Toscana
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Guida al voto del 26 e 27 maggio

Comunali: crolla l'affluenza alle urne

Sono 405 mila i toscani chiamati alle urne. Ma in tanti, molti di più di quanto si prevedesse, le disertano. L'affluenza nella prima giornata di voto per le elezioni del sindaco e del consiglio comunale di 17 comuni della nostra regione è stata del 42,96% alle 22 di ieri sera, oltre 20 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti omologhe, quando i votanti furono più del 63%. Crollo in particolare a Pisa, 38,72% contro il 64,26%. Non va meglio a Massa che si attesta al 46,27% rispetto al 62,26%. Meglio a Siena dove fino a ieri sera aveva votato il 51,77 contro il 58,37%. Oggi urne aperte fino alle 15.

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Pisa, Massa e Siena al voto

Numericamente i toscani coinvolti non sono poi molti: poco più di 405 mila, ma quello di domenica 26 e lunedì 27 maggio si preannuncia come un test particolarmente importante. Non solo per la presenza di tre città capoluogo – Pisa, Massa e Siena – e di due centri tra i più popolosi della regione– Viareggio e Campi Bisenzio – ma per la particolare situazione politica del Paese che vede la crisi del Pd e l’irrompere come terzo incomodo tra centrosinistra e centrodestra del Movimento 5 stelle, chiamato a confermare l’ottimo risultato delle politiche. Dei cinque comuni a doppio turno, quattro erano governati dal centrosinistra e uno – Viareggio – dal centrodestra. In quest’ultima città così come a Siena le maggioranze uscenti erano andate in crisi e non è scontato che possano rimanere dello stesso colore.

Sono poi 12 i comuni toscani sotto i 15 mila abitanti chiamati alle urne il 26 e 27 maggio, nove dei quali per scadenza naturale del mandato e tre per scioglimento anticipato del consiglio o ineleggibilità del sindaco. Quattro, inoltre, i primi cittadini non ricandidabili perché al termine del loro secondo mandato, mentre tra gli altri otto uscenti se ne ripresentano ben sei. Quanto al colore politico, quattro le giunte uscenti attribuibili al centrodestra, sette al centrosinistra e una di area Sel.

Come si vota
Comuni sotto i 15 mila abitanti
Nei comuni sotto i 15 mila abitanti vige il maggioritario puro: viene eletto subito sindaco il candidato che riporta il maggior numero di voti, anche se non ha ottenuto il 50% dei consensi. Si va al ballottaggio solo nel caso in cui due o più candidati sindaco (tra quelli più votati) ottengano lo stesso identico numero di voti. Ciascuna candidatura alla carica di sindaco è collegata ad una lista di candidati alla carica di consigliere comunale. Si può votare per un candidato sindaco, facendo una croce sul contrassegno: il voto vale automaticamente anche per la lista collegata. Si può anche esprimere un voto di preferenza per un candidato al consiglio comunale ma solo tra quelli compresi nella lista collegata al candidato sindaco prescelto, altrimenti il voto è nullo. Alla lista vincente vanno 2/3 dei seggi; i restanti sono assegnati proporzionalmente alle altre liste concorrenti. Il primo seggio spettante a ciascuna lista di minoranza è attribuito al candidato alla carica di sindaco della lista medesima.

Comuni sopra i 15 mila abitanti
E' consentito il voto disgiunto ovvero si può votare per un candidato a sindaco e per una qualsiasi delle liste anche se non è collegata al candidato a sindaco prescelto. In pratica ci sono quindi quattro possibilità:
1) croce sul simbolo (il voto va automaticamente anche al candidato sindaco collegato);
2) croce sul simbolo e indicazione del nome di un candidato di quella lista (anche in questo caso il voto vale anche per il candidato sindaco collegato);
3) croce sul nome di un candidato sindaco: in questo caso si concorre all’elezione del primo cittadino ma il voto non va a nessuna lista;
4) infine il famoso voto disgiunto che consiste nel votare un candidato a sindaco, contrassegnando il suo nome, e insieme una lista che fa parte di un altro schieramento.

Nel caso in cui nessun candidato sindaco ottenga il 50% dei voti, si torna a votare domenica 9 e lunedì 10 giugno per scegliere tra i due candidati a sindaco più votati al primo turno.

Doppia preferenza
Una legge del 2012 (la n. 215) prevede il riequilibrio delle rappresentanze di genere nelle liste: nessuno dei due sessi può superare i due terzi. Inoltre, l’elettore puo esprimere due preferenze (anziché una, come previsto finora) purché riguardanti candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza.

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