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Capannoni cinesi sequestrati, Rossi a Confindustria: «Incontriamoci con le grandi firme per cui lavorano»

Sequestrati da parte della Guardia di Finanza tre capannoni a Calenzano nei quali lavoravano 111 persone, perlopiù irregolari, in condizioni di completa illegalità sotto il profilo dei contratti lavorativi e di salubrità. Oltre al sequestro dei capannoni, ovviamente, alle imprese di proprietà di cittadini cinesi sono state comminate multe secondo le norme in vigore

Percorsi: Lavoro - Regione - Toscana
Parole chiave: cinesi (43), legalità (23)

«Una corretta politica industriale deve porsi il problema del governo della filiera produttiva nel suo insieme, ben oltre le specifiche responsabilità penali o comunque giuridiche che possono essere distribuite fra diversi soggetti lungo questa filiera a seconda dell'organizzazione della stessa». Lo afferma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nella lettera che ha inviato oggi ai presidenti di Confindustria Toscana, Alessandro Pacini, Confindustria Firenze, Simone Bettini, e Confindustria di Prato, Andrea Cabicchi, a proposito della notizia del sequestro da parte della Guardia di Finanza di tre capannoni a Calenzano nei quali lavoravano 111 persone, perlopiù irregolari, in condizioni di completa illegalità sotto il profilo dei contratti lavorativi e di salubrità.
Le imprese che gestivano i capannoni, di proprietà di cittadini cinesi, operavano, secondo quanto riportato dalla stampa, con autorizzazione rilasciata dai gruppi Louis Vuitton e Chanel per produrre minuterie metalliche. Oltre al sequestro dei capannoni, ovviamente, alle imprese sono state comminate multe secondo le norme in vigore.
La proposta di Rossi ai tre presidenti è di incontrare i vertici dei due gruppi in questione, Louis Vuitton e Chanel, «per verificare insieme a loro che cosa sia possibile fare per evitare situazioni come quelle rivelate a Calenzano e che, verosimilmente, sono assai diffuse in tutto il distretto produttivo fra Prato e Firenze».
La riflessione che il presidente Rossi formula a Confindustria è che «non può essere un dettaglio il fatto che queste imprese cinesi operassero per conto di due grandi gruppi internazionali, giacché questa vicenda (certamente esemplare di una situazione ben più diffusa) chiama in causa il tema della filiera produttiva e dei controlli e tracciabilità di prodotti e processi che in ogni loro passaggio debbono essere garantiti ed avere una precisa responsabilità. Non è immaginabile che questi debbano essere delegati soltanto ad un controllo a valle compiuto dalle Forze dell'Ordine».
«Ritengo – si legge ancora nella lettera - che una franca discussione e l'individuazione di eventuali soluzioni in comune sia nell'interesse senz'altro del sistema produttivo della nostra area, ma anche dei gruppi internazionali stessi, la cui immagine rischia di essere gravemente compromessa a seguito di queste situazioni».
«Vorrei – conclude quindi il presidente della Regione Toscana - chiedervi di organizzare e svolgere insieme questi incontri, certo che anche voi condividerete l'esigenza di miglioramento delle condizioni di sicurezza e di salubrità dei lavoratori e degli ambienti di lavoro, nonché di legalità delle imprese coinvolte nella filiera produttiva della zona».

Fonte: Comunicato stampa
Capannoni cinesi sequestrati, Rossi a Confindustria: «Incontriamoci con le grandi firme per cui lavorano»
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