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Anziani non autosufficienti sulle spalle delle famiglie. Troppe disparità tra le zone toscane

È di mille euro al mese la spesa media che una famiglia toscana, chiamata a fare i conti con una persona non autosufficiente, deve sostenere. Un dato che nasconde differenze significative, in base al reddito, al tipo di intervento necessario, ma soprattutto al territorio.

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La presentazione della ricerca all'Auditorium della Cisl, a Firenze

Troppe le disparità: per un centro diurno, ad esempio, a parità di condizioni, un anziano spende 7,8 euro l’ora se risiede nell’aretino, 17,42 se invece abita nella Valdinievole. Il tutto aggravato da una difficoltà di accesso alle informazioni in merito alle condizioni e alle modalità di fruizione dei servizi da parte dei cittadini.

Sono alcuni dei dati emersi da un’indagine condotta dalla Federazione pensionati della Cisl Toscana, in collaborazione con la Fondazione Zancan, che realizza dal 2012 un monitoraggio regionale sulla presa in carico delle persone anziane non autosufficienti. A questo scopo è stato preso in esame un campione rappresentativo di 300 pensionati legati al mondo Cisl e sono state coinvolte anche le istituzioni.

La ricerca è stata presentata stamani a Firenze nel corso di un convegno, a cui hanno preso parte il segretario nazionale Fnp-Cisl Ermenegildo Bonfanti, l’assessore regionale Stefania Saccardi, la segretaria Cisl regionale Rossella Bugiani, la vicesindaca di Bagno a Ripoli Ilaria Belli, il direttore della Società della Salute Grossetana Fabrizio Boldrini, il segretario generale Fnp-Cisl Toscana Mauro Scotti e il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato.

«L’assistenza agli anziani non autosufficienti non può essere considerata un’emergenza – ha dichiarato Mauro Scotti – le previsioni demografiche ci dicono ormai da tempo che l’invecchiamento della popolazione è strutturale. Per questo è importante fare in modo che il sistema sappia offrire risposte adeguate. La nostra indagine conferma che le famiglie giocano un ruolo fondamentale e che nel tempo si sono ‘arrangiate’ cercando sostegno nel pubblico (quando possibile) e/o nel privato. In questo contesto, il mantenimento del fondo regionale resta una condizione indispensabile, ma non è più sufficiente. Da un lato occorre potenziare le risorse pubbliche, utilizzando in modo aggiuntivo le risorse del fondo nazionale, la cui dotazione annuale è stata stabilizzata con la legge di stabilità 2016. Dall’altro è indispensabile avviare un confronto fra organizzazioni sindacali, datoriali e Regione per l’istituzione di un «fondo territoriale regionale», aperto all’adesione volontaria di tutti i cittadini e che si rapporti anche con i fondi che sempre più si diffondono nei rinnovi dei contratti di lavoro».

«L’altro elemento su cui lavorare – ha aggiunto Scotti – sono le differenze territoriali. Le indagini e i monitoraggi che sino ad oggi abbiamo realizzato in collaborazione con la Fondazione Zancan mostrano che un anziano non autosufficiente ha condizioni di trattamento diverse a seconda della zona-distretto in cui risiede, soprattutto per quanto attiene alla domiciliarità. Nel rispetto delle autonomie locali, della storia e delle scelte organizzative che caratterizzano le zone, è importante lavorare per ridurre la differenze e fare in modo che in Toscana si abbiano ovunque sostegno e risposte di qualità».

Stefania Saccardi ha poi annunciato che la Regione ha previsto una riorganizzazione del sistema del CUP, per abbreviare i tempi delle liste di attesa. Già da giugno i pazienti oncologici avranno come riferimento lo sportello del CORD di Careggi. Dei malati cronici, si occuperà invece il medico di famiglia che avrà il compito di prenotare e pianificare le visite dei propri pazienti; mentre per i coloro che soffrono di problemi cardiaci o di piede diabetico, ci saranno delle corsie di prenotazione preferenziali.

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