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Con la naja va in pensione anche l'obiettore

L'aula della Camera ha definitivamente approvato il provvedimento che abolisce il servizio militare obbligatorio di leva a partire dal 2005. Con la sospensione della leva il servizio civile in alternativa a quello militare è destinato a cedere totalmente il testimone al servizio civile nazionale su base volontaria, al quale, sempre presso le Caritas diocesane, hanno già aderito circa 2.000 giovani (in prevalenza ragazze). Ecco come la Toscana si sta preparando a questo passaggio epocale. Sull'argomento ospitiamo un commento di don Giancarlo Perego, responsabile area nazionale Caritas italiana.

Con la naja va in pensione anche l'obiettore

L'aula della Camera ha definitivamente approvato il 29 luglio il provvedimento che abolisce il servizio militare obbligatorio di leva a partire dal 2005. I sì sono stati 433, 17 i no, 7 gli astenuti. In base al testo approvato, gli ultimi a prestare il servizio di leva saranno i nati nel 1985. L'ultimo drappello di un 'esercito' che in due secoli di storia ha segnato profondamente il senso e i modi di amare e di difendere la Patria porta con sé, più che nostalgie, alcune domande. Con la sospensione della leva il servizio civile in alternativa a quello militare (100mila giovani coinvolti dal 1977 nelle Caritas) è destinato a cedere totalmente il testimone al servizio civile nazionale su base volontaria, al quale, sempre presso le Caritas diocesane, hanno già aderito circa 2.000 giovani (in prevalenza ragazze). Ecco come la Toscana si sta preparando a questo passaggio epocale.

Per elaborare nuovi percorsi di cittadinanza solidale e forme alternative di impegno da coltivare per non far mancare ai giovani la possibilità di fare un'esperienza di educazione alla pace, alla partecipazione e al servizio, già dallo scorso anno, è stato attivato un tavolo di confronto e collegamento che vede la partecipazione di Caritas italiana, Fondazione Cei Migrantes, Azione Cattolica e degli Uffici nazionali della Cei per la pastorale giovanile, per la pastorale sociale e il lavoro, per la cooperazione missionaria tra le Chiese. Sull'argomento ospitiamo un commento di don Giancarlo Perego, responsabile area nazionale Caritas italiana.

di Giancarlo Perego
La sospensione della leva segna anche la fine del servizio civile in alternativa al servizio militare. La fine del gruppo di giovani che dal 1972 erano chiamati 'obiettori di coscienza'. La fine di un popolo, di 1 milione di persone almeno, che – in oltre 30 anni – ha costruito nuove forme e modalità di difesa della Patria. Servizio militare e servizio civile, in modo diverso e alternativo, hanno segnato profondamente un momento della storia dei giovani italiani: quasi una sorta di iniziazione alla vita che passava attraverso un servizio allo Stato e alla società. La prima domanda che nasce è allora: quali potranno essere dal 2005 in poi le forme concrete di amore e di difesa della Patria?

In questi giorni cresce l'ansia del mondo del volontariato, dell'associazionismo, del Terzo settore, ma anche delle Istituzioni sul finanziamento del nuovo servizio civile nazionale aperto dalla legge 64/2001. La sospensione della leva, se non vedesse immediatamente un maggior impegno finanziario dello Stato e, sussidiariamente, delle Regioni, porterebbe anche con sé la fine di un'esperienza popolare di servizio alla Patria accanto a chi è povero o in difficoltà (anziani, tossicodipendenti, immigrati, rifugiati, detenuti, minori abbandonati…), attraverso percorsi di educazione alla pace, in esperienze di servizio all'estero e di difesa popolare non violenta, di attenzione all'ambiente e al territorio, di promozione della cultura.
Quindi, la prima sfida che la sospensione della leva pone è quella di conservare, rafforzare nel servizio civile nazionale una grande esperienza di educazione alla responsabilità, alla cittadinanza attiva, alla pace di migliaia di giovani ogni anno: un nuovo investimento in un 'popolo' di giovani tra i 18 e i 28 anni che nelle nostre associazioni e istituzioni imparino a essere 'cittadini'.

La seconda sfida è quella di non disperdere il ricco patrimonio dell'obiezione di coscienza alle armi. L'obiezione di coscienza alle armi in epoca contemporanea è stata un 'segno dei tempi': un luogo importante non solo per dire, ma anche costruire nella quotidianità l'imperativo del 'non uccidere'. È quanto mai importante che 'il popolo della pace' che in questi anni ha costruito il diritto all'obiezione di coscienza alle armi dentro una scelta di servizio civile continui a trovare le forme per esprimere il 'no alla guerra' e il 'no alle armi' come strumenti di difesa.

Così pure è urgente che l'Ufficio nazionale servizio civile, dando concretezza alle indicazioni della legge 64/2001, giunga alla costituzione dell'Albo nazionale degli obiettori di coscienza: un albo che esprima la forza politica di una difesa della Patria che, con la sospensione della leva, non è consegnata a un esercito di professionisti, ma è consegnata alla nascita di forme alternative di difesa non violenta, di 'corpi civili di pace'. Non trasformare la fine della leva nella fine di alcuni valori costituzionali. Questo è l'impegno che da oggi ci attende.

Dalle ceneri dell'obiezione nasce il nuovo servizio civile

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