Toscana
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Eterologa, lo «strappo» della Toscana

Ancora una fuga in avanti. Come già era successo per la pillola abortiva Ru 486, la Toscana anticipa la legislazione nazionale, spostando sempre più in là i paletti che la Legge 40 (uscita indenne da un referendum abrogativo ma impallinata più volte dalla Consulta) aveva tentato di mettere al «far west» procreativo.

Percorsi: Fecondazione - Regione
Parole chiave: Legge 40 (62)
Fecondazione artificiale (Foto Sir)

È la prima regione ad aver «sancito» il via libera alla fecondazione eterologa: con una delibera approvata il 28 luglio autorizza, infatti, i centri pubblici e privati ad offrire tale tecnica ai cittadini. Un annuncio arrivato in contemporanea al documento elaborato dagli esperti del Tavolo tecnico nominato dal ministero e che fissa le indicazioni per l’eterologa prevedendo, tra l’altro, la possibilità di più figli dallo stesso donatore/donatrice a famiglia e un limite di 25 nati per ogni singolo donatore.

Ogni coppia che accederà all’eterologa, secondo le indicazioni elaborate dal tavolo tecnico, potrà avere più figli nati dallo stesso donatore biologico. Il limite al numero di nati per ciascun donatore deve basarsi su valutazioni epidemiologiche che, «già effettuate in altri paesi, limitano a circa 25 le nascite per una comunità di 1 milione di abitanti (nascite in un numero di famiglie non superiore a 10) mantenendo inalterato il rischio di incontro involontario tra consanguinei».

Gli esperti indicano inoltre la necessità di definire l’immediata disponibilità di norme e l’apertura di uno specifico capitolo di spesa per la realizzazione delle bio-banche pubbliche, sottolineando che «non sussistono particolari impedimenti all’attivazione delle procedure di donazione di gameti in Italia».

La Regione Toscana si è mossa però per conto proprio, dettando direttive ai centri, in attesa del Governo. L’assessore toscano alla salute, Luigi Marroni e il presidente Enrico Rossi difendono la scelta come un argine proprio al «far west». «Stiamo coadiuvando il lavoro del ministro Lorenzin, che ha fatto fare le linee guida. Non è una fuga in avanti – ha spiegato Rossi –  è semplicemente un modo per mettere sullo stesso piano privato e pubblico. Il privato potrebbe già operare senza le regole. Mi risulta – ha rilevato – che le regole nostre siano più restrittive per certi aspetti rispetto a quelle discusse e decise dalla commissione nazionale».

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