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Criminalità organizzata: associazioni antimafia, in Toscana «non abbassare la guardia»

Fondazione Caponnetto, Libera, Confindustria, Confederazione degli agricoltori e Fondazione per la prevenzione dell’usura ascoltate in commissione Affari istituzionali, presieduta da Marco Manneschi (IdV), nel quadro dell’indagine conoscitiva promossa dalla portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni (Pdl)

Quanto sta accadendo in Toscana sul fronte della criminalità organizzata preoccupa le associazioni antimafia, che invitano le istituzioni a non abbassare la guardia. È quanto emerso dalle audizioni della commissione Affari istituzionali, presieduta da Marco Manneschi (IdV), nel quadro dell’indagine conoscitiva sul fenomeno, promossa dalla portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni.

«La nostra regione non è terra dove la mafia ha il controllo del territorio ed accesso alle amministrazioni pubbliche, ma è presente nelle attività economiche – ha affermato Andrea Bigalli di Libera Toscana – Don Luigi Ciotti dice che le radici stanno a sud, ma rami, fiori e frutti stanno al centro-nord».

Al riguardo ha ricordato che i beni confiscati, già più di sessanta, sono in costante aumento, con casi eclatanti, come il sequestro di un bar a Piazza Pitti a Firenze. «La notizia è apparsa in modo fugace sugli organi di informazione – ha osservato Bigalli – ma, soprattutto, sono mancati approfondimenti ed analisi sui meccanismi che hanno permesso alla mafia di entrare in possesso di un esercizio pubblico». A suo giudizio è fondamentale la formazione, non solo dei giovani, ma anche degli adulti, in forma permanente. «Non devono diventare tutti esperti – ha sottolineato – Tutti, però, dovrebbero essere in grado di poter filtrare e valutare le informazioni».

Nel settore agricolo, secondo Giordano Pascucci (Cia Toscana), l’attività di contrasto deve essere accompagnata da politiche attive, che favoriscano l’accesso al credito e combattano le frodi alimentari e le contraffazioni. Deve inoltre essere garantita la trasparenza dei trasferimenti fondiari.

Nutrita la delegazione di Confindustria, guidata da Gabriele Baccetti, che ha manifestato il «forte interesse e la disponibilità alla collaborazione» del mondo imprenditoriale, già impegnato in questo senso anche a livello nazionale con il protocollo della legalità, che riguarda le modalità di pagamento, la regolarità contributiva. «Il massimo ribasso nei criteri di aggiudicazione degli appalti pubblici non aiuta la legalità - ha rilevato Carlo Lancia direttore di Ance Toscana – La prima legalità è quella dello Stato, a partire dai pagamenti dei fornitori». A suo parere la nuova normativa sulla certificazione antimafia ha reso tutto più difficile e sarebbe opportuno chiedere ai prefetti di attivare la prevista white list, che aiuterebbe le aziende nella scelta dei subappaltatori. «La Toscana ha uno strumento eccezionale per gli appalti pubblici, l’Osservatorio ma non lo usa – ha affermato – L’Osservatorio deve essere potenziato sul piano organizzativo. E’ indispensabile avere un prezzario aggiornato dei lavori pubblici».

Nel settore dell’edilizia privata, dove c’è un’ampia zona di lavoro grigio, Paglia ha ribadito l’utilità del Durc, uno strumento da conservare anche nella nuova legge urbanistica. Fra le iniziative a livello locale, Agostino Ippolito di Confindustria Firenze ha ricordato il patto di legalità tra gli imprenditori che lavorano con imprese cinesi, che permette di conoscere i fornitori e tracciare prodotti e processi produttivi. «La Fondazione Caponnetto è preoccupata - ha detto il suo presidente Salvatore Calleri - Abbiamo censito il passaggio e la presenza di ben quarantotto gruppi criminali riferibili alla mafia campana, trentaquattro alla calabrese, ventinove alla siciliana, tre a quella pugliese e due ad altre italiane. A questi si aggiungono gruppi centroamericani, sudamericani, nigeriani, centroafricani, cinesi, russi, georgiani, bulgari, romeni, albanesi”. “La mafia è un virus che muta a seconda del territorio – ha affermato Calleri – Non dobbiamo dimenticare che è il primo problema del paese».

Aldo Pasca della Fondazione Toscana Prevenzione Usura, che ha trenta centri di ascolto su tutto il territorio regionale, si è soffermato sulle difficoltà di accesso al credito, sia per la carenza di liquidità sia per il rispetto dei vincoli in sede europea, che inducono le banche ad inasprire i criteri della valutazione del rischio. A questo si aggiungono i lunghi tempi di erogazione, con pratiche che richiedono ben 5-6 mesi.

Numerosi gli interventi e le richieste di approfondimento dei consiglieri. In particolare Marco Spinelli (Pd) ha sottolineato il salto di qualità del sistema criminale e la sua internazionalizzazione, che determina presenze sul territorio di tipo nuovo. Il rischio di penetrazione nel mondo bancario ed anche tra le forze dell’ordine è stato al centro delle domande di Gabriele Chiurli (gruppo Misto).

«Ci sono state fornite molte indicazioni di lavoro sulle quali ci attiveremo immediatamente – ha commentato il presidente Marco Manneschi - a partire dalla proposta di ripristino dei fondi a sostegno delle associazioni e delle attività di contrasto alle mafie, un fatto simbolico, che troverà senz’altro risposta dalla Giunta».

La Commissione ha deciso di acquisire i documenti richiamati dagli intervenuti e di proseguire le audizioni invitando anche l’Osservatorio regionale sugli appalti pubblici.

Fonte: Comunicato stampa
Criminalità organizzata: associazioni antimafia, in Toscana «non abbassare la guardia»
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