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Comunali, guida al voto in Toscana

Anche per la Toscana è una tornata importante quella di domenica 25 maggio (si vota in un solo giorno dalle 7 alle 23): oltre che per le elezioni europee (qui trovate liste e candidati) si rinnovano 204 amministrazioni comunali, tra cui tre città capoluogo di Provincia e alcuni grossi centri, come Empoli, Scandicci, Sesto Fiorentino e Pontedera.

Comunali, guida al voto in Toscana

Cinque anni fa ci fu la sorpresa Prato. Dopo ben 63 anni di amministrazioni di sinistra, vinse il candidato del centrodestra Roberto Cenni. Uno «smacco» che il Pd digerì piuttosto male e che questa volta vorrebbe vendicare, riprendendosi la guida della città. Ed è proprio nella città laniera che il centrodestra ha le maggiori chance di vittoria. In tutte le altre grandi città si presenta diviso, con il rischio di lasciare l’eventuale ballottaggio al candidato «grillino», con il Movimento 5 stelle accreditato dai sondaggi, attorno al 20% a livello nazionale. Si sarebbe dovuto votare anche per il rinnovo di quasi tutte le Province (nel 2004 non si votò a Lucca e Massa Carrara; per quest’ultima era già scattato il commissariamento lo scorso anno). L’approvazione definitiva del disegno di legge Del Rio ha trasformato le Province in enti di area vasta, in attesa delle vera riforma costituzionale. Contestualmente sono state create nove città metropolitane, tra cui Firenze. Entro il 30 settembre 2014 si svolgeranno le elezioni del consiglio metropolitano, indette dal sindaco del capoluogo e la Provincia metropolitana sarà operativa a partire dal 1° gennaio 2015. Lo stesso provvedimento regola anche le unioni e fusioni di comuni con due tipologie, quella per l’esercizio associato facoltativo di specifiche funzioni e quello per l’esercizio obbligatorio delle funzioni fondamentali. Per quest’ultima il limite demografico è di 10 mila abitanti, che per icomuni montani scende a 3 mila. Taglio anche per consiglieri e assessori: fino a 3 mila abitanti i consiglieri scendono a 10 e gli assessori a 2; fino a 10 mila abitanti, 12 consiglieri e 4 assessori. È stato anche abolito il divieto del terzo mandato consecutivo per i sindaci dei comuni fino a 3 mila abitanti.

Comuni sopra i 15 mila abitanti: Riflettori sui grillini e su Pescia

Sta nella sfida grillina la vera novità di quest’ampia tornata amministrativa per i 34 comuni al di sopra dei 15.000 abitanti che, assieme ai tre più popolosi capoluoghi di provincia della regione, si recheranno alle urne il 25 maggio per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale. Di due tra i più significativi, Piombino e Capannori, parliamo a parte in questa stessa pagina, ma la nota che appunto li accumuna a quasi tutti gli altri è la presenza di una lista e un candidato sindaco del Movimento 5 Stelle. Solo in due casi, entrambi in provincia di Firenze – Castelfiorentino e San Casciano in Val di Pesa – i pentastellati non sono riusciti a presentarsi. Trattandosi di elezioni a doppio turno, sarà interessante vedere se e, in caso affermativo, in quanti e quali casi gli uomini di Grillo riusciranno a raggiungere il ballottaggio per andare a sfidare 15 giorni dopo, con tutta probabilità, il candidato del centrosinistra. Già, perché nonostante il buon risultato complessivamente ottenuto dal centrodestra cinque anni fa, con la conquista di Prato e l’affermazione in un buon numero di comuni, è da sottolineare che tra quelli a doppio turno non capoluoghi di provincia l’unico successo azzurro era stato conseguito a Pescia, mentre in tutti gli altri casi aveva prevalso il candidato sostenuto da Pd e alleati.

E proprio a Pescia il centrodestra si ripresenta con la volontà di mantenere la guida del comune grazie all’accordo tra Forza Italia e Ncd, favorito dal passo indietro del sindaco uscente Roberta Marchi, che pure avrebbe potuto ricandidarsi essendo solo al primo mandato. A correre al suo posto per la poltrona di primo cittadino sarà Luca Biscioni, primario di ortopedia nell’ospedale locale, e avrà al suo fianco come candidato a rivestire il ruolo di vicesindaco il collega Francesco Conforti, protagonista delle frizioni che hanno portato al ritiro della Marchi. Oltre che da berlusconiani e alfaniani, saranno sostenuti da due liste civiche per rintuzzare l’attacco di Oreste Giurlani, candidato sindaco per il centrosinistra dopo la vittoria nelle primarie, che dopo aver guidato il piccolo comune garfagnino di Fabbriche di Vallico (ora fuso con Vergemoli) si candida ora nella sua città (dove coordina tra l’altro il comitato locale della Croce Rossa Italiana) con i favori del pronostico che gli derivano anche dal suo ruolo di presidente dell’Uncem toscana, l’Unione dei comuni e degli enti montani, e dal sostegno di cinque liste tra cui Rifondazione Comunista.

Scandicci, Sesto Fiorentino, Empoli e Capannori, dopo i tre capoluoghi di provincia, sono i comuni più popolosi chiamati alle urne in questa tornata, tutti compresi tra i 45 mila e i 50 mila abitanti, mentre Agliana e Ponsacco andranno alle urne per la prima volta con il doppio turno avendo superato con l’ultimo censimento del 2011 la fatidica soglia dei 15 mila. L’unico comune nato dalle sette recenti fusioni a votare con l’eventuale ballottaggio sarà invece quello di Figline e Incisa Valdarno: per i figlinesi non sarà una novità, dato che superavano già la soglia, per gli incisani invece sì.

Comuni sotto i 15 mila abitanti: curiosità per le sei «fusioni»

167 su 204. Il numero dei comuni a turno unico rispetto a quelli chiamati alle urne è come sempre preponderante e in questa tornata che riguarda la maggior parte delle amministrazioni toscane sfiora l’82%. 99 di questi sono sotto i 5.000 abitanti, 43 sono compresi nella fascia tra 5.000 e 10.000 e i restanti 25 in quella tra 10.000 e 15.000. Tuttavia, tracciare un quadro sintetico delle situazioni non è impossibile, a partire dal colore politico dei sindaci uscenti (che per effetto delle recenti fusioni sono sei in più rispetto a quelli che dovranno essere eletti): 137 di centrosinistra, 30 di centrodestra e 6 a capo di liste civiche (Abetone, Casale Marittimo, Monteverdi Marittimo, Pomarance, Villa Collemandina e Volterra). Assieme alla buona prova fatta registrare dall’allora Popolo delle Libertà, fu proprio questa la novità più rilevante della tornata elettorale del 2009 e riguardò soprattutto la provincia di Pisa.

Una considerazione a parte va fatta proprio per i sei nuovi enti frutto di fusioni che in ben quattro casi su sei casi hanno messo insieme comuni di colore diverso. È il caso di Pratovecchio e Stia (con Pratovecchio a guida centrodestra e Stia centrosinistra), Fabbriche di Vergemoli (con Fabbriche di Vallico centrosinistra e Vergemoli centrodestra), Casciana Terme e Lari (Casciana centrodestra e Lari centrosinistra) e i confinanti Crespina e Lorenzana (Crespina centrosinistra e Lorenzana centrodestra). Tutti in mano al centrosinistra invece i quattro comuni che hanno dato vita a Scarperia San Piero a Sieve e a Castelfranco Piandiscò.

Anche stavolta in diversi casi sono presenti liste non riconducibili agli schieramenti tradizionali, ma sarà anche interessante verificare le possibilità del Movimento 5 Stelle, laddove è riuscito a presentare un proprio candidato, soprattutto nei centri più popolosi. Ovviamente il centrosinistra, nel complesso, gode anche quest’anno ampiamente dei favori del pronostico, e la notizia, come sempre, sarà data dai comuni che sulla nuova mappa avranno un colore diverso, quale che sia. Cinque anni fa, tenendo conto dei precedenti, non furono pochi. Da allora, a livello politico, sembra passata un’era: vedremo quali saranno le eventuali ripercussioni nella «Toscana minor», dove conta maggiormente la conoscenza diretta e anche un pugno di voti, più facilmente che altrove, può fare la differenza.

Prato, il Pd vuol cancellare lo «strappo» di Cenni

La svolta storica è avvenuta 5 anni fa, quando Roberto Cenni, candidato del centrodestra, si impose alle amministrative pratesi su Massimo Carlesi (centrosinistra), mettendo fine ad un governo ininterrotto della città lungo 63 anni. Prato fino a quel giorno era stata sempre «rossa».

Ma il prossimo 25 maggio potrebbe essere un’altra storia. È questo infatti lo slogan usato in campagna elettorale dal renziano Matteo Biffoni, il giovane sfidante scelto dal Pd e dal centrosinistra per contrastare il bis di Cenni, che corre per la conferma. Riportare Prato sotto la sfera del centrosinistra, è questo l’obiettivo del Pd, come ha anche confermato il premier Renzi alcuni giorni fa in un’intervista al Corriere della sera: «Il simbolo di queste elezioni per me è Prato con Matteo Biffoni. Cinque anni fa il Pd subì una sconfitta storica. Oggi riprenderla significa non solo recuperare l’onore perduto, ma dare una prospettiva di sviluppo a una città manifatturiera degna di stima e di rispetto».

Se il risultato di 5 anni fa fu sorprendente, il prossimo appare tutt’altro che scontato. Ampliamento dell’aeroporto di Peretola e ricadute su Prato, questione vecchio ospedale, sicurezza e immigrazione sono le tematiche più calde di questa campagna. Alle spalle di Cenni e Biffoni si muovono altri sette candidati, il cui ruolo potrebbe essere decisivo in caso di ballottaggio.

Sull’onda delle ultime elezioni politiche il Movimento 5 stelle spera nel boom anche alle amministrative e a Prato punta su Mariangela Verdolini. Ma l’avvicinamento dei grillini al voto non è stato dei più semplici e lineari, con dissidi interni e lotte intestine e il cambio del candidato in corsa (inizialmente era stato scelto Fausto Barosco).

Il Nuovo centrodestra ha scelto di correre da solo, appoggiando Carlo La Vigna. Indipendenti per Prato e Fare per fermare il declino appoggiano Emiliano Bonini, mentre Riccardo Bini si presenta sotto le insegne de La città forte. Il Partito umanista ha candidato Gisberto Gallucci, mentre Mario Tognocchi è il portabandiera di Scaricare tutto tutti. Alle elezioni si presenta anche Alessandro Rubino per la lista Prato Viva. È l’unico insieme a Cenni ad essere stato presente anche nel 2009, quando raccolse 366 voti.

Ma il 25 maggio non si voterà solo a Prato. Chiamati alle urne anche i cittadini di 4 comuni della provincia: Montemurlo, Vaiano, Vernio e Cantagallo.

A Montemurlo si ripropone la sfida del 2009: Mauro Lorenzini (centrosinistra) cerca il bis ancora contro Aurelio Biscotti (Rilanciare Montemurlo). 5 anni fa furono una manciata di voti a fare la differenza. Terzo incomodo Roberto Travaglini (Movimento 5 stelle). A Vaiano è sfida a due tra il vicesindaco uscente Primo Bosi (centrosinistra) e Matteo Grazzini della lista Vaianesi.

Tre invece i candidati in corsa sia a Vernio che a Cantagallo. A Vernio l’assessore uscente Giovanni Morganti (centrosinistra) se la vedrà con Filippo Bernocchi (Libera Vernio) e Franco Castorina (Vernio in movimento). Chiusura con Cantagallo, dove per un posto a sindaco corrono: Alessandro Logli (La città per noi), Guglielmo Bongiorno (centrosinistra) e Giovanni Fabbri (Vivere Cantagallo).

Marco Manzo

Livorno, gli undici candidati alla scoperta delle povertà

Qui nacque più di 90 anni fa il partito comunista. Qui da anni, per non dire da sempre, si susseguono amministrazioni di sinistra. Come quella uscente guidata da Alessandro Cosimi, sindaco del PD fino al prossimo 25 maggio quando anche Livorno dovrà decidere a chi dare la propria fiducia per i prossimi 5 anni. Una lista record con 11 candidati sindaco che fanno intravedere all’orizzonte, così come confermano tanti di loro, un ballottaggio quasi certo. Un elenco di candidati che sembra un registro di classe tanto è lungo, con partiti prevalenti, liste civiche e coalizioni frammentate lì dove nemmeno tra chi apparentemente si schiera dalla stessa parte si è riusciti a trovare unità.

È in questo caos politico che la Caritas diocesana è riuscita a trovare il lato positivo con una proposta che ha accomunato almeno una volta tutti i politici, accompagnandoli nella scoperta del mondo di cui da sempre la Caritas ha preso le parti, quello di coloro a cui si pensa sempre per ultimo…forse.

Durante il mese scorso i candidati si sono così alternati nel servizio che la Caritas diocesana svolge in collaborazione con l’amministrazione Comunale e che porta ogni giorno 25 pasti a domicilio a tutti coloro che per vari motivi non possono recarsi direttamente alla mensa. Accompagnati dai volontari, i politici hanno sperimentato così una realtà che non ha colori né bandiere, ma che anzi livella ormai ogni idea e pensiero.

Quello che infatti salta agli occhi di tutti alla fine della mattinata sul mezzo Caritas, è di come la povertà e il disagio non sia più «confinato» in quei quartieri livornesi storicamente svantaggiati, ma si spalmi in modo sistematico sull’intera città. Obiettivo raggiunto quindi quello della Caritas che intendeva far aprire gli occhi su aspetti di cui non si ha la giusta percezione perché poco conosciuti.

C’è chi entra quasi in punta di piedi porgendo il cestino del pranzo per non disturbare e si perita anche a dire il proprio nome per non trasformare l’esperienza in azione politica per racimolare un voto in  più, chi si ferma a parlare con l’anziana che rimasta vedova riesce sempre con più fatica ad arrivare in fondo al mese.

Quelli che risaliti sul mezzo Caritas si domandano come sia possibile essere arrivati a vivere certe situazioni e quelli che vengono riconosciuti come candidati e a cui con l’umiltà di chi vive un disagio, si chiede di non dimenticarsi di loro, dei poveri, una volta arrivati là dove si può fare qualcosa.

Tra lo stupore per la fatiscenza di quel palazzo nel cuore della città e quello per la dignità delle persone nonostante la loro condizione, alla fine del giro pasti, quando viene mostrato il dossier sullo stato di povertà di una città come Livorno che si trova sempre più a fronteggiare l’emergenza povertà e disoccupazione, si capisce che l’esperienza è stata forte. Magari non sarà quella che farà in modo che il primo pensiero in caso di vittoria elettorale sarà destinato ai problemi sociali, ma che fa nascere inevitabilmente qualche domanda, se non politica, umana, quello sì.

Tutto qui? Certo che no: la Caritas ha pensato anche alla seconda parte con la convocazione di tutti i partecipanti al giro pasti a una tavola rotonda alla presenza del Vescovo Simone Giusti in cui i candidati si confrontano sul futuro di Livorno in campo sociale non tanto per verificare quello che è stato o non è stato fatto in passato, ma piuttosto per lanciare prospettive costruttive e concrete che trasformino il disagio sociale finora sempre affrontato con l’emergenza e come assistenzialismo, in progettualità e proposte concrete.

Giulia Sarti

Firenze, ben dieci in corsa per il «dopo-Renzi»

Firenze si prepara alle prossime amministrative con i riflettori puntati addosso: non si tratta soltanti di scegliere il nuovo sindaco, ma anche il successore di Matteo Renzi che ha lasciato Palazzo Vecchio per fare il Presidente del Consiglio. La tempistica (Renzi è decaduto formalmente dall’incarico il 31 marzo) ha consentito di evitare commissariamenti: la guida del Comune è passata al vicesindaco, Dario Nardella, e proprio lui (dopo aver vinto le primarie senza difficoltà) è il candidato del Pd (e di altre 6 liste, tra cui Italia dei Valori e Popolari per Firenze). Diplomato in violino, ricercatore in Diritto pubblico all’Università, Nardella ha iniziato a fare politica nei Democratici di Sinistra, con cui è entrato in Consiglio comunale nel 2004. Lo slogan è «Firenze più di prima» con l’evidente messaggio di muoversi in continuità con Renzi, portando a compimento le opere avviate (tramvia, aeroporto...) e sistemando le situazioni problematiche.

È entrato in Consiglio comunale nel 2004 anche Marco Stella, il candidato di Forza Italia (sostenuto anche da Lista Galli e Lega): dieci anni di opposizione e una conoscenza  profonda della città. Dell’amministrazione uscente dà un giudizio pessimo: «Cinque anni di non scelte, in cui Renzi ha usato la città come trampolino per Roma. È stato desertificato il centro storico, creando una città ad uso dei turisti, sulle infrastrutture siamo fermi da anni, la città è sempre più sporca». Tra le proposte, un assessorato «ad hoc» per la sicurezza e agevolazioni per le famiglie numerose, applicando il «quoziente familiare» nelle tariffe dei servizi comunali.

Il Movimento 5 Stelle ha scelto Miriam Amato, artigiana di origini calabresi. Tra i punti fondamentali del programma, fermare la Tav e «ripubblicizzare» l’acquedotto e il trasporto pubblico locale. Da sindaco, promette consultazioni online prima di ogni atto amministrativo.

Il Nuovo Centrodestra, insieme all’Udc, si presenta con un proprio candidato: Gianna Scatizzi. Per lei la parola d’ordine è valori: «Più che i singoli provvedimenti - spiega - ci interessano concetti come sicurezza, bellezza, onestà, solidarietà, condivisione: da questi valori deriva la nostra visione di città e quindi anche le decisioni da prendere». Come la decisione sull’Alta velocità ferroviaria, che secondo Nuovo Centrodestra e Udc è da ripensare: i treni veloci devono passare in superficie, senza gallerie e stazioni sotterranee. Sì invece alla nuova pista dell’aeroporto, ponendo la parola fine ai campanilismi e ai veti incrociati. Nel programma anche aiuti alle famiglie: Gianna Scatizzi fra l’altro è tra i firmatari dell’appello rivolto ai candidati dal Forum delle associazioni familiari.

La competizione per il Comune di Firenze non si ferma qui. A sinistra del Pd ci sono altri tre candidati: il consigliere comunale uscente Tommaso Grassi (sostenuto da Sel, Prc e «Firenze a sinistra») e Attilio Tronca, candidato del Pci. Cristina Scaletti, già assessore comunale al commercio e assessore regionale al turismo, si candida con il sostegno di 3 liste civiche, ponendosi come obiettivo quello di una città «vivibile, accogliente, solidale e colorata». Molto critica con l’operato di Renzi e Nardella, vuole anche «dare voce alle diversità».

Da destra invece arriva la candidatura del senatore Achille Totaro, sostenuto da Fratelli d’Italia e Alleanza per Firenze. Parola d’ordine, sicurezza e lotta al degrado.

Completano il quadro Paolo Manneschi, candidato della lista «Repubblica fiorentina», e Laura Bennati, della lista «Una città in comune».

Riccardo Bigi

Piombino: Pd in difficoltà nella città in crisi

Queste elezioni giungono in un momento delicato per Piombino, dopo le mancate promesse della tunisina SMC che doveva comprare lo stabilimento siderurgico e la fermata dell’altoforno, attualmente caricato «in bianco», cioè senza aggiungere minerale di ferro al carbon coke. I candidati sindaco in lizza a questa tornata sono ben otto e vanno da sinistra a destra. Per Rifondazione Comunista concorre Fabrizio Callaioli, 52 anni avvocato specializzato nel diritto del lavoro e impegnato nell’associazionismo. La civica «Un’altra Piombino» sostenuta da SEL propone Marina Riccucci, 47 anni, fra le animatrici del comitato «Giù le mani da Baratti». L’attuale coalizione di governo (Pd, Idv, Spirito Libero e PdCI) propone Massimo Giuliani, assessore alle finanze e C.T. della nazionale nuoto di fondo, classe ’59. C’è poi la lista civica trasversale «Ascolta Piombino», fondata dal consigliere comunale Riccardo Gelichi, nato nel ’65, diplomato I.T.I. e attualmente capo reparto Unicoop Tirreno. Nel centro destra la civica «Svolta Popolare» è sostenuta dall’Udc con candidato sindaco Luigi Coppola, classe ’68 e segretario Udc. Altra novità la civica «l’Alternativa», nata dal precedente comitato di centro destra e sponsorizzata da Ncd, con candidato sindaco l’industriale Fabrizio Pierini. Forza Italia si presenta con l’avvocato Francesco Ferrari classe ’77 in coalizione con Lega nord, Nuovo partito socialista, e «La destra» di Storace. Fuori dagli schemi politici attuali, il Movimento 5 Stelle candida Daniele Pasquinelli, quarantenne piombinese, impiegato in Lucchini da 18 anni.

Per la prima volta dopo settanta anni il «Partito», seppur nelle sue mutevoli forme (Pci, Pds, Ds, Pd) rischia di non farcela al primo turno. Il risultato è stato la presenza di molti leader nazionali ed internazionale che sono «accorsi» al capezzale dello stabilimento «morente». Dopo l’intervento di Beppe Grillo a Piombino il 26 aprile scorso, è stato il turno dell’europarlamentare Martin Schulz, venuto come il leader pentastellato a chiedere i voti ai piombinesi, ma non in piazza come Grillo, ma dentro lo stabilimento davanti a pochi operai e molti rappresentanti del PD locale.

Giuseppe Trinchini

Capannori: Confronto acceso per il dopo Del Ghingaro

Dopo due mandati consecutivi, per il Comune di Capannori finisce l’era Giorgio Del Ghingaro. A succedergli sarà uno dei quattro candidati in lizza. Si presentano infatti: Luca Menesini, attualmente vicesindaco, per il centrosinistra (Cs); Maria Pia Bertolucci, per il centrodestra (Cd); Renato Pini, per il Movimento 5 Stelle (M5S); Francesca Palazzi, per il Movimento Alleanza per i Beni Comuni (Abc).

Giorgio Del Ghingaro oltre ad essere Sindaco dal 2004 (eletto a sorpresa nel primo mandato mentre il diretto avversario all’epoca era agli arresti domiciliari) è riuscito, pure con una sapiente e smaliziata campagna di immagine, a diventare punto di riferimento nazionale (ed anche europeo) in materia di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti. Capannori è stato nel 2007 il primo comune italiano ad aderire alla campagna Rifiuti Zero.

In questi ultimi giorni la campagna elettorale si sta accendendo, dopo alcune settimane passate in sordina, tanto che volano accuse e minacce di querele in particolare tra Menesini e Bertolucci, i due che, sondaggi alla mano, verosimilmente hanno reali chances di sedere sulla poltrona di primo cittadino.

Palazzi (Abc) e Pini (M5S) sono i candidati di rottura. Il Movimento di Grillo, come a livello nazionale, si appresta a questa scadenza puntando tutto sulla partecipazione diretta dei cittadini, annullando così le ingerenze politiche e burocratiche. Il movimento Abc invece punta sul potenziamento delle reti territoriali, sociali e di sussidiarietà rimproverando alla classe dirigente attuale di Capannori di essere arroccata su interessi corporativi e di pura gestione del potere.

Per i candidati principali, al di là di un’attenzione che tutti si pongono nei confronti della questione lavorativa e della crisi economica, interessante è notare come in merito alla questione della mobilità della piana di Lucca, che dovrà inevitabilmente vedere un confronto con il Comune di Lucca, Bertolucci sia a favore del progetto recentemente approvato in Parlamento e dal Governo per gli assi nord-sud. Fermamente contrario invece è Menesini, in continuità con la linea Del Ghingaro. Entrambi però si augurano che sia al più presto affrontata anche la questione degli assi est-ovest.

Lorenzo Maffei

Comunali, guida al voto in Toscana
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