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«Cattolici protagonisti», un cammino che continua

Sabato 24 gennaio si tiene a Prato l'incontro di verifica di «Cattolici protagonisti», il percorso iniziato nel marzo 2012 a Firenze, come frutto concreto della Settimana sociale di Reggio Calabria (2010) e che ha visto nel maggio 2013, a Pistoia, la prima Settimana sociale dei cattolici toscani. Nostra intervista a padre Antonio Airò.

Percorsi: Settimane sociali
Parole chiave: Cattolici protagonisti (25)
La prima settimana sociale dei cattolici toscani (Pistoia, 3-5 maggio 2013)

«Quello che mi preme di più è che sia una giornata dalla quale i delegati vanno via sentendo che i loro sacrifici, la loro solitudine, la loro fatica, comunque non è vana». Per padre Antonio Airò, delegato regionale per la pastorale sociale e il lavoro, è questo il primo obiettivo dell’incontro di sabato 24 gennaio, a Prato. Sarà una giornata «di formazione» per i circa 300 delegati che dal 3 al 5 maggio 2013 diedero vita alla prima Settimana sociale dei cattolici toscani e che il 30 novembre 2013 si ritrovarono per ricevere gli «Atti» e l’«Agenda di speranza», che verteva su cinque ambiti: lavoro ed economia, politica e istituzioni, famiglia e scuola, immigrazione e giovani. In questi tredici mesi il lavoro è proseguito nelle Diocesi.

«Il titolo che ci siamo dati per questa giornata – ci spiega padre Airò – è “Un cammino che continua”. Il primo obiettivo è verificare lo stato dell’arte nelle varie realtà diocesane. Quindi sarà in massima parte un incontro di verifica dove, nella mattinata, i delegati si raccontano come hanno vissuto questi 18 mesi dalla Settimana sociale di Pistoia, secondo l’Agenda che ci eravamo dati. Il primo obiettivo è creare o coltivare quella dimensione ecclesiale che ha coinvolto i 300 delegati della prima settimana sociale toscana e aiutarli a diventare sempre più una “rete” di credenti che si sentono come un soggetto comunitario a livello regionale che lavora su questi temi e si pone come interlocutore territoriale con le istituzioni e la società nel suo complesso».

La mattina di sabato sarà quindi dedicata al confronto. Tutti insieme o in gruppi?

«Nei gruppi, che saranno di una quindicina di persone, praticamente uno per Diocesi. E tutti i delegati avranno la stessa scheda di lavoro che li aiuterà nella discussione. Per cui è un ascolto reciproco per far emergere da una parte le fatiche, le difficoltà e i problemi; dall’altra, quali sono le cose che sono riusciti a realizzare. Un mettere in comune gioie e speranze per fortificarsi reciprocamente».

A lei il compito di introdurre i lavori. Cosa dirà?

«Partirò dal punto dove ci siamo lasciati il 30 novembre 2013. L’obiettivo, come si legge nell’Agenda, era favorire una “Dimensione ecclesiale che coinvolga i 300 delegati nella prosecuzione di un cammino di discernimento, di elaborazione di decisioni operative e verifica”, attraverso questi appuntamenti a cadenza annuale, ma anche più frequenti».

Quali sono state le esperienze più significative in questo ultimo anno?

«Ci sono 8 diocesi che hanno fatto la scelta del Progetto Policoro. Anche se due erano già partite prima della settimana sociale di Pistoia, si può dire che quella è stata la spinta ad intraprendere questo passo. E altre stanno valutando come e quando partire. C’è un interesse abbastanza diffuso. Quindi le Diocesi si sono mosse soprattutto nell’ambito dei temi del lavoro giovanile e della precarietà, per affrontare questa tematica al di fuori del solito lamento, proponendo iniziative concrete che possano stimolare i giovani ad intraprendere, a mettere a frutto la loro iniziativa, trovando nella Chiesa locale il sostegno e l’accompagnamento. Poi ci sono iniziative più locali, come il “tavolo del lavoro” a Pistoia, dove si confrontano periodicamente associazioni e sindacati di categoria, sia imprenditoriali che altri, sempre sulla questione del lavoro e delle iniziative da mettere in pratica. A Siena, invece, si è lavorato, nel segno di una tradizione importante, sulle cooperative. A Prato sabato, faremo il punto su queste esperienze».

Come si colloca questo incontro nel cammino verso il convegno ecclesiale di Firenze 2015?

«Questa prospettiva era presente nella nostra Agenda, ma non vogliamo lanciarci in una riconcorsa agli eventi. Per cui non l’abbiamo messa esplicitamente a tema, ma nello scambio di esperienze tra i delegati, sabato qualcosa emergerà. E da lì partiremo per una preparazione comune».

Lo stile che avete scelto non è quello di dar vita ad «eventi» che spesso si rivelano fini a se stessi...

«Il tentativo forte, deciso, determinato, che stiamo perseguendo è che da Pistoia è partito un percorso e non accettiamo che lo si riduca ad un evento che è stato celebrato ed è finito là.. È un “cammino che continua”, attraverso i delegati che vorremmo aiutare a diventare i protagonisti del cammino. Per questo abbiamo messo la loro firma sugli Atti della settimana sociale. Un cammino che poi si coniuga con le tappe nazionali, come il Convegno ecclesiale di Firenze e avendo in prospettiva la seconda settimana sociale dei cattolici toscani, che dovrebbe essere a maggio o a ottobre del 2016».

Uno degli ambiti dell’«Agenda» è quello dell’impegno politico. Su questo fronte è stato fatto qualcosa di particolare?

«C’è una maturità che vediamo progressivamente crescere. Diversi delegati della Settimana sociale, e spesso tra i più giovani tra l’altro, si sono impegnati in politica, nelle istituzioni. E qualcuno purtroppo sabato non potrà esserci proprio per questo motivo. Ma come è emerso dalla verifica con i Direttori degli Uffici diocesani, che abbiamo fatto sabato scorso, non ci sono state particolari iniziative, se non quelle di formazione – come in Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli – che esistevano già».

Il pomeriggio di sabato invece ha un taglio diverso…

«Nel pomeriggio è previsto un intervento di mons. Bregantini, sul tema “giovani, lavoro e precarietà”, che è uno dei temi dell’Agenda e che è un po’ comune a tutti i territori. A partire anche dal convegno nazionale di Salerno (24-26 ottobre 2014 e che aveva per titolo “Nella precarietà, la speranza”), Bregantini darà un contributo di riflessione, di contenuti, di speranza. E i delegati si potranno confrontare con il presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro per tutto il pomeriggio».

Il programma della giornata

L'incontro si tiene sabato 24 gennaio, nell’auditorium della Camera di Commercio di Prato (via del Romito, 71). Alle 9,30, preghiera iniziale, presieduta dal vescovo, mons. Franco Agostinelli. Alle 10, introduzione di padre Antonio Airò («L’agenda di speranza e la sua attuazione nei territori») e gruppi di lavoro. Alle 13 pranzo e alle 14,30, mons. Giancarlo Bregantini, presidente commissione Cei per i problemi sociali e del lavoro, parlerà di lavoro, giovani e precarietà. Conclude, intorno alle 17, mons. Giovanni Santucci, delegato Cet per la pastorale sociale e del lavoro.

Le tappe del cammino

17 marzo 2012. «Cattolici protagonisti nella Toscana di oggi» fu il titolo del primo incontro regionale, promosso dall’Ufficio regionale per la pastorale sociale e il lavoro, che si tenne sabato 17 marzo 2012, nella basilica di San Lorenzo, a Firenze. Fu un momento di comunione di tutte le Chiese toscane con i loro 19 vescovi, il clero, religiosi/religiose e il laicato cattolico, i Consigli pastorali e coinvolgendo tutti i movimenti, le aggregazioni e le associazioni. Intervennero mons. Arrigo Miglio e Giuseppe Savagnone. La mattinata si concluse con la Messa, presieduta dal card. Giuseppe Betori. In quell’occasione, frutto concreto della Settimana sociale di Reggio Calabria (2010), padre Antonio Airò presentò il percorso verso la prima Settimana sociale dei cattolici toscani.

3-5 maggio 2013. Dopo un anno di riflessione e lavoro a livello diocesano, si tenne a Pistoia (ex-Breda), dal 3 al 5 maggio 2013 la prima Settimana sociale dei cattolici toscani. Vi partecipano circa 300 delegati da tutte le Diocesi. Dopo i saluti delle autorità e l’introduzione di Adriano Fabris, la relazione d’apertura, affidata a Luigino Bruni, fece da cornice ai lavori nei gruppi, guidati da esperti (Stefano Biondi, Paolo Nepi, Enrico Fiori, Emanuele Rossi e Giovanni Tarli Barbieri), che riprendevano i cinque punti dell’agenda conclusiva della Settimana sociale di Reggio Calabria: l’urgenza del lavoro, la centralità dell’educare, la necessità di nuove forme d’inclusione, il bisogno di riattivare la mobilità sociale, il completamento della transizione istituzionale. La sintesi venne curata da Antonio Maria Baggio e da padre Antonio Airò. Nel suo intervento finale, il card. Giuseppe Betori, sottolineò come «per tornare a essere significativi nella vita sociale e politica, è necessario che i cattolici osino di più nel loro quotidiano operare».

30 novembre 2013. Il 30 novembre 2013, sempre a Pistoia (al Teatro «Bolognini»), vennero presentati gli «Atti» della Settimana sociale e l’«Agenda di speranza» che indicava il cammino futuro verso la seconda Settimana sociale dei cattolici toscani. Dopo gli interventi di mons. Giovanni Santucci e di padre Antonio Airò, vi fu un confronto moderato da Andrea Bucelli e introdotto da Antonio Maria Baggio. Le conclusioni, anche questa volta, furono del card. Giuseppe Betori.

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