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Banca Etruria, famiglie e pensionati le vittime del crack

Per chi aveva investito i propri risparmi nelle obbligazioni di Banca Etruria - e specie nell'aretino lo avevano fatto in tanti tra famiglie e piccoli risparmiatori - è un vero dramma. Il decreto che ha salvato l'istituto ha salvaguardato dipendenti e correntisti ma ha azzerato gli investimenti obbligazionari. Cresce la rabbia e la protesta di chi ha visto andare in fumo i risparmi di una vita. E a Civitavecchia c'è già stato un suicidio....

Percorsi: Arezzo - Banche
Proteste di risparmiatori

C’è chi aveva messo da parte un po’ di soldi per nipoti e figli, o ancora chi sperava di utilizzarli per una pensione tranquilla. C’è il piccolo agricoltore che «prende poco di pensione» e che ora non sa che fare; c’è la mamma in lacrime che si vergogna anche di rivelare quanti euro aveva investito e spera soltanto che possa riaverli. Già, perché in poche ore quei soldi, i soldi di una vita, messi da parte con fatica da famiglie intere, sono scomparsi. Il tempo di constatare che l’investimento suggerito da quella banca che si credeva amica, quella che porta il nome del nostro stesso territorio, quella con il direttore a cui potevamo dare del tu, in realtà era ad alto rischio. Storie di piccoli grandi drammi.

Famiglie, pensionati: sono la faccia triste del crack di Banca Etruria di Arezzo, uno dei quattro istituti coinvolti nel decreto «salva-banche» approvato dal Governo domenica 29 novembre. Un ciclone che sta sconvolgendo il territorio aretino e che ha attirato in città le luci dei riflettori della politica nazionale. Migliaia le famiglie coinvolte, 5mila erano solo gli obbligazionisti subordinati di Banca Etruria.

IL SUICIDIO DI CIVITAVECCHIA - E a rendere più drammatica la vicenda Banca Etruria, c’è la storia di un risparmiatore di Civitavecchia che dopo aver scoperto di aver perso tutto si è tolto la vita. I familiari hanno ritrovato nel computer dell’uomo una lettera con cui spiega il suo gesto. L'uomo, ex dipendente dell'Enel, ha raccontato i tentativi fatti per rientrare in possesso del suo capitale, dopo che la banca ha cambiato da basso rischio ad altissimo il suo profilo di investimento. Quindi, il decreto «salva-banche» che ha azzerato tutte le sue azioni e obbligazioni e lo ha portato al gesto estremo.

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino: «Speriamo che questo faccia riflettere un po' tutti quanti noi a non misurare la vita e il progresso della civiltà soltanto col Pil o le percentuali dei soldi», ha affermato rispondendo alle domande dei giornalisti

 

IL DRAMMA DEI RISPARMIATORI - Intanto, ad Arezzo molti risparmiatori si sono rivolti agli sportelli delle diverse associazioni di consumatori, per cercare di capire se mai potranno rivedere quei soldi

«I risparmiatori che si sono ritrovati in questa situazione ha dimostrato tutti una grande dignità», spiega Giovanni Cuciti, dell’Associazione dei consumatori della Cisl (Adiconsum).

«Ma dietro alla dignità c’è anche un grande sentimento di rabbia. La gente si sente defraudata dei propri risparmi e non sa nemmeno con chi prendersela esattamente», aggiunge Cuciti. «Mi è capitato di dover ascoltare storie di autentici drammi - aggiunge l’avvocato Alessandro Calucci, rappresentante del Codacons ad Arezzo -. Si va da investimenti di poche migliaia di euro, a cifre più sostanziose, anche di 100mila euro. Soldi che dalla mattina alla sera sono scomparsi». E per cercare di tutelare queste famiglie, da più parti sono arrivate proposte per emendare il decreto con cui il Governo ha creato la nuova Banca Etruria. Un decreto che da una parte ha lasciato le sofferenze della vecchia banca in una gestione separata consentendo all’Istituto di Via Calamandrei di non chiudere, ma che dall’altra ha gettato nello sconforto azionisti e obbligazionisti che hanno visto azzerare il proprio investimento.

ESPOSTO DEL CODACONS - Nel frattempo, Codacons ha annunciato la volontà di presentare una serie di esposti alle Procure di Roma, Arezzo, Ferrara, Chieti e Ancona, «in cui si chiede di aprire una indagine alla luce delle possibili fattispecie di falso in bilancio,  aggiotaggio e false comunicazioni  sociali».

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