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Conclusa a Pistoia la Settimana sociale dei cattolici toscani

Betori: I cattolici toscani osino di più

«Un'esortazione, non un intervento conclusivo», ha tenuto a precisare il cardinale Giuseppe Betori, presidente della Conferenza episcopale toscana, a chiusura dei lavori della prima Settimana sociale dei cattolici toscani ospitata a Pistoia dal 3 al 5 maggio e chi si colloca, ha spiegato Betori, nell'ottica della Settimana nazionale e va colta come «un'occasione di confronto e di approfondimento per meglio capire quel che sta avvenendo e quel che si deve fare». LE FOTO - VIDEO PRIMO GIORNO - VIDEO SECONDO GIORNO  - INTERVISTA Al CARD. BETORI

Parole chiave: cattolici protagonisti (25)
L'intervento del cardinale Giuseppe Betori

La Toscana - ha detto il cardinal Giuseppe Betori - propone allora un'”agenda di speranza" anzitutto come contributo del laicato cattolico, che deve "spendersi per rigenerare comunità". Per questo "appare necessaria una seria educazione alla società e alla cittadinanza" anche in “vista di un nuovo protagonismo dei cattolici nella vita sociale e politica”. E' necessario una presenza che sia “significativa e incisa superando la situazione di pratica irrilevanza culturale e di diffusa 'afonia'” che “non può essere colmata da semplici tentativi di aggregazione politica”. I cattolici tanto hanno dato e tanto ancora possono dare, ma per essere protagonisti “è necessario riscoprire la fecondità del Vangelo per la vita quotidiana, personale e comunitaria".

"Per contribuire a fondare un nuovo umanesimo, dobbiamo - a giudizio di Betori - saper voltare pagina, abbandonando timori e incrostazioni ideologiche. Per tornare ad essere significativi nella vita sociale e politica è altresì necessario che i cattolici osino di più nel loro quotidiano operare". Quello che resta comunque fondamentale è mettere sempre "al centro la persona umana, quale pilastro fondamentale per costruire una società civile davvero libera".

“Due – ha continuato il cardinale – le grandi questioni che intrecciandosi tra loro costituiscono lo snodo del futuro della nostra società: il lavoro e la famiglia”. E difendere il lavoro, ha aggiunto, “significa porre al centro la persona che lavora”. E' infatti la persona “il soggetto che deve assumersi il dovere dello sviluppo sociale”, “non il denaro o la tecnica o la finanza” che sono dei “mezzi”. Da qui “il rifiuto del primato della rendita economica” e il vedere il profitto come giusto reddito e “strumento di nuova impresa”. E allora anche la “famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna” è la “prima e vitale cellula della società”.

Per quanto riguarda i giovani, ha concluso il card. Betori, occorre “legare di più momenti formativi e sperienza di lavoro”, “accrescere gli spazi di reciprocità con attenzione speciale alle forme di cooperazione”, “aprirsi a stili di vita meno legati a modelli consumistici e più indirizzati a forme di gratuità sociale”.

Il terzo ed ultimo giorno si è aperto con l'appello lanciato da padre Antonio Airò, delegato regionale per i problemi sociali e il lavoro, a "non disperdere l'esperienza di questa prima Settimana sociale dei cattolici toscani". "C'è un fermento positivo nelle nostre comunità diocesane – ha continuato – determinato sì dalla crisi, ma anche dalla dimensione sociale della fede. Dalla Toscana sarebbe opportuno che si sviluppasse un movimento che, operando concretamente, mettesse in luce l'urgenza di un nuovo umanesimo".

E’ stato così ricco di suggestioni il confronto sviluppato, ieri, nei cinque gruppi di lavoro (oltre 180 interventi con un ampio ventaglio di proposte concrete: dalla riduzione delle spese militari alla cancellazione del reato di clandestinità, dai corsi per educare all’uso critico del web alle cooperative per rilevare le aziende in crisi…) che – ha detto padre Airò – adesso il tutto sarà esaminato ed elaborato, in tempi brevi, nella forma di un documento conclusivo.

Padre Airò ha quindi invitato a ripensare il rapporto scuola-lavoro ("ognuno deve essere il primo imprenditore di se stesso"), ha auspicato una "nuova forma di mecenatismo che argini la fuga dei cervelli", una semplificazione della burocrazia e un rinnovamento della classe dirigente. "Da queste giornate - ha ribadito infine Airò - emergono segnali incoraggianti di un fermento, di una Chiesa vicina al suo popolo, di un laicato cattolico che si forma e si informa. ritrovando il gusto ed il senso della proposta e delle iniziative concrete, alla ricerca anche di una nuova classe dirigente; di un corpo sociale che alla luce del Vangelo ritrova l’anima, vuole rompere la morsa dell’individualismo imperante degli ultimi decenni e riannodare la trama di una solidarietà – ha concluso - che appartiene alla storia umana dei nostri territori”.

La Settimana si è conclusa con la Messa nella cattedrale di S. Zeno, presieduta dal cardinale Betori e concelebrata dai Vescovi della Toscana.

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