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Centri di ascolto Caritas, la «mappa» del disagio in Toscana

Una battuta d’arresto, almeno relativa e comunque non sufficiente a farci tirare un respiro di sollievo. È quanto emerge dai dati toscani del Dossier Caritas 2015 sulle povertà, presentati oggi a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Presidenza della Regione.

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Numeri che hanno delineato un quadro esauriente della situazione ma che non devono far dimenticare, come ha sottolineato nel suo saluto introduttivo il delegato regionale Caritas Alessandro Martini, che ciò che conta è l’esperienza quotidiana della prossimità con le persone in difficoltà, lo stare loro accanto nel senso concreto del termine e il farlo assieme, anche perché proprio da questo può più facilmente derivare un miglioramento delle situazioni.

A illustrare le cifre del Dossier sono stati Massimiliano Lotti, coordinatore del progetto Mirod (Messa in rete osservatori diocesani) delle Caritas toscane e il suo collaboratore Francesco Paletti. A livello nazionale, secondo i dati Istat, le famiglie in situazione di povertà assoluta nel 2014 erano un milione e 470 mila, per un totale di 4 milioni 102 mila persone. Una crescita enorme dal momento dell’inizio della crisi economica, se si pensa che nel 2007 gli individui in tale situazione erano circa un milione 800 mila. Ma il dato positivo, almeno a livello regionale, viene appunto dalla povertà relativa, con il -1,6% del 2014 rispetto al dato dell’anno precedente. Si tratta comunque, in valore assoluto, di oltre 190 mila persone, una «popolazione» sostanzialmente pari a quella della città di Prato.

A livello di Centri di ascolto Caritas, invece, si registra una sostanziale stabilizzazione attorno ai 25 mila casi annui, che potrebbe far pensare se non altro a una stabilizzazione della povertà, almeno nei suoi aspetti più gravi, oppure dipendere – come ha ammesso Lotti – da una possibile saturazione del sistema Caritas, così com’è strutturato. Sembrerebbero invece confermare il buon dato Istat sulla povertà relativa gli indici relativi ai «nuovi poveri» (-5,1% i casi di «primo contatto» nel 2014 rispetto al 2013) e alla «povertà cronica» (-8,9% tra chi invece è conosciuto da più di sei anni). Rovescio della medaglia è però l’aumento percentuale dei casi intermedi (+16,7%), seguiti cioè da uno a cinque anni e quindi coincidenti con la fase acuta della crisi.

Altro dato fortemente significativo è la progressiva diminuzione della «forbice» tra stranieri e italiani che bussano alle porte delle Caritas diocesane: se nel 2007 i primi erano l’80,1% del totale e i secondi appena il 19,9%, sette anni dopo la percentuale è scesa nel primo caso al 65,5% e nell’altro salita al 34,5. Non solo: se da un lato gli stranieri sono mediamente più giovani, dall’altro aumentano notevolmente gli «over 65», ovviamente in grandissima parte italiani, con il +20,7% del 2014 sul 2013 e anche gli anziani soli, con un altrettanto significativo +15,2%. Altre categorie che hanno fatto segnare incrementi sono soprattutto i senza fissa dimora (2.562 nel 2014, addirittura il 31,3% in più rispetto all’anno precedente e, per il 42,2%, alla loro prima richiesta di aiuto alla Caritas) ma anche disoccupati (+4,2%, per un incidenza complessiva pari al 75% del totale), divorziati (+6,1%) e separati (+4,8).

Notevole anche l’incidenza delle famiglie numerose (con tre o più figli a carico), pari al 10,8% del totale, dato che tra i «nuovi poveri» sale addirittura al 17,7 e, tra gli immigrati, al 25% di tutti i nuclei stranieri incontrati dai Centri d’ascolto. E sempre a proposito degli immigrati, sono diminuiti i contatti di romeni, peruviani e ucraini con le Caritas diocesane e aumentati molto quelli dei senegalesi (+23,2%), mentre resta molto chiusa in se stessa (o autosufficiente?) la comunità cinese, il cui ricorso ai Centri di ascolto si attesta ad appena l’1,1% del totale, a fronte dell’11% della sua incidenza sul totale degli stranieri.

Commentando i dati, il vescovo delegato Cet per le Caritas mons. Riccardo Fontana ha ribadito che la vicinanza alla persone in difficoltà, sul modello dell’«I care» di don Milani, è ben presente a livello ecclesiale sottolineando però che è comunque necessario reagire a ogni forma di stanchezza, prendendo l’iniziativa di avvicinarsi e andare a scovare le situazioni di sofferenza laddove sono, e ha parlato del progetto Mirod come tentativo piccolo ma molto concreto di collaborazione con la Regione.

L’assessore Stefania Saccardi ha concluso la presentazione sottolineando che nonostante le «nuove povertà» emerse negli ultimi anni, in Toscana «la crisi sta assistendo a una stabilizzazione che non significa una ripresa immediata, ma sicuramente un primo passo nella direzione giusta». E questo, ha continuato, «lo si è potuto realizzare grazie a un impegno comune che vede sempre più ravvicinate le prospettive del pubblico e del privato sociale», anche attraverso strumenti come il prestito sociale e «la redistribuzione delle eccedenze alimentari con il coinvolgimento della grande distribuzione e della ristorazione collettiva».

Allegato: Dossier_Caritas_2015_pres.pdf (8,02 MB)
Centri di ascolto Caritas, la «mappa» del disagio in Toscana
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