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Eugenio Giani: Toscana chieda autonomia. «No referendum, ma trattativa tenace»

Eugenio Giani sull'autonomia differenziata va al rilancio. Passate le elezioni Politiche e dopo che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianclaudio Bressa, ha ratificato, il 28 febbraio, un pre-accordo con le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna in sede di tavolo di contrattazione, anche Giani rivendica uno spazio simile per la Toscana.

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Eugenio Giani (Foto Dire)

Si fa forte di una risoluzione approvata a settembre dell'anno scorso, all'unanimità, proprio dal Consiglio regionale che il dem presiede e che domanda un ampliamento della potestà legislativa in alcune materie concorrenti: beni culturali, paesaggio, ambiente e altre da individuare in sede di procedimento istruttorio. Vuole da subito sollecitare il governatore della Toscana, Enrico Rossi: «Gli chiederò un incontro- afferma, nel corso di una conferenza stampa-, voglio capire quale può essere il suo orientamento. Come presidente del Consiglio regionale mi sento già investito da quella risoluzione». Del resto, di fronte a 3 Regioni che hanno già chiuso una primissima intesa e altre 4 (Piemonte, Liguria, Campania, Puglia) che hanno avviato le pratiche per l'allargamento delle maglie del federalismo, la Toscana non può restare inerme. «Ritengo che ci debba essere anche la Toscana- ribadisce-, visto che la volontà del Consiglio risale a un preciso atto formale, la risoluzione del 13 settembre del 2017. Cercherò di prendere iniziative affinché la Toscana segua una strada già indicata».  Vale a dire, quella dell'Emilia-Romagna. La consultazione referendaria, in fin dei conti, non porta molti frutti in più. «Il referendum in Lombardia e Veneto è stata un'iniziativa politica- sostiene-, che ha ottenuto lo stesso effetto di chi ha trattato con tenacia col governo».

La negoziazione che avrebbe in mente di avviare Giani con l'esecutivo andrebbe definita ad ampio spettro. La maggiore competenza legislativa deve essere rivendicata, secondo il presidente dell'assemblea toscana, anzitutto sui beni culturali: «I Comuni potrebbero valorizzare grazie a delle leggi regionali di più i musei che ci sono sul nostro territorio- spiega-, che magari rimangono un po' in ombra rispetto a quelli gestiti dalle sovrintendenze». Dovrebbe, poi, toccare il capitolo dell'energia, in materia di autorizzazione all'apertura di nuovi impianti e centrali, visto che «la Toscana è una delle regioni più virtuose, producendo di più di quello che consuma. Il 50% dell'energia deriva dalle fonti geotermiche, dalle centrali in Garfagnana, dal fotovoltaico e l'eolico». La regione avrebbe, così facendo, degli «aggi maggiori in termini di ricadute infrastrutturali».

Giani vorrebbe arrivare a conquistare spazi di intervento sul turismo, ma anche sulla pubblica istruzione: «Vorrei che, ad esempio alle superiori, un'ora alla settimana fosse dedicata allo studio della storia locale e che l'educazione ai principi e ai valori costituzionale potesse diventare una materia», prosegue. Ma, riconosce, «tutto questo non può avvenire, perché la didattica, attualmente, è di esclusiva competenza dello Stato». 

Fonte: Agenzia Dire
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