Toscana
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I geologi toscani: difesa del territorio per difendere anche l'economia del turismo

Difendere il territorio per difendere l'economia, in particolare quella basata sul turismo. «In Toscana, come in buona parte dell'Italia, l’attrattiva turistica, basata su una specificità e una particolarità paesaggistico-ambientale, è una risorsa economica importante per tutta la regione. Per molti piccoli centri, il turismo arriva ad essere se non l’unica, la principale fonte di sussistenza e sviluppo», spiega Maria Teresa Fagioli, presidente dell'Ordine dei Geologi della Toscana.

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Parole chiave: geologi toscani (1)

«Quindi la difesa del territorio e il "consumo di suolo zero" non è affatto uno slogan dell’ambientalismo integralista ma il semplice frutto di valutazioni oggettive sulla sostenibilità economica ben prima che ambientale».

Come intervenire tra sviluppo, non consumo di suolo e delocalizzazione. C'è però da capire come si possa intervenire da subito. «Il problema è quello di riuscire a conciliare uno sviluppo, cui servono volumetrie edilizie, con la necessità di non consumare altro suolo, evitando che quanto è già stato costruito rischi di trasformarsi per terremoti, alluvioni o frane in un sepolcro di chi lo utilizza». E c'è da capire come fare con quanto realizzato il «frutto della jihad palazzinara degli anni Sessanta e Settanta». Ovvero c'è da coniugare «il rispetto del dogma del consumo di suolo zero con la delocalizzazione. Se quanto è a rischio non si può spostare altrove, si demolisce anche il dogma e si usa il buon senso». Secondo la presidente dei Geologi della Toscana, «la delocalizzazione di edifici geologicamente, idrogeologicamente, sismicamente, idraulicamente insostenibili non comporta consumo di suolo se il sito dove si trova l’obbrobrio da demolire lo si restituisce ad una funzione idrogeologicamente e ambientalmente compatibile con le sue caratteristiche. È semplicemente un trasferimento dell’uso di suolo, senza ulteriore consumo».

Intervenire con scelte coraggiose e non fare cinicamente finta di niente. Certo, non è facile da realizzare, c'è da fare i conti «con i “diritti acquisiti”, ovvero licenze edilizie già rilasciate. Ci sono costi elevati e procedimenti giudiziari con tempi biblici ed esito incerto. Ma politici e amministratori non possono ignorare il problema. E nei casi più eclatanti bisogna prendere il toro per le corna e avviare le pratiche. Certo ci vuole coraggio per togliere ciò che stato costruito nel posto sbagliato, ripulire e ricostruire altrove. Ma far finta di niente vuol dire avere incoscienza». Questo perché per Maria Teresa Fagioli, «applicare la politica territoriale delle opere di difesa a favore di lottizzazioni sbagliate, di capannoni in alveo di fiumi e torrenti, di ecomostri insostenibili non è semplicemente stupido, è criminale». Ecco quindi che la presidente Fagioli evidenzia come «il consumo di suolo zero non vuol dire blindare lo status quo. Ma aggiornare gli strumenti urbanistici comunali alle caratteristiche del territorio, coinvolgere i geologi non soltanto a cose fatte, a sostegno di decisioni già prese, magari sulla base di qualche corollario locale del Manuale Cencelli.

Soldi e non solo promesse contro il dissesto. E per concludere «Se le roboanti dichiarazioni sulla priorità nazionale del problema del dissesto idrogeologico non sono solo delle boutade elettorali, lo si dimostri coi fatti. La risibile entità degli stanziamenti per la prevenzione e la cura del dissesto, però, non promettono nulla di buono».

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