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Cooperazione, l'impegno della Toscana

«Se la povertà è la madre di tutte guerre, la pace è la condizione di ogni sviluppo». Così l'assessore alla cooperazione, riconciliazione e perdono della Regione Toscana Massimo Toschi, ha aperto giovedì scorso la VII conferenza regionale sulla cooperazione internazionale, un incontro di due giorni al quale ha partecipato tutto il «sistema» della cooperazione toscana.
DI FRANCESCA FRANCIOLINI

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Cooperazione, l'impegno della Toscana

di Francesca Franciolini

«Se la povertà è la madre di tutte guerre, la pace è la condizione di ogni sviluppo». Così l'assessore alla cooperazione, riconciliazione e perdono della Regione Toscana Massimo Toschi, ha aperto giovedì scorso la VII conferenza regionale sulla cooperazione internazionale, un incontro di due giorni al quale ha partecipato tutto il «sistema» della cooperazione toscana.

Cos' è la cooperazione internazionale. L'iniziativa della cooperazione internazionale è promossa dalle Agenzie delle Nazioni Unite per sostenere i Paesi in via di sviluppo e risponde all'esigenza di mantenere gli impegni assunti nel Vertice mondiale sullo sviluppo sociale di Copenaghen (1995), nei vertici mondiali successivi e nell'Assemblea del Millennio (2000). In particolare, durante l'Assemblea del Millennio, è stata sottoscritta da 189 Paesi la Dichiarazione del Millennio, con la quale si stabilivano una serie di obiettivi comuni da raggiungere entro il 2015.

Gli Obiettivi di sviluppo del Millennio sono la riduzione della povertà e del sottosviluppo, la riduzione della mortalità infantile, la lotta contro le malattie curabili, il contrasto al degrado ambientale e culturale e la discriminazione di genere. L'Italia fa parte dei Paesi che hanno firmato la Dichiarazione.

La cooperazione decentrata. Introdotta nelle disposizioni della IV Convenzione di Lomè del 1989, la cooperazione decentrata rappresenta il nuovo e più efficace metodo di cooperazione, utilizzato da molto tempo anche dalla Toscana. Tre le specificità: la capacità di sostenere concretamente i processi di decentramento e rafforzamento delle facoltà istituzionali dei Paesi partner, la capacità di mobilitare le risorse del territorio e il valore politico dell'impegno di cooperazione.
Questo nuovo metodo si basa su forme di partenariato tra i diversi governi dei Paesi in via di sviluppo e quelli più ricchi, in modo da coinvolgerli direttamente nelle fasi di ideazione, programmazione ed esecuzione dei progetti.

Così facendo si riesce a rispettare la disponibilità di risorse locali e a sviluppare nuove forme di finanziamento. Ma è anche e soprattutto un modo per cercare di insegnare ai governi e agli abitanti dei Paesi in via di sviluppo una cultura nuova, che li aiuti a trovare la consapevolezza dei loro problemi e a capire cosa si può fare per migliorare.

La cooperazione internazionale in Toscana. La Regione Toscana è da sempre fra le più attive ed innovative nel campo della cooperazione internazionale, tanto che si parla di un «sistema Toscana» basato sulla cooperazione regionale decentrata (fra Enti pubblici e privati, le Università, le Ong, le banche, le aziende sanitarie, la comunità europea e le Nazioni Unite), preso a modello dall'Italia e dall'Unione Europea.vRispettando il principio della cooperazione decentrata, del partenariato e delle relazioni, la Toscana ha approvato nel 2007 il «Piano regionale della cooperazione internazionale», per il triennio 2007 - 2010. Un Piano all'insegna della pace, tema da sempre caro alla Regione Toscana, che propone una cultura della cooperazione orientata verso la riconciliazione, la ricomposizione e lo sviluppo. Una cultura che promuova percorsi di sviluppo anche in rapporto agli Obiettivi del Millennio e rafforzi la partecipazione dei soggetti toscani alle iniziative di cooperazione internazionali.

Il Piano prevede progetti di iniziativa regionale e sostegno per quelli proposti da altri soggetti toscani. Allo scopo di favorire la partecipazione è stato creato il «Tavolo regionale della cooperazione internazionale e della pace», ai quali partecipano i rappresentanti degli Enti locali (Comuni, Province, Comunità montane), Università, ONG, ONLUS, varie associazioni e organizzazioni sindacali. I Tavoli regionali costituiti sono cinque, uno per ognuna delle macroregioni previste dal Piano: Africa, Mediterraneo e Medio - Oriente, Europa Centro - Orientale e Sud - Orientale, America Latina e Asia.  Sempre per promuovere il coinvolgimento dei soggetti locali vengono organizzati periodicamente Forum territoriali della cooperazione e della pace.

Nel corso del 2007 la Regione Toscana è stata coinvolta in oltre 90 progetti di cooperazione con un impegno finanziario di circa 7 milioni di euro, che sommati ai finanziamenti derivanti dall'impegno dei vari partecipanti ai Tavoli regionali raggiunge quota 20 milioni di euro.

I progetti di cooperazione territoriale sui quali la Toscana è intervenuta, sempre nel 2007, sono: 34 per l'Africa (circa 3 milioni lo stanziamento regionale), 13 per il Mediterraneo e il Medio-Oriente (2,5 milioni di risorse regionali), 13 per l'Europa (600 mila euro di risorse regionali), 23 per l'America Latina (600 mila euro a carico della Regione) e 8 per l'Asia (310 mila euro la spessa regionale).

A queste somme si aggiungono quelle messe a disposizione dagli altri soggetti della cooperazione. Molti dei progetti riguardano interventi volti a garantire il diritto alla salute, in particolare per donne e bambini.

Altri riguardano il diritto all'acqua, il supporto all'economia, all'agricoltura, alla governance, all'istruzione e alla cultura.

La cooperazione sanitaria
Presentate nell'autunno 2007, le «Linee guida per la cooperazione sanitaria internazionale della Regione Toscana» stabiliscono i pilastri su cui si deve fondare. Un'autentica novità per la Toscana. È stata la dottoressa Josè Caldés Pinilla dell'Azienda Ospedaliera Meyer e responsabile della cooperazione sanitaria della Regione Toscana, a parlarne durante la VII conferenza sulla cooperazione internazionale. Fra i principi generali l'universalità di accesso ai servizi sanitari locali, garantita attraverso progetti di iniziativa regionale o a bando, il sostegno dei sistemi sanitari nazionali e locali, l'assistenza sanitaria di base e la formazione.

Gli scopi dei progetti di cooperazione sanitaria dovrebbero perciò essere l'universalità di accesso, il rafforzamento dei sistemi sanitari, il potenziamento delle strutture, la programmazione e l'investimento sulle risorse umane all'interno del settore pubblico attraverso la formazione e la motivazione del personale sanitario. Tali progetti dovranno, in linea con la cooperazione decentrata, coinvolgere attivamente la controparte locale in ogni fase della progettazione, dovranno avere obiettivi pertinenti al contesto nel quale intervengono ed essere sostenibili a medio termine, nel rispetto degli aspetti etici e dell'assistenza primaria di base.

Il modello di cooperazione sanitaria messo a punto dalla Toscana si basa su referenti delle Aziende sanitarie e su un comitato a livello regionale che coordina gli interventi, in connessione con il partenariato locale (Enti, Associazioni, ONG). Una delle sue peculiarità è lo sforzo per evitare la sovrapposizione e la frammentazione dei progetti e l'eccessiva competitività dei soggetti coinvolti. A tale proposito è stata recentemente approvata una delibera, presentata dall'Assessore per il diritto alla salute Enrico Rossi, che stabilisce i criteri per la partecipazione degli operatori sanitari ai progetti. Le azioni della Regione in ambito sanitario si svolgono nei territori stabiliti già da tempo: Medio - Oriente, Africa Sub - Sahariana, area balcanica e paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo, con azioni specifiche in base alle diverse situazioni.

La dottoressa Caldés ha ricordato poi la pericolosa situazione che si sta prendendo vita nel mondo: anche se lentamente la condizione sanitaria mondiale sta migliorando, si stanno creando delle «sacche»di disuguaglianza, che dividono sempre di più i paesi ricchi da quelli poveri. Il problema, in campo sanitario, è che senza soldi non ci si può curare,neanche se si tratta di malattie che per noi sono semplici, ma che per alcune popolazioni sono mortali.

Nonostante questo la Dottoressa ha chiuso il suo intervento con un pensiero positivo, rivolto all'esperienza dei ragazzi che fanno tirocinio nei paesi in cui opera la cooperazione sanitaria toscana. «Per i nostri operatori – conclude la Caldes – l'esperienza di cooperazione è straordinaria. Di solito si tratta di medici giovani che si trovano di fronte a situazioni da noi del tutto inedite e impegnative sul piano personale. Da queste esperienze tornano cambiati e il nostro sistema può contare su medici e operatori senz'altro migliori».

Toschi: Betancourt libera grazie anche alla Toscana
L'assessore Massimo Toschi, nel corso dei lavori della conferenza sulla cooperazione, ha ricordato i grandi testimoni della pace, da Gandhi a Giovanni XXIII, da Luther King a Mandela, che quest'anno compie 90 anni, da La Pira a San Sou Ky, agli arresti domiciliari in Birmania-Myanmar. Ma l'attenzione era tutta rivolta alla notizia della liberazione di Ingrid Betancourt.

Toschi si è sempre occupato in prima persona del caso Betancourt, incontrandone la madre in Colombia e intrattenendo con lei costanti rapporti. Si arrabbia un po', perché «nessuno si è preoccupato di andare a Bogotà per vedere qual era veramente la situazione Betancourt». E si augura che presto Ingrid possa venire in Toscana.

Del sistema cooperazione in Toscana si dice particolarmente fiero, perché modello di riferimento per l'Italia e l'Europa. «Costruire sviluppo, è il vero antidoto alla guerra, consolidare i diritti, il vero sostegno alla democrazia», questo secondo Toschi è lo scopo della cooperazione internazionale. «La nostra peculiarità – spiega – risiede nel collocare le nostre scelte nel quadro strategico indicato da Europa e Italia. La cooperazione non è solo un progettino, ma è formata da vari progetti inseriti in una rete di rapporti, che hanno bisogno di piani pluriennali per funzionare bene». A questo proposito Toschi si è lamentato della cattiva comunicazione, fatta da coloro che utilizzano i progetti solo per avere visibilità, dicendo che «così non si cambia il mondo».

Per quanto riguarda i piani e i metodi di lavoro della cooperazione in Toscana, l'assessore si è detto tranquillo almeno fino al 2010, fino a quando cioè Claudio Martini sarà presidente della Regione. Martini ha infatti preso l'impegno di mantenere il budget fissato, lo 0,1% del totale della Regione, per i progetti di cooperazione internazionale. Anche se il budget è minimo, si possono realizzare grandi cose.

L'assessore ha parlato anche del progetto di costituire un'Agenzia della cooperazione in Toscana, un'utile sistema di rete per governare meglio e per partecipare con maggiore facilità ai bandi per i finanziamenti. Negli altri Paesi esiste già un'agenzia del genere, in Toscana è come se ci fosse (grazie al sistema che è stato costruito in questi anni).

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