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I livornesi scelgono di cambiare, la roccaforte «rossa» è caduta

Da 70 anni la città era governata dal Pci e dai suoi eredi. L’ingegnere aerospaziale Filippo Nogarin (5 Stelle) ha battuto il candidato Pd Ruggeri. La priorità? Il lavoro. Gli auguri del vescovo.

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Il voto a Livorno (Foto Sir)

La roccaforte rossa, assediata da destra e da sinistra, è caduta. Contro ogni pronostico Filippo Nogarin, del Movimento 5 Stelle, è il nuovo sindaco di Livorno. Con il 53% dei consensi ha superato Marco Ruggeri, il candidato del Pd, rappresentante del principale partito di sinistra che, sotto diverse denominazioni, ha amministrato la città da quasi settanta anni.

Un ribaltone che è diventato caso nazionale perché Livorno era apparsa un fortino inespugnabile della sinistra anche negli anni più difficili per questa parte politica. Il sindaco era sempre stato scelto al primo turno senza neppure arrivare al ballottaggio. Ma quando, quindici giorni fa, il candidato del Partito democratico era stato costretto al ballottaggio, nei livornesi si è accesa la voglia di cambiare, deluso dalle ultime amministrazioni e colpito da una crisi economica e sociale che ha raggiunto livelli più gravi di quelli delle altre città della Toscana. Tutti si sono alleati contro il partito che aveva guidato la città da decenni e lo stesso PD si è scoperto clamorosamente diviso.

Ruggeri aveva raccolto al primo turno il doppio dei consensi rispetto a Filippo Nogarin, ma nel ballottaggio non solo non ha aumentato i voti a suo favore, ma ne ha persi più di duemila, probabilmente confluiti nel grande partito del non voto che ha raggiunto quasi il 50% del totale.

Il gran numero di livornesi che non hanno votato al ballottaggio, ha permesso a Nogarin di diventare sindaco raccogliendo meno di 36.000 voti, poco più di quelli ottenuti da Ruggeri al primo turno.
Dai livornesi è emersa, da una parte, una profonda delusione per le precedenti amministrazioni, dall’altra, una volontà forte di cambiare guida abbracciando il progetto inedito del Movimento 5 stelle che, già in occasione delle elezioni politiche dello scorso anno, aveva raccolto a Livorno il 27% dei consensi. In quella circostanza qualcuno aveva parlato di «tramonto rosso», solo un’anteprima di quello che è successo in questi giorni.

Ma oltre alle motivazioni strettamente politiche, il ribaltone è maturato in una città, caratterizzata da un declino economico e sociale profondo, che ogni giorno si scopre più povera. Lo aveva segnalato pubblicamente in varie occasioni anche il vescovo Simone Giusti che, volendo dare voce ai poveri, aveva chiesto ai politici di affrontare con coraggio e concretezza i temi del lavoro, della casa e dell’eccesso di burocrazia che rappresentano vere emergenze per la città.

Lo stesso Nogarin ha subito dichiarato che la prima questione da affrontare da sindaco sarà quella del lavoro in una città in cui la disoccupazione, secondo i dati ufficiali, ha raggiunto il 16%. E che qualcosa, almeno a livello simbolico, sia già cambiato lo hanno capito i giornalisti che hanno seguito la prima conferenza stampa del nuovo sindaco che si è svolta all’aperto, all’ombra di alcuni alberi, in una delle piazze più popolari della città, piazza XX Settembre.

Il vescovo Giusti, nel giorno dell’elezione, ha inviato al nuovo sindaco un messaggio di augurio e di incoraggiamento in cui si legge: «Non si lasci abbattere dalle difficoltà che incontrerà, confidi nella collaborazione di tanti che vogliono il bene di questa Livorno e affidi questo suo ruolo di primo cittadino al Signore, in cui, so, Lei crede profondamente». Monsignor Giusti ha poi proseguito facendo espresso riferimento alla professione di ingegnere aerospaziale del nuovo sindaco: «Lei che sa progettare strutture ultraleggere, alleggerisca la burocrazia che asfissia questa città; Lei che sa ideare imbarcazioni veloci, faccia correre e volare lo sviluppo del nostro territorio e il lavoro, soprattutto per tante famiglie che non sanno come andare avanti; sia certo che se perseguirà questi obiettivi non le mancherà il nostro appoggio».

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