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Il progetto delle «Grande Firenze» ha tutt'altro peso rispetto alle fusioni dei piccoli-medi comuni toscani

Firenze e l'area metropolitana. Prove di fusione a freddo

Il mondo cambia, i confini comunali un po' meno. I territori che ruotano intorno ad una grande città, anche se suddivisi in molti comuni, funzionano come un unico sistema. Si lavora in centro, si fa la spesa in un supermercato e ci si diverte in una multisala. Traversando quante volte i confini comunali? Nessuno evidentemente se ne accorge o ci bada più che tanto. Tuttavia quando si vota, o si ha bisogno di un certificato ecco che i limiti amministrativi ricompaiono incombenti.

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Parole chiave: andrea barducci (1), fusione comuni (11), area metropolitana (2), enrico rossi (422), matteo renzi (101)
Barducci al centro del tavolo di presidenza del Convegno. Da sinistra: Enrico Amante (INU), Fabio Battaglia (ConfProfessioni), Alessandra Marino (Soprintendenza), Cristina Acidini (Polo museale), Stefano Pozzoli (Università di Napoli) ed Enrico Finzi (AstraRicerche)

Sulla carta geografica Firenze è saldata coi centri vicini, Sesto e Scandicci tra gli altri, ma le municipalità rimangono distinte. Si è provato a farle ragionare insieme diverse volte senza successo: dal Piano intercomunale degli anni 60-70 a quello strategico del 2000-2004. Lo scorso anno, in occasione del dibattito sulla costituzione della Città metropolitana, Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze propose la fusione, cioè la creazione di un unico grande comune comprendente gli undici comuni dell'area fiorentina e cioè, oltre Firenze, Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Impruneta, Lastra a Signa, Pontassieve, Scandicci, Sesto Fiorentino e Signa.

Ora il tema è ritornato di attualità a causa delle fusioni tra alcuni comuni toscani per le quali si sono tenuti i referendum del 21 e 22 aprile, con un risultato positivo per tre coppie di comuni e negativo per la proposta di fusione degli otto comuni elbani. Altri comuni hanno proposto di fondersi e a settembre sono previsti ulteriori referendum.

Vista la popolarità delle fusioni, dovuta anche agli incentivi statali e regionali, Barducci ripropone la fusione degli undici comuni dell'area fiorentina. Lo fa con il convegno sulla «Grande Firenze grande» che si è tenuto il 4 maggio nel Palazzo Medici Riccardi sede della Provincia di Firenze. Decisione opportuna anche perché i venti di abolizione delle province tornano a soffiare dopo il discorso di Enrico Letta alla Camera ed è sempre meglio essere propositivi che subire l'iniziativa altrui.

L'idea della fusione si inquadra nel progetto caro a Barducci (ma anche a Enrico Rossi, presidente della Regione) di una Città metropolitana comprendente le tre province di Firenze, Prato e Pistoia, la cui popolazione totale è di circa un milione e mezzo di abitanti. Per quest'area un capoluogo di 360 mila abitanti, quelli attuali di Firenze, non sarebbe proporzionato. La Grande Firenze, il nuovo comune capoluogo risultante dalla fusione, con i suoi 650 mila abitanti avrebbe invece una dimensione demografica certamente più consona a quella della Città metropolitana Firenze-Prato-Pistoia, per la quale Barducci si è candidato a sindaco, auspicando l'elezione diretta.

Il progetto delle Grande Firenze ha quindi tutt'altro peso rispetto alle fusioni dei piccoli-medi comuni toscani che coinvolgono poche migliaia di abitanti. Si tratta di un'area con una forte interazione interna, dove sono collocate le principali attività produttive della regione e che avrebbe tutto da guadagnare a fondersi in un unico comune anche perché alcuni servizi pubblici (vedi Ataf, Publiacqua e Quadrifoglio) già funzionano in modo integrato.

L'ostacolo è rappresentato dalle note divisioni politiche che attraversano anche il Pd, al governo in tutti gli undici comuni. A stento si riesce a trovare un accordo su questioni come l'inceneritore, e c'è guerra sull'aeroporto, con alleanze che superano anche gli steccati di partito. Una fusione che implicherebbe un unico sindaco ed un'unica giunta sembra poco probabile.

Barducci ha dalla sua un sondaggio realizzato da Astra Ricerche di Milano, per conto del “Corriere Nazionale Qui Firenze”, nel novembre 2012. Allora la notizia dei risultati passò quasi inosservata, ed ora viene ripresentata sull'onda delle fusioni. Secondo questo sondaggio realizzato sugli abitanti della provincia,la maggioranza sarebbe favorevole alla fusione in un unico comune. Una maggioranza diffusa su tutti i comuni ed ancor più ampia in quelli dell'area fiorentina, nei quali Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ha vinto le scorse primarie. Qualora si ricandidasse, una eventuale fusione non sarebbe probabilmente di ostacolo ad una sua rielezione.

Un sondaggio è ovviamente cosa diversa dal voto referendario sul quale influiscono le posizioni dei vari partiti che potrebbero giocare sulla paura della perdita di autonomia o sul rischio che i maggiori costi attualmente sostenuti dal capoluogo vengano spalmati su tutti gli abitanti del futuro comune. Non a caso, al convegno erano presenti solo i rappresentanti del comune capoluogo (Firenze) e di alcuni di quelli medio-piccoli come Bagno a Ripoli, Signa e Lastra a Signa, tutti d'accordo, con vari distinguo, per la fusione.

Non sono invece intervenuti i comuni più grandi, buona parte di quelli che si sono coalizzati nella Città della Piana (Sesto, Campi, e Calenzano) e Scandicci, che ha un significativo programma: «da periferia a città». Gianni Gianassi, sindaco di Sesto, assente al convegno, ma presente sulla stampa, ha già messo le mani avanti: si alla Firenze Grande, no alla Grande Firenze e alla subalternità, ovvero che ognuno rimanga con la propria autonomia.

In sostanza un progetto, quello della Grande Firenze, non semplice da portare a termine, anche se il problema che da qualche anno affligge tutti, e cioè la crisi economica, sembra uno stimolo alla sua realizzazione. Ce ne parla Stefano Casini Benvenuti, direttore dell'Irpet (Istituto regionale programmazione economica della Toscana) dove da tempo si studia la spesa dei comuni toscani. «La riduzione della spesa pubblica – afferma Casini Benvenuti – comporta la necessità di tagliare i costi dell'amministrazione per mantenere gli attuali livelli di fornitura dei servizi. La spesa amministrativa risente delle economie di scala: maggiore la dimensione, minori i costi unitari e quindi maggiori i risparmi. Necessaria quindi – ribadisce Casini Benvenuti – una riorganizzazione a partire dal livello comunale per ridurre la spesa mantenendo l'efficienza attraverso l'aggregazione». E le opposizioni politiche così forti all'interno dell'area metropolitana? «La democrazia dipende dalle risposte concrete che si danno ai cittadini in termini di servizi. La stessa identità locale deve evolversi così come muta la storia. Le nuove aggregazioni – conclude Casini Benvenuti – potranno formare delle identità nuove, corrispondenti alle nuove realtà economico-territoriali».

Tutto ciò si presenta come un programma impegnativo del quale i cittadini devono intravedere dei vantaggi tangibili. Riccardo Nocentini, sindaco di Figline, comune che dopo l'esito favorevole del referendum si fonderà con Incisa Valdarno, nel suo intervento al convegno ha detto che la locale squadra di calcio giovanile (il Valdarno Football Club), già nata dalla fusione delle due squadre comunali che in genere perdevano, ora invece spesso vince. Questo è un ottimo risultato ed una valida ragione per fondersi e, nel caso di Firenze, potrebbe essere di auspicio per la Fiorentina: che finalmente vinca un altro scudetto. I «gobbi» già tremano al pensiero.

* Ricercatore, Dipartimento di Architettura (Università  di Firenze)

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