Toscana

Attacco alla Libia (aprile-maggio 2011)

RAID NATO DISTRUGGONO 8 NAVI MILITARI DEL REGIME(ASCA-AFP) – Tripoli, 20 maggio – Raid aerei della Nato hanno colpito e distrutto otto navi militari della marina di Muammar Gheddafi nei porti di Tripoli, Al Khums e Sirte. Lo ha riferito l’Alleanza atlantica in una nota. “Tutte le navi attaccate la scorsa notte erano navi da guerra senza utilità civile”, ha riferito il contrammiraglio Russell Harding, vicecomandante dell’operazione Unified Protector. MONS. MARTINELLI, MAI DETTO CHE GHEDDAFI ERA FERITO(ASCA) – Città del Vaticano, 13 maggio – “Davanti a un giornalista che mi diceva se (Gheddafi, ndr) è ferito o meno io ho semplicemente risposto che facilmente dopo l’esperienza difficile accanto al figlio che è morto avrà subito dei turbamenti”: lo spiega in un’intervista alla Radio Vaticana il vicario apostolico di Tripoli, mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, dopo che il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva rilanciato la notizia che Gheddafi era ferito e attribuiva la notizia al presule. “Non ho mai affermato che è ferito in una forma grave o che sia morto – spiega mons. Martinelli -. Devo sottolineare che proprio l’altra sera l’abbiamo visto in televisione ed era in piena forma. Credo sia ancora a Tripoli, non ho elementi per affermare che sia andato all’estero, e credo sia in buona salute”. GHEDDAFI, LE BOMBE NATO NON POSSONO RAGGIUNGERMI (ASCA-AFP) – Tripoli, 13 maggio – Gheddafi torna a farsi vivo. Mentre alcune voci non confermate lo davano per ferito, il leader libico diffonde un proprio audio messaggio diffuso dalla tv di stato del paese nordafricano, affermando che le bombe della Nato non possono colpirlo. “Voglio dirvi – ha detto Gheddafi – che le vostre bombe non possono raggiungermi perché milioni di libici mi stringono nel loro cuore”. SMD, NELL’ULTIMA SETTIMANA 46 MISSIONI AEREI ITALIANI(ASCA) – Roma, 13 maggio – Nell’ultima settimana sono state effettuate 46 missioni dei nostri aerei sulla Libia con Tornado, Eurofighter 2000 e F16 Falcon dell’Aeronautica Militare e AV-8B Plus della Marina Militare. Lo riferisce lo Stato maggiore della Difesa che precisa che ad operare sono stati, in totale, dodici velivoli e quattro navi messi a disposizione della Nato per l’operazione “Unified Protector”. Le navi della nostra Marina Militare, impegnate nel far rispettare l’embargo navale, sono attualmente la Portaeromobili Giuseppe Garibaldi, la Fregata Libeccio, la Nave rifornitrice Etna e il Pattugliatore Comandante Borsini. RIBELLI CONQUISTANO AEROPORTO DI MISURATA (ASCA-AFP) – Misurata, 11 maggio – I ribelli libici sono riusciti a conquistare l’aeroporto di Misurata dopo una serie di violenti combattimenti contro le truppe lealiste a Muammar Gheddafi. Lo ha riferito un reporter dell’Afp. L’aeroporto è completamente nelle mani degli insorti e centinaia di persone stanno festeggiando nelle strade della città, ha spiegato. L’esercito di Gheddafi ha abbandonato alcuni carri armati che sono stati dati alle fiamme dai ribelli, ha detto il corrispondente dell’Afp. OLTRE MILLE PERSONE AL FUNERALE DEL FIGLIO DI GHEDDAFI(ASCA-AFP) – Tripoli, 2 maggio – Oltre mille persone hanno partecipato oggi ai funerali del figlio di Muammar Gheddafi, ucciso in un raid della Nato, cantando slogan e sparando in aria colpi d’arma da fuoco a sostegno del rais. “Vendetta per i martiri! Il popolo è con Muammar, la Guida!”, gridava la folla mentre il corpo di Seif al-Arab, coperto da un abito verde e con indosso una corona, è stato trasportato verso il cimitero di Al-Hani a Tripoli. I partecipanti hanno gridato slogan anche contro il presidente francese Nicolas Sarkozy, mentre altri due figli del Colonnello, Seif al-Islam e Hannibal, hanno partecipato alle esequie. GHEDDAFI, PORTEREMO GUERRA IN ITALIA. CRIMINE DI BERLUSCONI(ASCA) – Roma, 30 aprile – C’é anche un duro attacco all’Italia nel discorso pronunciato stamane dal colonnello libico Muammar Gheddafi. Il rais ha dichiarato che il popolo libico vuole “portare la guerra in Italia” sottolineando, pur con un certo dispiacere, di non potersi opporre a tale decisione. “Con rammarico ho sentito i figli della Libia minacciare di portare la guerra in Italia. Dicono che la guerra, ormai, è tra noi e gli italiani” che stanno uccidendo “i nostri figli così come facevano nel 1911”. “Il governo italiano sta attuando la stessa politica fascista e coloniale dei tempi dell’occupazione”, ha detto Gheddafi ricordando che nel 2008 l’Italia “si è scusata dicendo che è stato un errore che non si sarebbe ripetuto (il colonialismo –ndr), ma ora sta facendo lo stesso errore” “I libici hanno ragione e io non posso porre un veto sulla sulla decisione di difendere la Libia e portare lo scontro nei territori nemici”, ha affermato. Secondo il colonnello, sono i giovani di Sirte a volere “la guerra aperta con l’Italia” e ora i libici sono “liberi di difendere sé stessi”. Gheddafi, poi, si rivolge direttamente al Presidente del Consiglio: “Il mio amico Silvio Berlusconi ha commesso un crimine” permettendo l’avvio dei bombardamenti italiani in Libia. “Avete commesso un crimine, l’ha commesso il mio amico Berlusconi, l’ha commesso il Parlamento italiano. Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, né tanto meno la democrazia. Solo l’amico popolo italiano vuole la pace”, ha concluso. NATO RESPINGE OFFERTA NEGOZIATO GHEDDAFI, SERVONO ATTI NON PAROLE(ASCA-AFP) – Bruxelles, 30 aprile – La Nato ha respinto l’offerta di negoziati avanzata dal colonnello libico Muammar Gheddafi per porre fine ai raid in Libia. “Abbiamo bisogno non di parole ma di azioni”, ha spiegato una fonte ufficiale dell’Alleanza sottolineando come proprio oggi le forze di Gheddafi abbiano continuato a bombardare Misurata uccidendo anche donne e bambini. “Ogni tipo di tregua o di cessate il fuoco deve essere credibile e verificabile”, ha aggiunto. GHEDDAFI PRONTO A TRATTARE CON NATO, “MA NON FUGGIRO’”(ASCA-AFP) – Tripoli, 30 aprile – Il colonnello libico Muammar Gheddafi si è detto pronto a negoziare con i Paesi della Nato per porre fine ai raid aerei in Libia ma ha escluso l’eventualità di lasciare il potere e di fuggire dal Paese. In un discorso trasmesso questa mattina dalla televisione di Stato Gheddafi ha affermato che i Paesi dell’Alleanza atlantica “devono abbandonare ogni speranza” che possa lasciare il Paese. “Non lascerò il mio Paese e combatterò fino alla morte”, ha detto Gheddafi sottolineando che pur non volendosi “arrendere” punta a lanciare un appello al negoziato. “Non ci arrenderemo, ma sono pronto a parlare con Francia e Usa. Solo, però, con delle precondizioni”, ha aggiunto. Gheddafi ha poi voluto ribadire che i ribelli “sono terroristi che non provengono dalla Libia ma dall’Algeria, Egitto, Tunisia e Afghanistan”. NATO, GHEDDAFI NON CONTROLLA MISURATA MA CONTINUA A BOMBARDARE(ASCA) – Napoli, 29 aprile – Le azioni della Nato a difesa della popolazione di Misurata sono ‘di sicuro impatto”, hanno consentito di respingere le forze di Gheddafi che “hanno perso il controllo della citta”‘ anche se i sostenitori del Colonnello “continuano a bombardare i cittadini di Misurata”. Così il Generale di brigata Rob Weighill, sottocapo di stato maggiore di Unified Protector, nel corso di un briefing con la stampa nella sede Nato di Napoli. Il generale britannico spiega che l’esercito di Gheddafi “si avvale di artiglieria, di mortai e missili di lunga gittata” bombardando “indiscriminatamente la città e gli abitanti innocenti”. Un’azione, sottolinea Weighill come il Comandante Bouchard tre giorni fa, “moralmente sbagliata”. “Noi continueremo a colpire i responsabili di tali attacchi”. AL-KUFRAH NELLE MANI DELLE FORZE DI GHEDDAFI(ASCA-AFP) – Bengasi, 28 aprile – Le forze armate di Muammar Gheddafi hanno preso d’assedio la città di Al-Kufrah, nel sudest della Libia, e controllano gran parte della zona. Lo ha riferito all’AFP un combattente tra le fila dei ribelli, spiegando che “sessanta veicoli 4×4 hanno trasportato ad Al-Kufrah 250 militari di Gheddafi” e i ribelli sono stati costretti a ritirarsi. I lealisti, ha aggiunto la fonte, “ora controllano tre quarti della citta”‘ ed hanno “issato una bandiera verde” simbolo del regime di Tripoli. Al-Kufrah è la principale città dell’omonima provincia e si trova al confine con Ciad, Sudan ed Egitto. RAID AEREO NATO A MISURATA UCCIDE 12 RIBELLI(ASCA) – Roma, 28 aprile – Attacchi aerei della Nato a Misurata hanno ucciso per errore 12 ribelli. Lo riferisce il New York Times, precisando che il raid risale al pomeriggio di ieri. Fonti mediche fanno sapere che l’attacco è stato portato contro un impianto industriale nella zona di Qasr Ahmed, che i ribelli stavano usando come postazione avanzata dalla giornata di martedi. L’Alleanza, spiega la fonte, ha lanciato due missili contro l’edificio in cui era asserragliato un gruppo di insorti. LA RUSSA, DA OGGI 8 AEREI POTRANNO COLPIRE OBIETTIVI SUL TERRENO(ASCA) – Roma, 27 aprile – Dopo le comunicazioni di oggi al Parlamento otto aerei italiani saranno a disposizione della Nato per colpire obiettivi militari in Libia. Si tratta di 4 Tornado e 4 AV8 Plus imbarcati sulla porta-aeromobili ”Garibaldi”. Lo ha comunicato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa alle Commissioni riunite Difesa ed Esteri di Camera e Senato sugli sviluppi della missione in Libia.

CAPI TRIBÙ, VOGLIAMO UN PAESE LIBERO E DEMOCRATICO

(ASCA-AFP) – Parigi, 27 aprile – I leader e i rappresentanti di 61 tribù libiche hanno esortato il regime a porre fine agli attacchi indiscriminati contro la popolazione civile. In una dichiarazione congiunta redatta dallo scrittore francese Bernard-Henri Levy, si legge: “Di fronte alle minacce che gravano l’unità del nostro Paese, di fronte alle manovre e alla propaganda del dittatore e della sua famiglia, noi dichiariamo che nulla ci può dividere. Noi condividiamo lo stesso ideale di una Libia libera, democratica e unita”, recita il documento.

NATO, OBIETTIVO NON E’ GHEDDAFI MA POSTI COMANDO E CONTROLLO(ASCA) – Napoli, 26 aprile – La Nato non si preoccupa di raggiungere e colpire il colonnello Gheddafi ma punta essenzialmente a colpire i “nodi di comando e controllo” da cui partono azioni violente contro la popolazione libica. Lo chiarisce il generale Charles Bouchard, comandante dell’operazione Unified Protector. Nel corso di un incontro con i giornalisti della sede Nato di Napoli, alla domanda sugli intenti del bombardamento su Tripoli in un palazzo dove si era immaginato ci fosse Gheddafi, Bouchard risponde: “Direi che il colonnello non era nella sala quando è stata sganciata la bomba. Il nostro obiettivo è quello di colpire i nodi di comando e controllo, non gli individui”. Il generale aggiunge che, comunque, nel quartiere bombardato “c’é un complesso militare con varie case e residenze”. Il comandante di Unified Protector sottolinea poi di non avere notizie precise sul numero delle vittime spiegando che “la Nato non ha truppe su terra” e, quindi, su questa circostanza non ci sono “informazioni chiare”. E, richiamando la risoluzione Onu, insiste con forza sul fatto che “ogni obiettivo colpito è autorizzato, è in conformità con le istruzioni”. USA ANNUNCIANO IMPIEGO DRONI NEL CONFLITTO(ASCA-AFP) – Washington, 22 aprile – Il presidente americano, Barack Obama, ha approvato l’impiego dei ‘droni’ nel conflitto libico. Ad annunciarlo ieri il ministro della Difesa USa, Robert Gates, precisando che gli aerei senza pilota saranno usati per condurre “attacchi più precisi” contro le forze di Gheddafi. I droni sono già impiegati dagli Stati Uniti al confine tra Afghanistan e Pakistan. ASSEDIO LEALISTA A MISURATA, 10 MORTI E 120 FERITI(ASCA) – Roma, 21 aprile – Almeno 10 civili, tra cui un medico ucraino, sono rimasti uccisi a Misurata dagli attacchi delle forze filogovernative libiche, durante i quali hanno perso la vita anche i due fotoreporter Tim Hetherington e Chris Hondros. Lo riferisce il quotidiano britannico The Guardian, citando fonti ospedaliere libiche, secondo cui l’assedio dei lealisti avrebbe causato anche 120 feriti. UNHCR, DA LUNEDÌ 6 MILA FUGGITI IN TUNISIA, MOLTE FAMIGLIE(ASCA) – Roma, 20 aprile – Non più solo migranti economici ma anche intere famiglie libiche stanno varcando in questi giorni il confine tunisino per fuggire dal conflitto. Da lunedì 6 mila persone hanno raggiunto Dehiba, dove le Nazioni Unite hanno montato una tendopoli in un campo da calcio capace di ospitare 1.200 rifugiati. Lo riferisce la Cnn, citando Firas Kayal, funzionario dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati. “Questa è una situazione completamente nuova – ha spiegato – perché prima avevamo a che fare solo con migranti economici mentre ora stanno scappando verso Dehiba migliaia di famigle”. Solo nelle ultime due settimane, si legge sul sito web dell’emittente americana, circa 12 mila libici sono giunti in Tunisia, ospitati da tendopoli, alberghi e centri giovanili. In molti, ha precisato Firas, riferiscono di essere “fuggiti dai bombardamenti”, mentre altri dichiarano di essere scappati perché “terrorizzati dal conflitto”. A mobilitare i libici i combattimenti in atto a Nalut, sotto assedio dalle forze del regime da circa un mese. Sarebbero più di 550 mila le persone ad aver abbandonato la Libia dall’intervento militare della coalizione internazionale.

AEREI NATO BOMBARDANO FORZE GHEDDAFI NEI PRESSI DI BENI WALID

(ASCA) – Roma, 19 aprile – Aerei della Nato hanno bombardato colonne militari del regime libico di Muammar Gheddafi non lontano dalla città di Misurata. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando fonti dei ribelli. Stando al Wsj, i rinforzi lealisti provenivano dalle montagne di Beni Walid, quando sono stati colpiti dalle truppe dell’Alleanza. Nella notte le forze internazionali avrebbero anche bombardato un impianto radar nei pressi del porto di Misurata. Mentre la France Press fa sapere che il Regno Unito supporterà l’evacuazione di 5.000 persone dalla piccola città sul golfo della Sirte. I timori di una catastrofe umanitaria incombente sono aumentati quando la scorsa notte le forze fedeli a Gheddafi hanno lanciato razzi contro la città uccidendo almeno 17 persone e ferendone una decina.

BAN KI-MOON, PRONTA MISSIONE UMANITARIA ANCHE A TRIPOLI(ASCA-AFP) – Budapest, 18 aprile – Dopo Bengasi, presto una missione umanitaria anche a Tripoli per far fronte al mezzo milione di sfollati in Libia a causa del conflitto. Ad annunciarlo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, precisando che l’operazione troverà l’appoggio della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Ban ha anche esortato nuovamente le parti ad un ‘cessate il fuoco’. “Una volta che si raggiungerà un cessate il fuoco, la Libia avrà bisogno di sforzi di vasta portata nel processo di ricostruzione e di mantenimento della pace”, ha detto il segretario generale dell’Onu, conversando con i giornalisti in Ungheria.FONTI OSPEDALIERE, MILLE MORTI A MISURATA IN 6 SETTIMANE(ASCA-AFP) – Misurata, 18 aprile – Mille persone sono rimaste uccise e 3 mila ferite a Misurata, terza città della Libia, da quando le forze fedeli al leader libico Gheddafi hanno cominciato ad attaccare le postazioni dei ribelli, circa sei settimane fa. Lo rende noto il dottor Khaled Abu Falgha, primario del principale ospedale di Misurata. “L’80% delle vittime sono civili”, ha aggiunto la fonte.LEALISTI ATTACCANO AJDABIYA, RIBELLI E CIVILI IN FUGA(ASCA-AFP) – Ajdabiya, 18 aprile – Centinaia di persone sono fuggite ieri da Ajdabiya, sotto assedio dalle forze di Muammar Gheddafi. Nei giorni scorsi i ribelli erano riusciti ad avanzare di una quarantina di chilometri in direzione del porto petrolifero di Brega grazie alle incursioni aeree della Nato, ma i colpi intensi dei lealisti hanno costretto gli insorti a ripiegare verso est. Un corrispondente dell’Afp ha riferito che una decina di pick-up dei ribelli e diversi civili sono stati visti in fuga dalla strategica città libica.ANCORA ESPLOSIONI A MISURATA. HRW, GHEDDAFI USA BOMBE A GRAPPOLO(ASCA-AFP) – Misurata, 16 aprile – Potenti esplosioni hanno scosso la città ‘martire’ di Misurata, una delle più devastate dai combattimenti in Libia. Mentre il bilancio dei morti continua a salire di giorno in giorno, l’Human Rights Watch ha denunciato l’utilizzo da parte delle forze di Gheddafi delle bombe a grappolo: fuorilegge in quasi tutto il mondo. Oltre ai bombardamenti uditi stamane a ovest della città libica di Ajdabiya, dove i ribelli si erano spinti per monitorare la zona a seguito dei raid della Nato degli scorsi giorni, Misurata torna ancora a tremare per le vaste esplosioni che vengono puntualmente accompagnati da raffiche di colpi d’arma da fuoco. Fonti ufficiali del principale ospedale di Misurata, l’Hikma, hanno riferito all’Afp di aver ricevuto nel corso della notte 5 cadaveri e 31 feriti. L’Hrw ha confermato che le forze governative fedeli al rais hanno fatto uso di bombe a grappolo (cluster bomb) contro la città di Misurata. Accusa, quest’ultima, smentita da un portavoce ufficiale a Tripoli. “La scorsa notte è stato come se piovesse”, ha affermato Hazam Abu Zaid, cittadino di Misurata che è dovuto ricorrere alle armi per difendere la propria casa e il proprio quartiere. L’utilizzo di queste armi micidiali era stato rivelato dal New York Times. “Chiediamo alla Nato di attaccare Tripoli Street. Qui non vi sono civili”, ha assicurato uno degli insorti.FRATTINI, A MISURATA 250 MORTI CIVILI IN DUE SETTIMANE(ASCA) – Roma, 14 aprile – “La città di Misurata” è “una città martire: abbiamo registrato, sulla base di dati Onu, nelle ultime due settimane almeno 250 morti civili, tra cui 20 bambini”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini nel corso di una conferenza stampa a Berlino al termine della ministeriale Nato dedicata alla Libia. Il titolare della Farnesina ha sottolineato come “i dati diano un’idea” di quello che sta accadendo a Misurata e come i racconti “siano francamente orribili”. “C’é stato addirittura il bombardamento di un ospedale pediatrico”, ha aggiunto. La città di Misurata sta vedendo “tra i 20 e i 24 mila sfollati che si stanno muovendo verso il centro della citta”‘ mentre vi sono “6.000 stranieri, di cui 5.000 egiziani in attesa di evacuazione”, ha affermato Frattini. Il ministro ha spiegato che vi è un altro problema “gravissimo”: le aree attorno a Misurata “vengono minate completamente dalle truppe di Gheddafi”. Un fatto, questo, che sta preoccupando molto soprattutto per le sorti di quei bambini che potrebbero toccare le mine, ha concluso. IERI 58 RAID DELLA NATO, DISTRUTTI 13 BUNKER E 3 LANCIARAZZI(ASCA) – Roma, 14 aprile – Dall’inizio dell’operazione ‘Unified Protector’ contro la Libia, di cui la Nato ha assunto il comando il 31 marzo scorso, gli aerei dell’Alleanza atlantica hanno condotto 2.191 sortite ed 890 raid aerei. Lo comunica la stessa Nato, precisando che, per quanto riguarda l’embargo sulle armi, al momento 18 navi sono impegnate nel pattugliamento del Mediterraneo centrale. Solo nella giornata di ieri, precisa ancora la Nato, sono state effettuate 153 sortite e 58 raid aerei, tutti mirati contro obiettivi precisi, ma senza necessariamente aprire il fuoco. Tredici bunker, un carro armato e un Amoured da trasporto sono stati distrutti nei pressi di Tripoli. Mentre a Brega sono stati colpiti tre lanciarazzi del regime.RIBELLI ALLA NATO, “VOGLIAMO PIÙ ATTACCHI AEREI CONTRO REGIME”(ASCA-AFP) – Doha, 13 aprile – Il responsabile dei rapporti internazionali dei ribelli ha sollecitato la Nato ad intensificare gli attacchi aerei contro i carri armati e le installazioni militari del regime di Muammar Gheddafi. “I civili non sono sufficientemente protetti. Vogliamo più attacchi aerei contro i carri armati e le postazioni di lancio missilistico” dei lealisti, ha detto Essawi, a margine della riunione del ‘Gruppo di contattò sulla crisi libica a Doha, in Qatar. La Nato ha tuttavia riferito di aver distrutto “il 30 per cento delle installazioni militari” del regime.REGIME, ARMATI E PRONTI A DIFENDERE MISURATA(ASCA-AFP) – Tripoli, 12 aprile – Il ministro libico per gli Affari sociali, Ibrahim Al-Sharif, ha riferito che qualsiasi “approccio ai territori libici con il pretesto di una missione umanitaria” si scontrerà con una “feroce resistenza”. Ne dà notizia l’agenzia libica Jana. “I libici sono armati e pronti a difendere la città di Misurata”, ha aggiunto il ministro nel corso di una conferenza stampa a Tripoli.NO DEI RIBELLI A PIANO UA, “NON PREVEDE ABBANDONO GHEDDAFI”(ASCA-AFP) – Bengasi, 12 aprile – I ribelli libici hanno respinto la proposta di pace dell’Unione africana, perché non contiene una condizione per loro essenziale, cioé l’abbandono del potere da parte di Gheddafi e della sua famiglia. “L’iniziativa dell’Unione africana non comprende l’abbandono della scena politica libica da parte di Gheddafi e dei suoi figli, inoltre è superata”, ha detto il capo del Consiglio nazionale di transizione, Mustafa Abdel Jalil, durante una conferenza stampa a Bengasi, aggiungendo che l’organismo dell’opposizione ha chiesto sin dal primo giorno che Gheddafi lasci il potere. Un’alta delegazione dell’Unione Africana è arrivata ieri a Bengasi per cercare di negoziare un cessate il fuoco tra gli insorti ed il regime di Muammar Gheddafi, d’accordo con la tregua contenuta nel piano di pace proposto dall’Ua. RINVIATA VISITA A ROMA DEL PRESIDENTE CNT JALIL(ASCA) – Roma, 11 aprile – “Per concomitanti impegni del presidente del Consiglio nazionale di transizione libico, Mustafa Abdul Jalil, la sua visita a Roma è rinviata di qualche giorno”. è quanto si legge in una nota della Farnesina, che “si riserva di comunicare la nuova data e le informazioni”. Jalil era atteso a Roma nelle prossime ore, e domani avrebbe dovuto incontrare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il premier Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini. Per il capo degli insorti si sarebbe trattato del primo incontro diplomatico all’estero.RIBELLI RESPINGONO NEGOZIATO UA-REGIME, PRIMA RITIRO DI GHEDDAFI(ASCA-AFP) – Bengasi, 11 aprile – Qualsiasi cessate il fuoco richiederebbe il “ritiro delle truppe governative” e la “libertà di espressione” del popolo libico. Così i ribelli libici reagiscono alla notizia secondo cui Gheddafi avrebbe accettato la tregua contenuta nel piano di pace proposto dall’Unione Africana. “I soldati devono tornare nelle caserme”, ha detto all’Afp Shamsiddin Abdulmolah, portavoce del Consiglio Nazionale di Bengasi. Intanto mediatori dell’Ua sono attesi oggi a Bengasi per aprire un eventuale negoziato. Secondo un corrispondente di Sky news, tuttavia, il presidente sudafricano Jacob Zuma, dopo aver fatto visita al regime di Tripoli, starebbe tornando in Sud Africa, evitando l’incontro con gli insorti. GHEDDAFI ACCETTA ROAD MAP UA. NATO ATTACCA AD AJDABIYA(ASCA) – Roma, 11 aprile – Svolta nella guerra in Libia: Muammar Gheddafi ha accettato la ‘road map’ proposta dall’Unione africana per giungere ad un cessate il fuoco. La notizia è stata data ieri dal presidente del Sudafrica Zuma dopo che la delegazione dell’Ua aveva incontrato il colonnello. “Possiamo dare una chance al cessate il fuoco”, ha detto Zuma. Ora l’attesa di un assenso da parte dei ribelli. Il fine dell’Unione Africana, in sostanza, è la cessazione immediata delle ostilità per poter avviare un periodo di transizione che consenta di introdurre riforme politiche.E intanto prosegue il conflitto: un bombardamento delle forze Nato ha costretto le forze filogovernative alla ritirata. I lealisti si spingevano verso Ajdabiya, porta di ingresso alla parte orientale della Libia, roccaforte dei ribelli, quando i caccia dell’Alleanza hanno sferrato attacchi uccidendo almeno 15 lealisti. Lo hanno riferito testimoni, precisando di aver visto corpi carbonizzati vicino a sei veicoli in due siti a circa 300 metri dall’ingresso occidentale della città. Da Bruxelles un portavoce Nato ha anche reso noto che i raid aerei internazionali hanno distrutto 25 carri armati dei lealisti, 14 nei pressi di Misurata e 11 sulla strada che porta ad Ajdabiya. Mentre il vice ministro degli Esteri libico, Khaled Kaaim, ha affermato che due elicotteri dei ribelli che avevano violato la ‘no fly zone’ sono stati abbattuti dalle forze fedeli a Gheddafi, nella zona di Brega. Kaaim ha dunque criticato le forze Nato incaricate di applicare la risoluzione 1973, accusando l’Alleanza di aver “consentito sabato ai ribelli di violare questa risoluzione e di utilizzare elicotteri da combattimento”. “La nostra domanda alla Nato è: questa risoluzione riguarda soltanto il governo libico o le due parti?”, ha chiesto il funzionario di Tripoli, ritenendo che “la Nato sia diventata una parte del conflitto sostenendo i ribelli”. Fonti mediche hanno fatto sapere che nel fine settimana sono stati uccisi anche 12 ribelli. “Ho visto quattro cadaveri questa mattina. Avevano la gola tagliata e fori di proiettile nel torace”, ha raccontato uno degli insorti. Nel frattempo il capo del Parlamento libico, Mohamed Zwei, ha parlato di un progetto di Costituzione, in preparazione dal 2007. “Il progetto ci è stato consegnato recentemente. C’é un comitato giuridico che deve esaminare il testo prima di presentarlo ai Congressi popolari di base – ha detto Zwei – che a loro volta riesamineranno gli articoli della costituzione e faranno le opportune modifiche, quando nel Paese la situazione si sia calmata”. Da Bengasi arriva invece un chiaro monito sul conflitto: “Per molte città, come Tripoli, Misurata, Zenten, l’incubo non è finito. Chiediamo all’Italia e al resto del mondo di fare di più perché la nostra gente possa affrancarsi dal giogo del regime”. L’annuncio è venuto da Abdel Jalil, capo del Consiglio nazionale transitorio, che sarà domani a Roma nella sua “prima visita all’estero” come leader della nuova Libia. Tre tappe quelle di Jalil: l’incontro con il ministro degli Esteri Franco Frattini, poi quella con il capo dello stato Giorgio Napolitano, e infine la visita a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sul fronte immigrati, tuttavia, ennesima doccia fredda per l’Italia. Proprio mentre il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, incontrerà a Bruxelles l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, per affrontare la questione libica nel quadro dei “contatti regolari” tra l’Alleanza e l’Ue. Ne ha dato notizia la portavoce della Nato, Oana Lungescu, riferendo che Rasmussen ha invitato la Ashton alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza il 14 e 15 a Berlino. Mercoledì a Doha, in Qatar, ci sarà invece la prima riunione del Gruppo di contatto sulla Libia, nato il 29 marzo scorso alla conferenza di Londra. Per l’indomani, invece, la Lega Araba ha organizzato al Cairo un’altra conferenza internazionale alla quale prenderanno parte il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, il capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton e il presidente della commissione dell’Unione Africana, Jean Ping.

LEGA ARABA, 14 APRILE CONFERENZA AL CAIRO CON ONU E UE

FORZE GHEDDAFI BOMBARDANO AJDABIYA, RIBELLI IN FUGA(ASCA-AFP) – Ajdabiya, 9 aprile – Le forze filogovernative del colonnello libico Muammar Gheddafi avanzano bombardando verso la parte occidentale di Ajdabiya provocando la ritirata dei ribelli. Lo comunica un corrispondente dell’Afp che si trova sul posto. Il fuoco dell’artiglieria ha allontanato i ribelli, che nella mattinata sono stati spinti verso la città petrolifera di Brega, sulla costa centrale, 80 km (50 miglia) a ovest. I ribelli avevano anche permesso ai giornalisti stranieri di arrivare a metà strada verso Brega in un punto in cui avevano stabilito una base dietro la linea del fronte. Era la prima volta, da mercoledì, che i ribelli consentivano ai giornalisti di andare al di là di Ajdabiya. Dozzine di auto e veicoli militari sono stati visti andare verso Ajdabiya, roccaforte ribelle di Bengasi, usando entrambe le carreggiate della strada principale. Cannoni antiaerei e lanciarazzi sono stati visti in una posizione difensiva lungo l’autostrada per coprire la ritirata.

SCONTRI A MISURATA. KAMIKAZE AL QAEDA CONTRO REGIME

(ASCA) – 7 aprile – Ribelli libici ancora all’avanzata verso Brega, mentre si complica la battaglia a Misurata. Al piccolo centro petrolifero gli insorti hanno inviato rinforzi e rifornimenti. Negli scontri con i lealisti il fronte indietreggia verso Ajdabiya e Ras Lanuf, anche se nessuna delle due parti è ancora riuscita a prevalere. Le truppe di Muammar Gheddafi hanno bombardato un campo petrolifero a Ojla, ultima roccaforte dei ribelli prima di Bengasi. Bombardamenti e attacchi anche sulla strada che porta al porto di Misurata: le truppe del rais hanno assalito la città su tre lati con colpi di mortai e carri armati. Fonti mediche hanno conermato che una persona è rimasta uccisa e altre cinque sono rimaste ferite. E si fa “più difficile” la conduzione di raid aerei contro gli obiettivi militari di Gheddafi, a causa dell’utilizzo di civili come scudi umani. Ad affermarlo la Nato, accusata dai ribelli di “agire lentamente” e lasciar morire la popolazione di Misurata”.

Il contrammiraglio Russ Harding, vice comandante della operazione ‘Unified protector’ in Libia, ha però dichiarato che l’Alleanza lavorerà “chirurgicamente”, perché “non bisogna dimenticare che la priorità resta quella di proteggere i civili”. Tuttavia, si contano diversi veicoli pesanti e carri armati delle forze governative distrutti da velivoli dell’Alleanza. Il quotidiano popolare russo “Komsomolskaia Pravda” ha invece riportato che centinaia di mercenari bielorussi stanno aiutando il regime nel fare fronte agli attacchi della Nato. I militari, la gran parte proveniente dalla 334ma unità delle forze d’elite bielorusse, sono pagati 3.000 dollari al mese dal regime libico, scrive il quotidiano. Tra di loro ci sono istruttori incaricati di formare le truppe libiche, consiglieri e rappresentanti dei servizi militari bielorussi, spiega la fonte, precisando che la maggior parte del materiale libico è di fabbricazione russa e sovietica.

Nel frattempo il quotidiano Ennahar, citando fonti della sicurezza algerina, ha anche rivelato che la cellula di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), attiva nelle regioni del Sahara africano, sta inviando suoi kamikaze in Libia per compiere attacchi suicidi contro le brigate di Muammar Gheddafi. Gli inquirenti seguono questa pista alla luce delle indagini che hanno portato all’identificazione di un terrorista algerino di al-Qaeda, Dhakar Abdel Qader, ucciso nei giorni scorsi nella provincia di Illizi, vicino al confine con la Libia, durante uno scontro a fuoco con la polizia algerina. A fine marzo l’Alto Comandante della Nato, ammiraglio James Stavridis, parlando davanti alla Commissione per le Forze Armate del Senato americano e riportando dati dell’intelligence Usa, aveva confermato “segnali” della presenza di membri di Al-Qaeda e di Hezbollah nelle fila dei ribelli libici.

Intanto dal New York Times arriva il bilancio della guerra stampo su alcune foto ritrovate in una caserma dai giornalisti stranieri condotti in “tour” dal regime per mostrare la devastazione di Zawiyah, città dell’ovest riconquistata poche settimane fa. Gli scatti documentano le torture commesse dagli uomini del Colonnello contro gli insorti: cicatrici su corpi nudi e seminudi, mani legate dietro la schiena, pozze di sangue. In altre foto si vedono le armi bianche usate dai torturatori, tra cui bottiglie rotte e polveri. Dal canto suo, però, Gheddafi sembra alla ricerca di una soluzione politica. In una lettera inviata al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e di cui la Casa Bianca conferma la ricezione, il rais ha chiesto lo “stop ai raid della Nato”. Secca la replica Usa: “Qualsiasi azione Usa sulla fine degli interventi militari sarà basata non sulle parole bensì sui fatti”. Nella missiva il rais ha anche affermato che la sua nazione è stata colpita dalle forze Nato più “moralmente” che “fisicamente”. Ieri il vice ministro degli Esteri di Tripoli, Khaled Kaim, ha detto che il regime libico è pronto al dialogo con i ribelli se questi deporranno le armi. “Devono deporre le armi e uccessivamente potranno partecipare al processo politico”, ha detto il vice ministro. Sul piano commerciale invece, Tripoli ha importato 19.000 tonnellate di benzina da una nave cisterna straniera ancorata in acque tunisine. A renderlo noto una fonte vicina alla compagnia petrolifera libica. Anche gli insorti hanno lanciato la prima consegna di petrolio dal porto di Tobruk. La nave, di proprietà greca e registrata in Liberia è partita dal terminal con un carico del valore di 100 milioni di dollari, destinati a finanziare la guerra degli insorti contro il regime di Muammar Gheddafi. Ma nella notte la produzione di greggio è stata interrotta, in vista degli attacchi lealisti contro i depositi di Misla e Waha, ha raccontato un portavoce di Bengasi.

Sul fronte diplomatico si guarda al 26 aprile, quando a Roma si terrà un vertice Italia-Francia: al centro del summit ‘bilaterale’ fra Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi vi saranno la questione libica ma anche il tema dell’immigrazione e più in generale i rapporti fra i due Paesi. La seconda riunione del ‘Gruppo di Contattò sulla Libia si svolgerà invece la prossima settimana a Doha, capitale del Qatar. Mossa anche della Danimarca, che ha nominato un inviato speciale al Consiglio nazionale di Bengasi (Cnt) per rafforzare i rapporti con i ribelli. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri danese Lene Espersen. La Danimarca è tra i primi Paesi ad essersi impegnata militarmente nelle operazioni della coalizione internazionale in Libia.

RIBELLI, DELUSI DA NATO. IN RITIRATA VERSO AJDABIYA(ASCA) – Roma, 6 aprile – Dal 19 marzo, dopo 18 giorni, Brega resta lo snodo del conflitto libico, anche se ieri le forze di Muammar Gheddafi sono riusciti a riconquistare il piccolo centro petrolifero nonostante i raid della Nato. La France Press ha parlato di bombardamenti dei lealisti che hanno costretto gli insorti alla ritirata verso Ajdabiya. Si tratta della prima significativa perdita di terreno dei rivoltosi in quasi una settimana. Tuttavia, un comunicato della Nato ha rivelato che da quando il comando delle operazioni è passato nelle mani dell’Alleanza è stato distrutto il 30 per cento delle installazioni militari del regime.

I ribelli libici hanno però criticato ieri la stessa Alleanza. La Nato “lascia morire gli abitanti di Misurata” e “ci ha deluso, non avendoci offerto quello che ci serve”, ha dichiarato Abdel Fattah Younes, ex ministro degli Interni di Muammar Gheddafi, e ora capo di stato maggiore militare dal Consiglio nazionale di transizione (Cnt). “Se la Nato aspetta ancora una settimana, non resterà più niente a Misurata”. Intanto l’esercito americano ha annunciato di aver ritirato tutti i suoi aerei da combattimento e i suoi missili tomahawk, in seguito alla proroga di 48 ore concessa nel fine settimana su richiesta della Nato. Che ieri ha fermato quattro imbarcazioni dei ribelli cariche di armi e aiuti umanitari partite da Bengasi e dirette a Misurata, dando loro la scelta di consegnare le armi o tornare indietro. Misurata è da giorni cannoneggiata da forze fedeli a Muammar Gheddafi che secondo fonti dei ribelli fanno anche strage di civili. Le armi “saranno confiscate”, mentre gli aiuti umanitari a bordo potranno giungere a destinazione, ha detto il brigadiere generale Mark van Uhm, capo operazioni del comando Nato Shape.

Si apre inoltre un nuovo fronte, quello commerciale, dove i ribelli libici contano di dare il via in queste ore alla loro prima spedizione di petrolio. La petroliera Equator, che può tasportare fino a un milione di barili di greggio, è attesa nel porto orientale libico di Marsa el Hariga. Ma anche il regime di Gheddafi tenta il rifornimento: un rappresentante del governo ha reso noto che una petroliera di proprietà libica con un carico di greggio importato è attraccata in un porto controllato dal regime di Tripoli, violando dunque l’embargo imposto dalla risoluzione Onu.

E il Colonnello è nuovamente comparso tra la folla nella sua residenza-bunker di Tripoli, Bab al-Aziziya, per la prima volta dopo la sua ultima apparizione pubblica del 22 marzo scorso. “Gheddafi e i figli devono andarsene prima di avviare qualsiasi negoziato diplomatico”, ha però replicato Bengasi alle indiscrezioni pubblicate dal New York Times, secondo cui vi sarebbe una trattativa avviata da due figli di Gheddafi, Saif e Saadi, per favorire una transizione democratica del paese, guidata da Saif, che prevederebbe il ritiro dalla scena del rais. Tripoli ha anche aperto per un “negoziato” che viaggi verso una “soluzione politica” nel Paese, ma le dimissioni di Muhammar Gheddafi “non sono trattabili”, ha ribadito il portavoce del regime, Ibrahim Mussa.

Abdelati Obeidi è diventato nella notte il nuovo ministro degli Esteri libico, dopo che Mussa Kussa, stretto consigliere del rais ed ex capo dell’intelligence, è volato in Gran Bretagna dove ha annunciato di non rappresentare più il regime di Muammar Gheddafi come segno di protesta per i bombardamenti contro la sua popolazione. Mentre il ministro degli Esteri di Londra, William Hague, ha rassicurato che il Regno Unito fornirà ai ribelli “equipaggiamento non letale” e che in particolare si tratta di strumentazione per le telecomunicazioni. In un comunicato inviato ai parlamentari, il capo della diplomazia britannica ha confermato che l’intervento militare in Libia ha scongiurato “enormi perdite di vite umane e una catastrofe umanitaria”.

BREGA AL CENTRO DEL CONFLITTO. BOMBE ANCHE A TRIPOLI(ASCA) – Roma, 5 aprile – Brega al centro del conflitto: la piccola località portuale libica è ancora al centro degli scontri tra le forze del regime e i ribelli. Al Jazeera ha riferito di esplosioni e numerose colonne di fumo. Secondo l’emittente araba gli insorti sarebbero riusciti a riprendere in mano l’area industrializzata della città. Bombardamenti anche a Tripoli, per mano dei lealisti che hanno sferrato attacchi contro la regione di Jabal al-Jabal al-Gharbi, sotto il controllo dei rivoltosi. A renderlo noto l’Afp, secondo cui i fedelissimi di Gheddafi hanno conquistato Kekla e stanno avanzando verso Nalut. Attaccata anche Misurata: a colpi di artiglieria e mortai le truppe filogovernative “hanno mirato aree residenziali”.

Medici Senza Frontiere hanno riferito dell’evacuazione di circa 70 residenti dalla città. Intanto è in crisi il comparto commerciale nel Paese, dove la riapertura delle attività è minacciata da milizie di cecchini. “Un mercato, vicino alla strada principale, è pieno di cecchini e ogni esercente che cerca di aprire il suo banco viene immediatamente preso di mira a colpi di arma da fuoco”, hanno raccontato da Misurata. Anche il centro petrolifero di Misla, ha rivelato Al Jazeera, è stato assediato dai lealisti.

Nel frattempo proseguono gli attacchi della Nato al fianco dei ribelli: 58 nelle ultime 24 ore. Da quando le truppe internazionali hanno assunto la guida delle operazioni, le missioni aeree compiute sono state 701: in 276 casi sono stati presi di mira precisi obiettivi. A renderlo noto la stessa Alleanza in un comunicato. Il regime, intanto, si è detto pronto ad un negoziato per arrivare ad una soluzione politica della crisi, ed anche a preparare il Paese alle elezioni, a condizione che Gheddafi, però, resti al potere. Lo ha detto il portavoce del regime, Ibrahim Mussa, precisando che il Colonnello rappresenta “l’unità delle tribu”‘ all’interno della Libia. Dal canto suo Tripoli ha anche lanciato ieri un monito preciso: basta bombardamenti degli “aerei invasori” o molte città libiche, compresa la capitale dei ribelli Bengasi, andranno incontro “all’interruzione dell’approvvigionamento idrico alle popolazioni”. In una nota diffusa tramite l’agenzia Jana, il ministero libico dell’Agricoltura ha infatti avvertito che le infrastrutture e le condotte del Grande fiume artificiale – un acquedotto che porta sulla costa le “acque fossili del Sahara” e che rappresenta la fonte idrica dalla quale dipende non meno del 70% degli abitanti della Libia – corrono gravi pericoli in seguito ai bombardamenti.

A Bengasi è nata spontaneamente ieri una manifestazione di protesta nei confronti della Nato. Lo ha constatato Al Jazeera, precisando che gli attivisti dell’opposizione si sono dati appuntamento nella piazza principale della città ed hanno rivolto accuse alla coalizione, rea di non fare abbastanza per aiutarli nella loro lotta contro le forze del Colonnello. Maggiore sostegno a Zintan e Misurata: questa la richiesta degli insorti.

Sul fronte diplomatico, intanto “l’Italia riconosce il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi come unico interlocutore legittimo e rappresentante del popolo libico”. L’annuncio è venuto dal ministro degli Esteri Franco Frattini, al termine di un colloquio tenuto ieri a Roma con il responsabile esteri dell’amministrazione provvisoria di Bengasi, Ali al Isawi. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha invece reso noto che la seconda riunione del «Gruppo di Contatto» sulla Libia si svolgerà la prossima settimana a Doha, capitale del Qatar. Dalla Turchia gli sforzi di mediazione più consistenti: ad Ankara, dopo la visita di Atene, si è recato il viceministro agli Esteri libico Abdelati Obeidi e il governo turco ha parlato di “dialoghi per trovare un terreno comune al fine di arrivare ad un cessate il fuoco” tra le parti. Irricevibile per gli insorti l’ipotesi di un compromesso che i figli di Gheddafi stanno tentando di proporre agli alleati della coalizione, con un passaggio dei poteri al “delfino” Saif e l’uscita di scena del colonnello.

MSF, EVACUATI DA MISURATA CON UNA NAVE 70 FERITI GUERRA(ASCA) – Roma, 4 aprile – L’organizzazione medico-umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere (MSF), nella giornata di domenica 3 aprile, ha evacuato 71 pazienti via nave dalla città libica di Misurata, dove le violenze in corso hanno portato allo stremo le strutture mediche. “Siamo riusciti ad attraccare a Misurata domenica pomeriggio, nonostante fossero in corso intensi scontri nella città da diversi giorni – ha affermato Helmy Mekaoui, il medico di MSF che ha coordinato l’evacuazione medica. – Le violenze hanno determinato un gran numero di feriti, ma per fortuna siamo riusciti ad attraccare e a evacuarli”. Tra i pazienti evacuati c’erano 3 persone in pericolo di vita, 11 con traumi gravi e molte altre con ferite addominali e fratture esposte. Cure mediche intensive sono state fornite a bordo della nave salpata verso la Tunisia”.

VICARIO TRIPOLI: ANCORA VITTIME CIVILI, MA SI APRONO SPIRAGLI DI PACE

Tripoli (Agenzia Fides, 2 aprile) – “Ieri, 1° aprile, a Sirte 8 civili, in maggioranza donne e bambini sono stati uccisi dai bombardamenti delle forze internazionali” dice all’Agenzia Fides mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli.La precedente denuncia di Mons. Martinelli sulle vittime civili dei bombardamenti ha provocato le risposta del Quartier Generale della NATO di Bruxelles che ha affermato che verificherà la notizia. “Che vengano pure a verificare” commenta il Vicario Apostolico di Tripoli. “La popolazione libica non ne può più di vivere in questa situazione. Secondo le ultime informazioni che ho raccolto, la paura dei bombardamenti e dei combattimenti ha spinto circa 400.000 libici a trovare rifugio in Tunisia ed in Egitto”.“Vedo comunque degli spiragli di pace” aggiunge Mons. Martinelli. “I colloqui a Londra con l’inviato di uno dei figli di Gheddafi sono un segnale che qualcosa si sta muovendo”. Secondo quanto rivelato dalla stampa britannica, nei giorni scorsi è giunto a Londra, Mohammed Ismail, uno stretto collaboratore di Saif al-Islam, uno dei figli del leader libico, che ha incontrato alcuni rappresentanti del governo britannico.“Ieri, la nostra piccola comunità ha celebrato due Messe: la prima alla 9 per i filippini, e la seconda alle 10,30 per gli africani ed altri filippini. Abbiamo letto il passo del Vangelo del cieco che riacquista la vista. Un simbolo di questa umanità accecata dalla guerra. Ma non viene meno la speranza che essa ritrovi la luce della ragione” conclude Mons. Martinelli. RIBELLI, ABBIAMO RICONQUISTATO BREGA(ASCA-AFP) – Brega, 2 aprile – I ribelli libici hanno annunciato di aver riconquistato, dopo una lunga e violenta battaglia contro le forze del rais, la strategica città di Brega. A riferirlo un reporter dell’Afp. Nonostante non vi siano ulteriori conferme, il corrispondente dell’Afp ha visto sette corpi senza vita di miliziani pro-Gheddafi e almeno 10 camion dell’esercito dati alle fiamme lungo una strada alla periferia orientale di Brega. Accanto ai camion bruciati è stato ritrovato un cratere, di 5 metri di larghezza e due di profondità. Ciò lascia supporre che i convogli siano stati neutralizzati nel corso della notte da raid aerei Nato.

Dall’archivio: Attacco alla Libia: gli avvenimenti del marzo 2011

Le troppe contraddizioni della «legalità internazionale» (di Franco Vaccari)Non è così che si fa «ingerenza umanitaria» (di Romanello Cantini)