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Bcc, Bracaglia: «La nostra differenza? Il cliente è una persona»

«Niente è più come prima, ma dobbiamo cambiarci da soli». Ne è convinto Paolo Bracaglia (nella foto), direttore del Credito cooperativo Valdarno Fiorentino, con sede a Reggello, una delle 26 Bcc toscane. Con lui parliamo dei grandi cambiamenti che investono il settore bancario con fusioni, ristrutturazioni e imposizione di standard europei.

Percorsi: Banche - Economia
Parole chiave: Bcc (20)
Paolo Bracaglia

Adesso i cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti, ma sono iniziati ben prima, «nel 1992/93 – precisa – con l’apertura europea alle banche e l’introduzione del modello della banca universale, da noi con il Testo unico bancario entrato in vigore nel 1994. Molti osservatori, economisti tuonarono dicendo che le banche italiane non avrebbero retto al confronto europeo, ma sbagliarono, non tanto nel contenuti quanto nei tempi». Certo, «negli ultimi tempi c’è stata una accelerazione». E questo – ci spiega – «per due fattori principali. Il primo la crisi finanziaria e poi economica ha cambiato strutturalmente le banche ed il modo di fare banca oggi e poi soprattutto ha indotto i «regolatori» a cambiare le regole di Vigilanza e di intervento sulle crisi bancarie dopo che in molti stati sovrani (per prima la «virtuosa» Germania) enormi masse di denaro pubblico sono stati spesi per salvare le banche in crisi. Quindi il secondo fattore ovvero il nuovo Sistema di supervisione e di risoluzioni europeo è conseguenza del primo, ma ha certamente maggiori effetti sulle banche, per primo la grossa spinta alle aggregazioni tra banche».

Le Bcc come hanno vissuto e vivono questi cambiamenti?

«Certamente con difficoltà. Molti esponenti di alto livello sono disorientati perché non hanno ancora metabolizzato il concetto fondamentale: con il passaggio della vigilanza all’Europa niente sarà come prima e quindi prima che ci cambi il nostro modo di essere chi non ci conosce bene come ci ha conosciuto finora la Banca d’Italia, dobbiamo cambiarci da soli».

In quest’ultimo periodo ci sono stati accorpamenti e fusioni anche nel mondo delle Bcc. Anche Papa Francesco, parlando alla Bcc di Roma ha auspicato che si vada in questa direzione non solo perché «l’unione fa la forza», ma «perché bisogna pensare più in grande, allargare l’orizzonte». È dunque un processo inevitabile?

«L’“unione fa la forza” è un concetto validissimo e certamente il Papa, citandolo, non ci ha detto niente di nuovo. Ma come ci dobbiamo unire? A che altezza va allargato l’orizzonte? Quanto dobbiamo pensare più in grande? Questo Papa Francesco, come nessun altro può dircelo. Dobbiamo capirlo da soli. E con quali cambiamenti organizzativi e di assetto delle governance dobbiamo realizzare una maggiore unità? Fusioni od integrazioni in un gruppo bancario? Io ritengo che servano entrambe ed è sicuramente un processo inevitabile se vogliamo assicurare un futuro ai valori della cooperazione di credito».

Non c’è il rischio che si perda il radicamento con il territorio?

«Il radicamento lo perdi sicuramente solo se muori. Se cambi lo perdi solo se lo vuoi perdere, non perché sei cresciuto per linee esterne o perché fai parte di in gruppo bancario. Vorrei citare il grande Roberto Benigni... “Iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi”. Dobbiamo quindi declinare con fantasia e coraggio il nostro cambiamento, preservando i nostri valori, come il radicamento territoriale, per dare al nostro paese altri 100 anni di cooperazione di credito».

Quanto contano i soci nella governance di una Bcc?

«I soci contano molto. Riuniti nell’assemblea essi costituiscono il massimo organo volitivo della Bcc. Purtroppo oggi troppo spesso si registra una scarsa presenza dei soci alle assemblee, segno di un sempre maggiore individualismo che serpeggia, ma segno anche che molti soci hanno scarsa consapevolezza dei loro doveri e dei loro diritti, primo tra tutti la trasparenza e su questo tema deve fare autocritica il gruppo dirigente in primis i Consigli di Amministrazione. Devo dire come esperienza personale che io ho sentito l’esigenza di dedicare una risorsa del personale proprio su questo tema, attivando un ufficio soci che si relaziona con ogni singolo socio in quanto tale e non in quanto cliente della banca. Il tema della differenza e della biodiversità bancaria del credito cooperativo passa sicuramente da questo tema».

Una pubblicità delle Bcc ripeteva: «La mia banca è diversa». Ma è davvero così, ancora oggi?

«Certo che è così ancora oggi! Le nostre sono e saranno sempre banche differenti per forza e valori. Perché mettiamo al centro del nostro operato la persona umana, il cliente o il socio cliente, non in quanto opportunità di profitto ma come persona umana che intende costruire qualcosa. Investire, costruire, oggi è ancora collaborare alla attività creativa di Dio, nel rispetto della dignità delle persone e nel rispetto dell’ambiente. Noi, le Bcc dobbiamo sempre più riaffermare il nostro ruolo di fabbricatori di fiducia e di facilitatori dell’attività creativa delle donne e degli uomini dei nostri territori. E non è un problema di dimensioni aziendali ma di quali valori vive questa dimensione».

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