Toscana
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A 8 mesi dalla terribile alluvione

Albinia dimenticata dalla politica nazionale

L'alluvione dimenticata. A otto mesi dalla devastante alluvione che il 12 novembre 2012 ha devastato Albinia e il territorio circostante la sensazione delle persone del luogo è quella di abbandono. Soprattutto dei livelli istituzionali più alti, in particolare lo Stato e il governo nazionale.

Percorsi: Albinia - Alluvioni
Trucchi con il vescovo di Pitigliano mons. Borghetti, ad Albiania nei giorni dell'alluvione

A raccontarci la situazione alcuni dei maggiori protagonisti che si sono adoperati per aiutare gli sfollati nell’immediato e, in un secondo momento, la gente bisognosa di sostegno sia per l’abitazione che per le attività economiche messe in ginocchio dall’evento alluvionale.

«Stiamo cercando di rimboccarci le maniche e di ripartire. Ma abbiamo bisogno che le istituzioni ci stiano vicine e che le promesse vengano mantenute». A parlare è Roberto Trucchi, presidente della Misericordia locale della Confederazione nazionale, lui stesso colpito durante sia nell’abitazione che nel lavoro. «Nella gran parte dei casi – spiega –, grazie alla buona volontà delle persone, le imprese hanno ripreso l’attività e le famiglie sono riuscite a rientrare nelle loro case. Ma per riuscire a rimettere in piedi le imprese e a risistemare le abitazioni le persone si sono indebitate dando fondo, molto spesso, ai risparmi di una vita». La domanda è: come pagare i debiti senza i contributi promessi? E anche la stagione estiva, quella del turismo, non sembra portare giovamento. «Vedere un po’ di movimento, un po’ di turisti – dice Trucchi – serve più che altro da un punto di vista psicologico. Ma il turismo, già da prima dell’alluvione, era “mordi e fuggi”, concentrato soprattutto nel fine settimana. Il turismo alle imprese agricole della campagna non porta niente: hanno perso la semina distrutta dall’alluvione e sono in difficoltà anche con quella successiva. Ora l’esigenza è che in tempi rapidissimi si agisca e gli aiuti promessi arrivino. Altrimenti la situazione diventerà pensantissima».

Alcune istituzioni si sono mosse, altre sono rimaste latitanti. «Provincia e Comune – continua – hanno dato il loro contributo. La Regione ha emesso un bando per i contributi i cui termini sono scaduti in questi giorni. Ma la politica nazionale, fino a questo momento, è mancata all’appello». Il volontariato ha avuto invece un ruolo fondamentale. «Sia nell’immediato che ancora oggi – sottolinea Trucchi –. Le parrocchie, la Caritas, la Misericordia hanno fatto sentire la loro presenza e vicinanza alle persone che oggi si sentono demoralizzate». Ma il volontariato da solo non può farcela.

I parroci dell’unità pastorale – don Antonio Scolesi, don Arnaldo Combi e don Mariano Landini – sono sulla stessa lunghezza d’onda. «Purtroppo, a parte singoli interventi di privati ed associazioni, gli unici aiuti concreti in questi mesi la popolazione colpita dall’alluvione li ha ricevuti solo dalla parrocchia e dalla Caritas; le istituzioni pubbliche, nonostante proclami ed avvisi pubblicizzati dai media, sono ancora latitanti», dice sconsolato don Antonio Scolesi. È noto l’impegno della parrocchia e della Caritas nei giorni dell’alluvione, con l’icona della chiesa trasformata in dispensario «a testimonianza della nostra presenza come Chiesa». «Nel frattempo – continua don Antonio, che si è occupato più particolarmente, con la direttrice e i volontari Caritas, della contabilità – sono arrivate molte offerte da parrocchie, associazioni e singoli che, a detta loro, si fidavano solo della Chiesa. Sono arrivati circa 86 mila euro, più ventimila della diocesi per i danni subiti dalle strutture parrocchiali, compreso il Cus, che aveva visto devastato il bar e gli impianti sportivi».

Il metodo usato per distribuire questi fondi è stato molto ben valutato e, in questo senso, fondamentale è risultato l’impegno dei due centri di ascolto di Albinia e Polverosa, i cui volontari hanno svolto un lavoro enorme e particolareggiato sui reali bisogni delle famiglie colpite. Nel frattempo i parroci hanno scritto una lettera a tutta la popolazione per avvisarla della disponibilità di questi fondi, in modo da garantire la trasparenza e non escludere nessuno di coloro che, involontariamente, fossero rimasti fuori dal censimento. A quel punto è iniziata la distribuzione secondo i veri bisogni della famiglie, fino ad esaurimento della somma. «Sì, le offerte raccolte sono adesso esaurite – ribadisce don Antonio – ma nel frattempo sono giunti altri 43 mila euro delle parrocchie della diocesi, raccolti durante l’avvento di fraternità e la quaresima di carità, con importante contributo delle diocesi di Grosseto e Fiesole». Questi fondi saranno utilizzati dalla Caritas diocesana, secondo gli stessi criteri, anche per la parrocchia di Marsiliana e singole famiglie di altre parrocchie confinanti colpite dal disastro.

«Da citare – aggiunge don Mariano Landini – il lavoro ininterrotto nella distribuzione di generi alimentari e vestiario da parte dei due centri di ascolto. La tanta “merce” giunta nei giorni dell’alluvione è stata interamente distribuita anche con consegne a domicilio; adesso continua la distribuzione ordinaria, con una media di una quindicina di “utenti” al giorno, molti dei quali alluvionati che, in questo modo, possono risparmiare qualcosa sulla spesa domestica».

I generi alimentari giungono dal banco alimentare della Caritas e da un fondo messo a disposizione dalla Misericordia locale che, pure, ha ricevuto diverse offerte da enti e singoli donatori. «Si tratta di circa 13 mila euro – specifica Roberto Trucchi – che ci sono giunti al di fuori di offerte particolari ricevute per il rinnovo dei nostri strumenti sanitari e parco macchine». Con questi fondi vengono acquistati, in base alle richieste, generi alimentari presso i negozi che hanno subito danni durante l’alluvione. Da citare, a questo proposito, i molti buoni spesa presso negozi ed attività alluvionate, che sono stati distribuiti in questi mesi. «L’altro fronte sul quale lavorare è quello della prevenzione. Una catastrofe così ampia come quella del 12 novembre, paragonabile forse a quella del ’66, ci ha preso di sorpresa. Forse l’attenzione sul territorio si era un po’ allentata. Il volontariato – conclude Trucchi – è pronto a fare la sua parte affinché tutto questo non si ripeta».

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