Toscana
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Intervista al politologo che ha curato la sintesi dei gruppi alla settimana sociale di Pistoia

Antonio Maria Baggio: «Serve una classe politica che nasca dal basso»

Dobbiamo renderci conto che l’Italia di oggi è molto simile a quella uscita dalla Seconda Guerra Mondiale: un paese di macerie su cui dobbiamo ricostruire. E come allora, in questa ricostruzione i cattolici possono avere un ruolo importante». Antonio Maria Baggio, docente di filosofia della politica all’Università Sophìa di Loppiano, ha avuto il compito, durante la Settimana Sociale dei Cattolici toscani a Pistoia, di fare «la sintesi delle sintesi», proponendo alcune riflessioni su quanto emerso dai lavori di gruppo nella giornata di sabato. LE FOTO: 1 2

Parole chiave: cattolici protagonisti (25)
Antonio Maria Baggio sintetizza i lavori dei gruppi

Professore, qual è la sua lettura della crisi economica, politica, sociale in cui ci troviamo?

«Inizierei col dire che oggi manca la comunità. Nella cultura contemporanea c’è un predominio dell’individualismo, in tutti gli ambiti, economico, culturale, educativo... Abbiamo formato persone che basano la propria identità sui consumi: consumi che adesso non sono più in grado di mantenere, e quindi vanno in crisi. Di fronte a questo però non possiamo semplicemente tornare al passato: l’individualismo ha rotto il modello di comunità da cui veniamo. Bisogna creare nuove forme di comunità, nuove relazioni, che ancora non conosciamo ma di cui forse possiamo già vedere degli esempi».

A cosa si riferisce?

«Pensiamo allo stato sociale: nella società del passato la cura personale, soprattutto di anziani e bambini, avveniva all’interno delle famiglie, in genere affidata alle donne. Un prendersi cura a volte obbligato e sofferto, che era giusto cambiare per consentire alle donne di fare anche altro. Così è nato il modello di welfare che abbiamo potuto costruire in un’epoca di crescita economica. Oggi però gli amministratori locali non hanno soldi per mantenere servizi e sicurezza sociale. Dobbiamo costruire una sussidiarietà di tipo nuovo. Vedo, localmente, che amministrazioni locali, associazioni, cooperative si mettono insieme per risolvere insieme i problemi attraverso la collaborazione di soggetti che a volte finora, neppure si parlavano. Questo è fondamentale per creare una società solidale che può sostituire lo stato sociale. Una società basata su relazioni nuove, non sull’aiuto che arriva dall’alto ma sull’aiuto reciproco».

Cosa può fare la politica per gestire questi cambiamenti?

«Anche la politica è in crisi perché non risolve più i problemi. I cattolici non devono temere la politica: le ideologie sono crollate mentre noi abbiamo un riferimento, la dottrina sociale, che è sempre valido. Oggi c’è bisogno di una nuova classe dirigente che deve nascere dal basso, dal sociale dove ci sono molte competenze da valorizzare. I cattolici non possono più delegare la politica a un partito, come avveniva in passato. Allo stesso tempo, negli ultimi decenni abbiamo visto che tutti i tentativi  di formare un partito dall’alto non hanno funzionato: questa è l’epoca della semina, della costruzione dal basso, dalle fondamenta. Occorre costruire culture politiche nuove e questo lo si fa nel sociale, che non è subordinato al politico».

Tra le richieste emerse dagli interventi la più ricorrente è una nuova legge elettorale sia a livello regionale che nazionale. Che ne pensa?

«La legge elettorale toscana è stata il modello della legge nazionale, e come italiani non sentiamo di dover ringraziare per questo “regalo” la Toscana. Questa legge manifesta una cosa drammatica: l’assenza di una classe dirigente. Pochi privati decidono la composizione dell’organo legislativo: questo dimostra che la politica è diventata un ceto e ha paura delle scelte della società».

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