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Gioco d'azzardo: a Pistoia si parte dalle scuole per vincere la dipendenza

Prendendo spunto dall'invito del vescovo Fausto Tardelli a occuparsi delle nuove povertà, anche quelle determinate dal Gap, il gruppo «Stili di vita», con il Ceis di Pistoia, l’Aiart di Pistoia, l’Associazione Libera, la campagna «Mettiamoci in gioco», ha promosso un corso di aggiornamento per insegnanti di religione, «Giocarsi la vita, vivere la vita».

Slot machine (Foto Sir)

Attenzione alle nuove povertà, informare il mondo giovanile e chi ha un ruolo educativo e formativo sulla piaga del gioco d’azzardo, fare rete per dare risposte più efficaci. C’è tutto questo dietro l’iniziativa «Giocarsi la vita, vivere la vita», il ciclo di incontri promosso, da febbraio a marzo, dalla diocesi di Pistoia, attraverso il gruppo «Stili di vita» (formato da Ufficio Caritas, Ufficio scuola, Ufficio pastorale sociale e del lavoro, Ufficio pastorale giovanile e Ufficio della famiglia), il Ceis di Pistoia, l’Aiart di Pistoia, l’Associazione Libera, la campagna «Mettiamoci in gioco». Il corso di aggiornamento, il cui obiettivo è stato «sensibilizzare gli insegnanti di religione, e non solo, sul gravissimo problema della dipendenza dal gioco d’azzardo e dar loro strumenti per la prevenzione», è solo la prima parte di un progetto più ampio.

Il percorso proposto tiene conto degli «Orientamenti pastorali per il triennio 2016-2019» del vescovo Fausto Tardelli: «Siamo chiamati a guardarci intorno e scoprire le povertà, le attese, i sogni. Quelli materiali, certo, ma anche quelli di dignità e quelli, ancora più profondi, di liberazione dal male e di vita nuova nell’amore».

«Il vescovo nel suo piano pastorale – spiega Armando Bartolini, direttore dell’Ufficio scuola diocesano – pone l’attenzione sul malessere della società, facendo un lungo elenco di nuove povertà, tra le quali spicca la propensione alle dipendenze, in particolare dal gioco. Le persone deprivate di umanità e speranza, rovinate dal gioco, rappresentano quella periferia esistenziale di cui parla il Papa».

Dopo la prima parte formativa di quest’anno, che ha visto la partecipazione di circa 200 insegnanti, ci anticipa Bartolini, «stiamo riflettendo su come intervenire non solo nella scuola superiore, dove c’è una grossa fetta di ragazzi che gioca, ma anche in quella dell’infanzia e primaria, parlando pure ai genitori».

«Dal nostro osservatorio emerge l’aumento di persone dipendenti dal gioco d’azzardo, uomini, donne e anche anziani», afferma Marcello Suppressa, direttore della Caritas diocesana. «Attraverso la nostra rete di ascolto incontriamo circa 2.200 persone, il 50% delle quali dichiara di avere problemi di carattere economico: sta a noi capire - spiega - l’incidenza della dipendenza dal gioco. Il Sert a Pistoia ha preso in carico 70 persone per questa problematica. Sicuramente è un dato sottostimato. C’è un sommerso preoccupante: tali situazioni creano difficoltà all’interno della famiglia e un indebitamento molto forte che può arrivare all’usura. È raro che una persona ammetta di avere problemi di gioco, va scovata da alcuni indicatori: ad esempio, la difficoltà, pur in presenza di un reddito, a pagare le bollette e l’affitto». È stata avviata anche un’altra iniziativa per fotografare il fenomeno: «Una rilevazione nelle scuole – chiarisce Suppressa – per verificare la diffusione del gioco d’azzardo tra i giovani».

L’indagine è stata promossa attraverso un questionario distribuito tra gli studenti di tre scuole superiori (gli istituti tecnico professionali «Pacinotti» e «De Franceschi» e il liceo scientifico «Amedeo di Savoia»), al quale hanno risposto 505 ragazze e ragazzi, tra i 16 e i 21 anni. Il 78,4% degli intervistati ha giocato almeno una volta negli ultimi 12 mesi.

Tra i giochi prescelti nell’ultimo anno, troviamo il gratta e vinci (52,7%), scommesse sportive in agenzia (23%), lotterie (18,6%), giochi di carte on line (18,4%), bingo (10,5%), slot machine – videopoker – (8,1%), altri giochi di carte on line (7,3%), poker on line (7,1%), scommesse sportive on line (7,1%), Win for life (6,3%), Lotto (5,5%), slot machine o Vlt on line (4,5%). Tra i giochi in cui si sono spesi più soldi tra gli intervistati si piazza al primo posto il gratta e vinci (22%); seguono scommesse sportive in agenzia (14,2), altri giochi di carte non on line (5,9), lotterie (4,9), bingo (3,2), slot machine (1,6), superenalotto (1,2).

Tra le motivazioni, c’è innanzitutto la voglia di vincere denaro (51,1%), ma anche il divertimento, un modo per passare il tempo, sfidare la sorte, misurare le proprie capacità, fare come i propri amici, non pensare ad altri problemi. «D’accordo con mons. Tardelli, nel mese di maggio, promuoveremo un incontro per una ricaduta pastorale nelle parrocchie del problema del gioco d'azzardo tra i giovani e gli adulti», rivela Bartolini. E, aggiunge Suppressa, «l’anno prossimo pensiamo a incontri nelle scuole e a iniziative allargate alla città».

L’iniziativa, promossa dalla diocesi, «è venuta proprio nel momento giusto», secondo Franco Burchietti, presidente del Ceis di Pistoia: «La presenza e l’interessamento, non solo di addetti ai lavori, ma anche di chi ha una missione educativa e di relazione/azione con gli stili di vita, rappresenta un grande arricchimento per lo sviluppo di quel ‘sistema a rete’ di cui non possiamo fare a meno». Infatti,
«tutti insieme possiamo rappresentare un vero ‘valore aggiunto’ nella lotta contro il diffondersi del gioco d’azzardo».

In Toscana, ricorda Burchietti, «i giocatori problematici sono 30mila, di cui 9mila giovani. I soggetti contattati dai servizi pubblici sono stati circa 1.400. Il giro d’affari stimato supera i 4 miliardi di euro, con una spesa pro-capite per abitante di circa 1.200 euro. Le slot censite sono 19.009. Tra i servizi attivati, 30 équipe formate presso i Sert e 24 ambulatori pubblici».

Fonte: Sir
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