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«Donate sangue, prima di andare in vacanza»

In alcuni ospedali toscani in questi primi mesi estivi sono stati rinviati interventi chirurgici e terapie per mancanza di sangue e plasma. Ne parliamo con Luciano Verdiani, presidente regionale «Fratres», che lancia un appello...

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Parole chiave: Donazione del sangue (1)
Una donazione di sangue con i Fratres

Continua a calare il numero di donazioni di sangue in Toscana. È quanto emerge dai dati del Centro regionale Sangue, che parlano di una diminuzione delle unità di sangue intero e di plasma raccolte nei primi mesi del 2015, oltre che di una diminuzione dei donatori. Un dato che si fa sentire in maniera particolarmente urgente in estate, quando si possono verificare situazioni di carenza, fino a provocare rinvii di interventi e terapie. E se il caldo di queste settimane fa diminuire le donazioni, non diminuisce certamente (anzi probabilmente fa aumentare) il fabbisogno degli ospedali.

Cosa fare? «Mi rivolgo direttamente ai cittadini chiedendo a tutti di andare a donare». Luciano Verdiani, presidente regionale Fratres, lancia l’appello per un gesto che può aiutare a salvare vite umane. Un invito rivolto a chi è già donatore, perché si ricordi di passare dal centro trasfusionale prima di partire per le vacanze. Ma anche a chi non ha mai donato, perché colga l’occasione per cominciare: ricordando che in base alla legge italiana la donazione del sangue è un atto volontario, anonimo, periodico, gratuito e soprattutto responsabile. Diventare donatore è molto semplice: basta avere uno stile di vita sano, avere dai 18 ai 65 anni godere di buona salute e pesare più di cinquanta chili.

Eppure, in linea con la tendenza nazionale e regionale, anche la Fratres (che conta in Toscana quasi 300 gruppi, per un totale di circa 66mila donatori) ha visto diminuire le donazioni: nel 2014 sono state circa 70mila, confermando la tendenza negativa degli ultimi tre anni, che hanno visto una perdita di circa 6mila donazioni.

Al dato negativo contribuisce anche il fatto che a causa di norme sempre più esigenti e restrittive, alcuni gruppi Fratres (soprattutto nelle zone di Firenze e Prato) hanno dovuto chiudere le vecchie «unità di raccolta sangue», o rinunciare alle autoemoteche che effettuavano la raccolta «itinerante». Una necessità dovuta a motivi di sicurezza, che però ha comportato cambiamenti di abitudine non sempre facili da assorbire: i donatori vengono indirizzati verso i centri sangue degli ospedali di zona ma non sempre il passaggio è immediato. Da questo punto di vista la Regione, afferma Verdiani, dovrebbe investire di più sui Centri trasfusionali: renderli più accoglienti, garantire una presenza di personale che consenta di evitare code e lunghe attese che purtroppo a volte si verificano, nonostante ci sia la possibilità di prenotare la donazione.

A questi problemi la Fratres ha cercato di rispondere anche trasformando l’autoemoteca in «punto informativo mobile»: lettini e attrezzature mediche sono stati sostituiti con scrivania, sedie e divanetto, per dar vita ad un elegante ufficio su ruote che possa spostarsi fra diverse città ed in diversi eventi, attirando l’attenzione dei cittadini sul problema della carenza di sangue, e fornendo consulenze gratuite sul tema.

Un altro elemento che sicuramente incide sul calo delle donazioni, secondo Verdiani, è il cambiamento nel mondo del lavoro: in un’epoca di precariato, soprattutto per i giovani, l’idea di perdere una giornata lavorativa per donare sangue è più complicata di quanto non sia per chi ha un lavoro fisso e può usufruire di un giorno di permesso. Per fortuna ci sono anche tanti che vanno a donare sangue il sabato o la domenica. Resta il fatto che, in generale, la crisi economica e sociale porta tra i suoi effetti negativi anche una maggiore difficoltà a donare: probabilmente si tende di più a chiudersi, a pensare alle proprie necessità anziché a quelle degli altri.

Questa disaffezione generale verso la donazione di sangue può avere dunque diversi fattori: sociali, economici, culturali. E anche le risposte, sottolinea Verdiani, devono essere molteplici. «Io dico sempre che ci sono tre figure fondamentali: il sindaco, il medico di famiglia, il parroco». Il sindaco perché l’amministrazione comunale può avere un ruolo importante nello stimolare l’impegno sociale dei propri cittadini. Il medico di famiglia, con cui spesso c’è un rapporto di fiducia: un incoraggiamento da parte sua potrebbe spingere molte persone a donare. L’altra figura su cui la Fratres conta molto è quella del parroco: «Abbiamo sempre lavorato molto con le parrocchie – racconta Verdiani – e sappiamo che, dove il parroco si fa promotore di incontri e iniziative, e magari dice due parole sulla donazione durante la Messa domenicale, questo ottiene sempre una buona risposta». Un elemento particolarmente importante per un’associazione di ispirazione cattolica come la Fratres, per cui donare il sangue non è solo un gesto umanitario o solidaristico, ma un atto di carità ispirato al Vangelo. La donazione di sangue può essere un  gesto importante anche nel cammino educativo dei giovani, abituandoli non solo a donarsi agli altri ma anche ad avere stili di vita responsabili.

«Non ci scoraggiamo, anzi guardiamo avanti con impegno ancora maggiore – conclude Verdiani – certi che dobbiamo far arrivare a tutti, nelle piazze, nelle scuole, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro, l’invito alla donazione di sangue, facendo comprendere l’importanza di questo piccolo gesto e aiutando le persone a superare paure e resistenze».

Per informazioni su come diventare donatore si può visitare il sito www.fratres.toscana.it o chiamare direttamente la sede Regionale Fratres al numero 055/4223746 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12,30.

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