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Ecco come la Toscana si prepara all’aumento dei flussi di profughi

Tutte le Prefetture toscane si stanno preparando a gestire un numero maggiore di richiedenti asilo, provenienti dalle aree più «calde» del Mediterraneo, la Libia e la Siria. Attualmente ne ospitiamo in tanti piccoli centri 2.539, ma potrebbero arrivare a 3.400 nel corso di quest'anno.

Percorsi: Immigrati - Libia - Mare - Profughi
Parole chiave: Sbarchi (250), Lampedusa (121)
Un gruppo di rifugiati ospitati nei mesi scorsi in Toscana

Quanto sta accadendo in Libia e Siria potrebbe avere conseguenze notevoli anche sul fronte degli sbarchi sulle nostre coste. Per ora i numeri sono tutto sommato «nella norma». A gennaio 2015 sono arrivati 3.528 migranti, contro i 2.175 di un anno fa. Per quanto quasi raddoppiati, sono ancora cifre basse. Ma si tratta di un periodo tradizionalmente poco propizio per mettersi in mare. Basti pensare che nello scorso agosto sono stati dieci volte tanti (24.776) e in settembre ancora di più (26.107). Le maggiori preoccupazioni, per il momento, vengono dalle possibili infiltrazioni di terroristi e dal salto di qualità dei trafficanti di esseri umani. È di pochi giorni fa il primo caso di scafisti che, armi in pugno, si sono fatti restituire il gommone che era stato sequestrato dalla Guardia Costiera. Ai nostri militari non è rimasto che cedere l’imbarcazione, per non mettere a repentaglio in uno scontro armato la vita di tante persone. Le autorità italiane si aspettano però un aumento dei flussi proprio da un Paese ormai fuori controllo e in mano a bande criminali.

Dopo la grande ondata migratoria del 2011-2012, che fu affrontata con misure di emergenza che coinvolsero prima di tutto le Regioni, l’Italia ha potenziato il programma Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), affidato all’Anci (Associazione nazionale Comuni), prevedendo una ripartizione in piccoli centri di accoglienza (da 10 a 50 posti) dislocati proporzionalmente alla popolazione residente (a parte nelle regioni di approdo e in Abruzzo, salvaguardato per l’emergenza terremoto). In tutto si tratta di 21 mila posti per il triennio 2014-2017. Alla Toscana ne competono 549, dislocati in 14 Comuni, che si sono resi disponibili con altrettanti progetti. Ma le esigenze sono molte di più e si ipotizza di potenziare la rete, raddoppiandone quest’anno le capacità di accoglienza.

Al 30 gennaio scorso, infatti, oltre a quei 20.975 richiedenti asilo inseriti nei centri Sprar, erano ospitati in strutture temporanee altri 36.241 immigrati. Di questi 1.990 in Toscana, che portavano quindi il numero complessivo di presenze nella nostra regione a 2.539 (pari al 4% del totale in Italia). A livello nazionale vanno poi aggiunti quanti sono stati destinati ai Cara (Centri accoglienza richiedenti asilo), ai Cda (Centri di accoglienza) e ai Cpsa (Centri primo soccorso e accoglienza). In tutto altre 9.246 persone al 30 gennaio. Ma nessuno di questi grossi centri di smistamento e prima accoglienza sono dislocati nella nostra regione. Dei 66.462 immigrati censiti al 30 gennaio scorso, ben 14.450 erano in Sicilia (il 22%) e 8.583 nel Lazio (13%). E sono solo un terzo di quanti sono arrivati in Italia nel corso del 2014. Di 104.750 immigrati si sono infatti perse le tracce.

Le politiche attuali sul fronte dei richiedenti asilo si basano sull’accordo siglato il 10 luglio scorso nella Conferenza unificata (governo, regioni, enti locali). Il Piano operativo nazionale si articola in una fase di soccorso, gestita nei Centri di primo soccorso e assistenza nelle regioni di sbarco o limitrofe, seguita da una prima accoglienza e qualificazione presso centri regionali o interregionali (Hub) e in una fase di seconda accoglienza da attuare nell’ambito del Sprar, appositamente potenziato e finanziato (grazie a fondi europei).

Si tratta, è bene precisarlo, di persone che ritengono di poter chiedere asilo politico o protezione perché in fuga da situazioni umanitarie o conflittuali gravi. In genere passano 6-7 mesi prima che la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale convochi il richiedente e il permesso di soggiorno «in attesa di convocazione» che ha ottenuto non gli consente nel frattempo di lavorare. Inoltre, fino a quando non ha avuto una risposta dalla Commissione non può lasciare il territorio italiano. Se poi la risposta è positiva, può ottenere un permesso di soggiorno, valido 5 anni, per asilo politico (nel 2014 è successo nel 13% delle domande). Altre possibilità sono quelle del permesso triennale per «protezione sussidiaria» (il 24%) o annuale per «motivi umanitari» (un altro 24%). A quel punto ha sei mesi di tempo per abbandonare il centro di accoglienza, trovandosi una sistemazione sia abitativa che lavorativa. Se invece, come nel 39% dei casi (sempre dati 2014), la risposta di asilo viene bocciata, può far ricorso ai Tar (che hanno accumulato un notevole arretrato di lavoro) e poi al Consiglio di Stato prima di essere espulso, ottenendo permessi di soggiorno temporanei rinnovabili di tre mesi in tre mesi.

Una circolare del Dipartimento per l’immigrazione del 17 dicembre 2014 ha invitato tutte le Prefetture a pubblicare bandi d’asta per convenzioni con privati per l’accoglienza dei migranti nel periodo 1° aprile-31 dicembre 2015. Per la Toscana si prevedono complessivamente fino a 3.402 posti, ripartiti nelle varie Province in base alla popolazione residente e in strutture che siano numericamente proporzionali agli abitanti del comune che li ospita.

Proprio in questi giorni i bandi di gara sono apparsi sui siti delle Prefetture toscane (tranne a Livorno e Grosseto che si erano già mosse nei mesi scorsi). Sono sostanzialmente simili, visto che il capitolato è comune, mentre la base d’asta varia dai 35 euro giornalieri di Arezzo, Pisa e Siena ai 34,26 di Massa Carrara fino ai 33,50 di Lucca. Le cifre indicative messe in bilancio (nessuno può determinare adesso quante saranno effettivamente le presenze) sono calcolate moltiplicando la quota giornaliera per 275 giorni e per il numero di immigrati previsti (in media un 20% in più di quelli del 2014). Si va dai 9.180.000 euro di Firenze ai 1.865.000 di Massa Carrara. In totale si parla di circa 30 milioni di euro per quei nove mesi del 2015. Su queste cifre si sono fatte anche molte polemiche, ipotizzando un business sugli immigrati, sull’onda di quanto emerso per i campi nomadi nell’inchiesta «Mafia Capitale». In realtà con 35 euro al giorno per vitto, alloggio, fornitura di biancheria e prodotti per l’igiene personale, mediazione linguistica, pocket money giornaliero e tessera telefonica iniziale non è che si possano fare grandi speculazioni. Il vero problema è un altro: garantire a questi immigrati un’accoglienza dignitosa e un inserimento sicuro sul territorio, facilitato da operatori competenti. E il rischio è che si facciano avanti strutture alberghiere in crisi, che poi non sono in grado di gestire le situazioni.

La Caritas di Firenze, che ha tre strutture stabili del Sprar con 84 immigrati e che in questo periodo ne ospita per l’emergenza altri 51, preferisce non partecipare a questo sistema dei bandi. Mette a disposizione la professionalità raggiunta anche in questo settore solo dei Comuni che la richiedano, oltre a far fronte a situazioni di emergenza su sollecitazione della Prefettura. Questo perché l’assistenza ai richiedenti asilo è un’operazione complessa e delicata, che deve coinvolgere le comunità locali e costruire rapporti positivi con il territorio. Non a caso la struttura Sprar di Sesto Fiorentino, gestita dalla Caritas di Firenze, viene portata ad esempio a livello nazionale.

Un ruolo di primo piano spetta ai Comuni. Delegato nazionale dell’Anci per l’immigrazione è un toscano, il sindaco di Prato Matteo Biffoni, che alla riunione del Tavolo di coordinamento nazionale presieduto dal sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, tenuto nei giorni scorsi a Roma, ha chiesto «il coinvolgimento diretto dei Comuni, con una condivisione costante delle scelte». Con «il continuo aumento del numero di sbarchi – ha detto ancora Biffoni –, i Comuni si trovano ad affrontare direttamente problematiche delicate». Tra i problemi ancora sul tappeto, emersi nell’incontro romano, i posti a disposizione per i minori non accompagnati (un bando imminente ne dovrebbe aumentare il numero) e cosa fare con quanti non ottengono lo status di rifugiato.

  • 165.549 persone sbarcate in Italia nel 2014
  • 104.750 immigrati sbarcati in Italia di cui si sono perse le tracce
  • 66.462 richiedenti asilo ospitati in Italia al 30 gennaio 2015
  • 2.539 richiedenti asilo ospitati in Toscana al 30 gennaio 2015
  • 35 euro la cifra media giornaliera rimborsata a chi ospita richiedenti asilo
  • 61% le richieste di protezione accolte nel 2014 (di cui solo il 13% per «asilo politico»)
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