Toscana

Bertone a Cuba: «Nei giovani ho visto il risveglio della fede»

dall’inviata Sir a Cuba Patrizia Caiffa

L’incontro con i giovani e «l’arricchimento per l’avvicinamento alla storia culturale e spirituale cubana» sono gli aspetti, sul piano personale, che più hanno colpito il card. Tarcisio Bertone durante la sua visita a Cuba, per celebrare i 10 anni dallo storico viaggio di Giovanni Paolo II nell’isola, avvenuto dal 15 al 28 gennaio 1998. Lo ha confidato lui stesso alla stampa cattolica cubana (11 pubblicazioni diocesane mensili o bimestrali, una quarantina parrocchiali), martedì, durante un incontro in Nunziatura a L’Avana, poco prima dell’ultimo appuntamento in programma, cioè il colloquio con Raul Castro. «Anche se è la terza volta che vengo a Cuba – ha detto – ho conosciuto molte realtà che non conoscevo». Il card. Bertone si è detto colpito anche «dall’entusiasmo dei giovani»: «Ho visto tanta gente a Santiago, Santa Clara e Guantanamo. Mi sembra sia in atto un risveglio, anche della fede».

Anche nell’incontro con i futuri medici alla Elam, la Escuela latino americana de medicina, ha osservato il card. Bertone, «i giovani non avevano paura di presentarsi come cattolici e chiedere maggiore libertà di azione, di unione, di pensiero e di scambio, sia a Cuba, sia tra diversi Paesi. È stata un’occasione per uscire allo scoperto». Il Segretario di Stato ha anche apprezzato «che la radio e la tv cubana abbiano parlato molto di questa visita». Lunedì scorso, infatti, la conferenza stampa del card.Bertone è stata trasmessa per intero in tv. Informandosi poi se fosse stata diffusa via radio o in tv anche la messa a Guantanamo ha commentato con ironia: «Già , Guantanamo no, perché è pericoloso».

Nello stesso incontro in Nunziatura Bertone ha parlato anche delle «promesse» ricevute «per maggiori aperture sulla stampa scritta e sulla radio, e in alcune occasioni eccezionali anche in tv»: della stampa cattolica. «Si comincia sempre dalle promesse, però speriamo in qualche apertura, perché niente è impossibile», ha aggiunto, consapevole delle difficoltà che spesso incontra la stampa cattolica, tra le quali, ad esempio, nelle limitazioni alla tiratura di copie, che per le autorità è dovuta alla mancanza di carta. «E come non ho chiesto direttamente l’amnistia per i detenuti perché sembrerebbe una interferenza, visto che la Chiesa non impone ma propone – ha precisato – così non ho chiesto scuole cattoliche, ma maggiore spazio nella formazione e nell’educazione, ossia la partecipazione alla cultura. Vediamo cosa succederà». E a chi lamentava l’impossibilità di accedere alla piazza della cattedrale dell’Avana il 21 febbraio scorso, nonostante i lunghi viaggi dalla provincia, dando così in tv l’immagine di una Chiesa con poco popolo, ha detto: «Questo può essere vero però delego ai vescovi di occuparsene. Sappiamo che questo non accade solo alla tv cubana. Anche i più grandi giornali italiani dicono del Family day che erano 50 mila persone invece erano 1 milione e mezzo, come pure fa la tv di Stato in Italia e Spagna, quando vuole ridurre la visibilità della Chiesa. Durante l’Angelus, ad esempio, non si inquadra mai il popolo ma solo un angolino». Lunedì 25 febbraio, nel corso di una conferenza stampa, il card. Bertone aveva voluto inviare un saluto particolare all’ex-presidente Fidel Castro, «che conosco personalmente – aveva sottolineato – e che ha parlato tanto bene di Madre Teresa, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dicendo del Papa attuale che sembra avere il viso di un angelo, un viso luminoso. E tutti speriamo, se è nella mente di Dio come si dice nella teologia, che questa visita del Papa a Cuba possa avvenire».

Il Segretario di Stato aveva poi confermato i punti messi in rilievo all’inizio dell’incontro dal ministro delle relazioni esterne Feliper Perez Roque, che aveva definito la relazione tra Cuba e Santa Sede «fluida, cordiale e rispettosa», con molte «convergenze», anche sui temi dell’agenda internazionale. Rispondendo poi ad una domanda di un giornalista Bertone aveva affrontato anche un tema molto spinoso, quello dell’embargo americano all’isola caraibica, definito con le parole di Giovanni Paolo II, «eticamente inaccettabile». «È una oppressione per il popolo cubano – aveva aggiunto – e non è il mezzo per aiutare il popolo cubano a conquistare la sua dignità e la sua indipendenza. È una violazione dell’indipendenza del popolo». Per questo il Vaticano, ha proseguito, «sta facendo un tentativo per spingere gli Stati Uniti ad eliminare l’embargo. Io stesso ho chiesto al governo degli Stati Uniti di facilitare i ricongiungimenti dei familiari a Cuba: è uno strumento umanitario che si può pensare e che si può fare. Noi faremo tutti gli sforzi possibili in questa direzione».

Altro tema scottante quello dei diritti umani. «La Santa Sede – ha precisato Bertone – non chiede ora esattamente l’amnistia per i detenuti a Cuba. Ma certo, i gesti buoni come dopo la visita di Giovanni Paolo II, sono gesti positivi che aiutano la riconciliazione e danno segni di speranza». «La Santa Sede non chiede l’amnistia – ha precisato – ma chiede la possibilità, di assistere spiritualmente, anche con la presenza dei cappellani, sia i detenuti, sia le famiglie. Non è un problema politico ma umanitario, per migliorare l’assistenza a chiunque».

Sempre nel corso della lunga conferenza stampa il card. Bertone ha anche parlato dell’attenzione della Santa Sede al tema della vita, tema che «interessa Cuba, la Santa Sede e tutte le nazioni del mondo» e che verrà sottolineato anche durante la prossima visita del Papa negli Stati Uniti, nel mese di aprile. La conferenza stampa si era conclusa con l’invito ad «ascoltare le aspirazioni del popolo e soprattutto dei giovani» e a «tradurre tutto ciò in iniziative concrete».

GLI INCONTRISimbolo di fraternità. «Questa visita è un simbolo di fraternità, pace e solidarietà tra i popoli che rafforza molto l’unità. È una benedizione che sicuramente porterà frutti per l’unità del nostro popolo». È quanto ha dichiarato Nerva Cot Aguilera, vescova suffraganea dell’Occidente della Chiesa episcopaliana di Cuba, tra i tanti rappresentanti delle varie confessioni e religioni (tra cui ortodossi, Chiese protestanti, ebrei) presenti il 21 alla messa del card. Tarcisio Bertone alla cattedrale dell’Avana. A livello di dialogo ecumenico Nerva Cot Aguilera spiega che «a Cuba stiamo vivendo un rinnovamento nel cammino dell’unità. Stiamo sperimentando che sono più le cose che ci avvicinano che quelle che ci allontanano. Siamo in un dialogo molto fluido, anche grazie ai movimenti cattolici qui presenti che fanno un grande lavoro ecumenico».

La missione della Chiesa. «Posta come fiamma luminosa nel cuore dell’umanità, come lievito e sale fra gli uomini di qualsiasi razza e cultura, la Chiesa chiede di essere riconosciuta e rispettata nella sua missione, non avendo alcuna volontà di imporsi, ma di proporre il Vangelo a quanti incontra lungo il suo cammino». È uno dei passaggi dell’omelia pronunciata la sera del 21 febbraio durante la Messa celebrata nella cattedrale de L’Avana. «Oggi – ha affermato il cardinale – celebriamo con anticipo la festa della Cattedra dell’Apostolo San Pietro» che «non poggia su basi umane, ma su Cristo». «Il ministero ecclesiale affidato a Pietro e ai suoi Successori – ha proseguito – è garanzia dell’unità della Chiesa, dell’integrità del deposito della fede e principio di comunione di tutti i membri del popolo di Dio», e «la “Cattedra” di Pietro» è il simbolo «della missione della Chiesa».

Nuove sfide. «Cari giovani, grazie per la vostra significativa presenza che ci parla di un Paese giovane con un futuro promettente. Siate voce di quanti non hanno voce. Oggi avete davanti nuove sfide e nuovi e numerosi problemi e anche nuove speranze, soprattutto sui temi della dignitàdella persona e dei suoi diritti fondamentali». Così si è rivolto ai giovani il card. Tarcisio Bertone, durante il rosario nel santuario della Virgen de la Caridad del Cobre, che si è svolto il 23 febbraio, a 18 km da Santiago. Oltre 3.000 i partecipanti, in maggioranza giovani delle parrocchie e dei movimenti, che hanno animato una liturgia festosa con cori e musiche cubane. «Difendete la vita dal suo concepimento fino al termine naturale e proclamate sempre la verità – ha detto ai giovani –. La verità sul matrimonio e la famiglia, valore insostituibile per tutta la società e anche per il vostro popolo. Le famiglie cubane devono essere esempio di forza nelle prove e di gioia e fiducia nel futuro».

Dialogo paziente. «Il Papa desidera che il popolo cubano cresca unito e solidale grazie al dialogo paziente e perseverante, grazie a gesti di riconciliazione e di pacificazione che comprendano tutti i settori della società»: così, il 24 febbraio, durante la messa celebrata nella piazza Pedro Agustin Perez Perez nella cittadina di Guantanamo, a poca distanza dalla base statunitense che ospita il carcere, tristemente famoso. Nel suo discorso, il card. Bertone ha assicurato che «la Chiesa non smetterà di offrire il proprio aiuto per questa azione pacificatrice, divenendo sempre più la casa comune di tutti, soprattutto dei poveri, dei malati, dei bisognosi».

Itinerari di pace. L’importanza della «preghiera di intercessione per i bisogni degli altri, del perdono che apre itinerari di pace e di riconciliazione, della pazienza che ama e spera, della concordia che eleva e nobilita i popoli» sono stati sottolineati, il 26 febbraio, dal cardinale Bertone, nell’omelia della Santa Messa nella Casa di ritiri spirituali delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Peñalver, La Habana. «Il paradigma del perdono – ha detto – è il modo attraverso il quale Dio misericordioso agisce. Il suo perdonare è l’offerta costante del suo amore» che «chiede di essere contraccambiato dall’uomo e, quindi, esige una conversione interiore». «In tal modo – ha sottolineato – non si incoraggia l’ingiustizia né vi è posto per la prepotenza, bensì per la fiducia e la benevolenza senza limiti». Di qui «la necessità di infondere nella vita di ognuno, e nella storia dell’umanità, un desiderio di conversione, senza lasciarsi attanagliare dal peso delle offese né accecare dalle pretese egoistiche e interessate». Rievocando, quindi, San Giovanni Bosco che con il suo «sistema educativo» salvò «una moltitudine di giovani da un ambiente malsano», il cardinale ha concluso: «Questo importante compito non era necessario solo nel suo tempo. So che tutti voi vi state impegnando in esso e che realizzate questa bella opera con impegno e costanza».

La curiositàC’è anche un toscano dietro la rinascita cristiana di Cuba. Il cortonese mons. Dante Sandrelli, già vescovo di Formosa in Argentina, invece di ritirarsi in pensione dedicò gli ultimi anni della sua vita (dal gennaio 1998, fino a pochi mesi prima della morte, avvenuta l’8 dicembre 2002) al più amato Santuario cubano, quello della Madonna della carità del Cobre. Come un semplice sacerdote assicurò l’assistenza spirituale ai tanti cubani, spesso neanche battezzati, che si recavano al santuario mariano.

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