto politico regionale. I pisani hanno dimostrato una volontà di resistere che non accetta compromessi di sorta. Prima la manifestazione sul prato dell'aeroporto Galilei, poi la pubblicazione sul sito del comune del parere negativo della società di consulenza Moores Rowland Bompani sulla offerta pubblica di acquisto da parte degli argentini con l'evidente scopo di scoraggiare i piccoli azionisti dal vendere, e infine una lettera a tutti gli iscritti del Pd nella quale si esprime un parere contrario alla politica del Presidente della Regione. Qualcosa che ai tempi del Pci sarebbe stato un valido motivo per commissariare la federazione provinciale del partito.

Da più parti si evocano le guerre di campanile classiche in Toscana, non comprendendo il vero problema che in questo caso è la difesa di un monopolio economico costruito con pazienza e curato amorevolmente durante quarant'anni, con lo sforzo sinergico di tutti i rappresentanti della città ai vari livelli istituzionali, e con una coesione sociale e politica inimmaginabile a Firenze, normalmente divisa in fazioni, che solo ora, grazie a Renzi, ritrova una qualche iniziativa politica unitaria.

La posizione politica di Renzi è probabilmente centrale nella vicenda. Le elezioni europee sono state la sua legittimazione come Presidente del consiglio,  logico quindi aspettarsi un peso decisionale ancora più importante, anche se il segretario regionale del Pd, Dario Parrini, nella conferenza stampa post-elettorale, si affretta a smentire questo nesso, con un intento  pacificatore.

Ma in prima fila, a combattere la battaglia rimane Rossi al quale è affidata la difficile decisione di vendere le azioni della Regione in Sat. Ci sono volute tre successive giunte, il 5, 12, e 19 maggio, con assenze significative degli assessori Anna Marson (urbanistica, Idv) e Sara Nocentini (turismo e cultura, Rifondazione comunista), per mettere a punto la proposta di delibera da ratificare da parte del Consiglio regionale, nel quale però sarebbe stato difficile raggiungere una maggioranza autonoma della sinistra.

Sulla base di un successivo provvidenziale parere dell'Ufficio legislativo del Consiglio, secondo il quale la materia è di competenza della sola Giunta, nella seduta  del 26 maggio si è finalmente deliberato di vendere le azioni Sat, decidendo di sottoporre la decisione alla commissione consiliare competente, saltando in pratica la pericolosa discussione in Consiglio. Dato che, sempre secondo l'Ufficio legislativo la decisione contrasta col Piano integrato della mobilità che prevede il mantenimento delle partecipazioni regionali nelle società aeroportuali, la Regione manterrà una quota del 5% in Sat. 

Ma i problemi per Rossi non finiscono qui poiché, avendo la Regione aderito al patto di sindacato con i soci pubblici di Sat, vendendo dovrebbe, ma anche qui non è chiaro fino in fondo, pagare una penale salata pari a circa 35 milioni, a fronte di un ricavo molto minore, con possibili conseguenze penali per procurato danno erariale.

Tutto il problema riguarda i 4cento metri in più. La pista di 2mila metri va bene ai pisani, a testimonianza del fatto che le loro preoccupazioni ambientaliste per la Piana fiorentina sono puramente strumentali e che il problema è quello di salvaguardare il monopolio economico e i posti di lavoro a Pisa che tra aeroporto e indotto sono stimati in 5.400. Da qui il possibile accordo che verrà discusso nella prossima direzione regionale del Pd: la Regione ribadisce, approvandola definitivamente, la Variante al Pit, il Piano di indirizzo territoriale, nel quale è compresa la pista di 2mila metri, e i soci pubblici di Sat accettano la vendita delle azioni da parte della Regione.

Tuttavia Marco Carrai, presidente di Adf, la società che gestisce l'aeroporto di Firenze, ribadisce che l'approvazione del Piano di sviluppo aeroportuale e quindi la decisione sulla lunghezza della pista spetta a Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile. In sostanza la palla ripassa al potere politico, in questo caso a livello statale, il che significa Renzi. Anche perché per le opere infrastrutturali connesse alla realizzazione della nuova pista occorrono almeno 120 milioni di finanziamenti pubblici che non possono che uscire dal bilancio statale.

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