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Firenze, padre Brovedani scrive ai somali occupanti: «Siete stati strumentalizzati e poi abbandonati»

Cari amici e fratelli somali, al 17 gennaio scorso state occupando un immobile privato, già residenza dei Padri Gesuiti, luogo di culto religioso e in procinto di essere venduto a una grande Università della Cina. Sono pertanto trascorsi quasi tre mesi». Inizia così la lettera che padre Ennio Brovedani, direttore dell’istituto Stensen di Firenze, ha scritto alla comunità somala che si è insediata nei locali dei gesuiti.

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Il complesso dell'Istituto Stensen a Firenze

«So che molti di voi – scrive padre Brovedani - sono consapevoli di aver compiuto un atto illegale, penalmente perseguibile. A convincervi e guidarvi nell’occupazione abusiva dell’immobile vuoto, ma non libero, è stato Lorenzo Bargellini, capo del Movimento Lotta per la Casa. Come state constatando, da tempo vi ha abbandonati senza minimamente preoccuparsi dei vostri bisogni più elementari, pronto a strumentalizzarvi per altre eventuali occupazioni abusive, perseguendo una politica irresponsabile, di cui sarete sempre voi a subire le umilianti conseguenze, senza alcuna ragionevole soluzione alla vostra sofferta e ormai cronica condizione».

Brovedani lamenta di non aver mai potuto parlare con il Sindaco di Firenze Dario Nardella, che insieme ad altre istituzioni, chiede la richiesta di sgombero per poter intervenire. «Alla violenza della vostra occupazione, con sfondamento di porte, - scrive padre Brovedani - pensano di dover rispondere con la disumana forza dello sgombero, senza previamente tentare delle soluzioni ragionevoli, da entrambe le parti, e senza valutare le dolorose conseguenze di una ulteriore vostra umiliazione».

«Come voi ben sapete, - prosegue la lettera - mi sono sempre opposto alla richiesta di sgombero, a prescindere dalle motivazioni e ragioni che vi hanno indotto ad occupare abusivamente e illegalmente  l’immobile collocato accanto a una chiesa cattolica e a un albergo. Mi sono sforzato di comprendere la vostra sofferta condizione umana, risultato di tante violenze subite, e di aiutarvi nei limiti delle mie possibilità. Grazie anche all’aiuto e alla solidarietà della Parrocchia della Madonna della Tosse, della Parrocchia di S. Francesco e di persone attente alla vostra condizione è stato possibile organizzare e provvedere al rifornimento di generi alimentari essenziali. Spesso ci rechiamo nei vari uffici della questura e del Comune di Firenze per sollecitare e accelerare il procedimento di rilascio dei Titoli di viaggio e altri documenti».

«Ora però, cari fratelli – conclude il gesuita - dopo circa tre mesi, le mie risorse economiche (ho già speso quasi 5.000 Euro di acqua, luce e altro), ma in parte anche le mie forze, sono quasi esaurite, in ragione delle lentezze e difficoltà burocratiche e dell’assenza di un efficace coordinamento tra tutte le principali istituzioni diversamente coinvolte. Vi chiedo di riflettere, di non irrigidirvi su richieste e pretese che non si riescono a realizzare, tenendo soprattutto conto che la vostra occupazione e la nostra ospitalità dovranno necessariamente avere un limite a breve termine. Non rifiutate pertanto le proposte che – speriamo presto - le diverse Istituzioni coinvolte vi offriranno. Rendetevi  disponibili alla trattativa e impegnatevi a lasciare l’immobile nel più breve tempo possibile».

Firenze, padre Brovedani scrive ai somali occupanti
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