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Firenze, convegno Uneba sul terzo settore: sì all'authority, ma più chiarezza

Al centro di un convegno che si è tenuto oggi a Firenze, le proposte del non profit sociosanitario socio-educativo ed assistenziale di Uneba sulla riforma Renzi del Terzo Settore: pieno accordo con Lenzi (Pd), relatrice alla Camera del disegno di legge. «Il testo è aperto a modifiche»

Percorsi: Terzo settore
Il convegno Uneba

Più chiarezza nelle definizioni, in primis quella di cos'è il Terzo Settore; più tutela della libertà degli enti a fronte di alcuni aspetti troppo invasivi della delega; sì ad un authority del Terzo Settore con poteri veri anziché la «struttura di missione» prevista dal testo attuale del disegno di legge.

Queste alcune delle richieste che Uneba, la più rappresentativa organizzazione di categoria del settore sociosanitario, socio educativo ed assistenziale in Italia, (www.uneba.it), formula a Governo e Parlamento in merito alla Riforma del Terzo Settore. E sono richieste su cui Uneba è in sintonia con Donata Lenzi, deputato del Pd, relatrice alla Camera del disegno di legge. È quanto emerso da «La riforma del Terzo Settore - Le idee del Governo, le proposte di Uneba»,convegno svoltosi stamani in un auditorium dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze tutto esaurito per l'occasione.

 Il presidente di Uneba Maurizio Giordano ha messo sul piatto anche alcuni altri rilievi sul testo di riforma. «La costituzione degli enti del Terzo Settore deve avvenire davanti al notaio, e non in Prefettura com'è nel disegno di legge. La previsione, nel testo, della possibilità di una ripartizione parziale degli utili dell'impresa sociale è efficace per attrarre risorse, ma ci pare difficilmente conciliabile con il Terzo Settore. Inoltre, non è chiara la salvaguardia della specificità degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti».

«Il testo della riforma non è chiuso, ma nascerà come conseguenza del percorso di ascolto che stiamo praticando»; ha spiegato Lenzi. Il relatore ha segnalato in particolare alcuni aspetti che punta a modificare. Ad esempio sulla definizione stessa degli enti soggetti alla nuova legislazione (articolo 2 del ddl).”Non mi piace il riferimento alla 'finalità ideale' degli enti, perché non sempre queste finalità sono condivisibili... E può forse essere lo Stato a definire quali finalità sono 'ideali'?

Credo inoltre che un authority per il Terzo Settore coglierebbe meglio le peculiarità del settore (rispetto ad altri enti di controllo). Una struttura di missione non serve a questo scopo. Masulla costituzione dell'authority ci sono grandissime resistenze...».

In merito alla Riforma, il vicepresidente ed assessore al welfare della Regione Toscana Stefania Saccardi ha voluto mandare un avviso a Governo e Parlamento: «Sarebbe un errore strategico enorme caricare sul Terzo Settore ancora più responsabilità di quanta già ne abbia. Dobbiamo invecericonoscere il Terzo Settore come un partner con pari dignità, capace di interloquire con le istituzioni, senza che queste facciano passi indietro nel garantire lo welfare».

«Non serve riformare il Codice Civile se non si semplifica, coordina, organizza la normativa speciale per il Terzo Settore», ha evidenziato la professoressa Maria Vita De Giorgi dell'Università di Ferrara nel suo intervento 'La riforma del libro I titolo II del Codice Civile'.

«La mia proposta - ha aggiunto - è di lasciare così com'è il Titolo Secondo, che è dedicato a tutti gli enti, sia quelli che hanno per scopo gli interessi dei suoi componenti, che quelli la cui azione è rivolta all'esterno.Inseriamo invece nel Libro Quinto, dedicato al diritto societario, un titolo dedicato agli enti senza scopo di lucro che esercitano attività imprenditoriale. Del resto nel Libro Quinto sono già disciplinati cooperative e consorzi. E ormai non c'è più grande differenza tra enti con e senza scopo di lucro, ci sono tanti 'ponti'».

Ma che cos'è, esattamente, il Terzo Settore? «Il presupposto di tutto è capire di cosa parliamo quando parliamo di Terzo Settore», ha sottolineato il professor Emanuele Rossi della Scuola superiore di studi universitari Sant’ Anna di Pisa nella relazione 'La nuova disciplina del Terzo Settore'. «Ci sono, ad esempio, enti non profit che non fanno parte del Terzo Settore, come i partiti politici».

Alla proposta di riforma del governo Renzi Rossi rivolge poi una critica. «Perché per la promozione e vigilanza è prevista una struttura di missione, che per statuto ha uncarattere temporaneo e legato al Governo che la costituisce? Servirebbe un'autorità amministrativa indipendente».

«Anche in campo fiscale per il Terzo Settore serve una riorganizzazione – ha chiuso così, il prof. Giuseppe Maria Cipolla dell'Università di Cassino - Lazio Meridionale, il suo intervento 'La disciplina fiscale del Terzo Settore'-. Ma non vorrei che questo scopo nobile si trasformi in un boomerang andando a costituire nuove categorie soggettive. E se il 5 per mille è un volano per permettere l'attività di enti, metterci un limite di spesa, come previsto dal testo di riforma, è la morte del 5 per mille».

Ad aprire il convegno era statomons. Giancarlo Corti, vicario episcopale per l'impegno sociale ed il servizio della carità della diocesi di Firenze, che ha portato il saluto dell'arcivescovo card. Giuseppe Betori, «che ben conosce e stima Uneba», come Corti stesso ha confermato.

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