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Il coraggio degli scout

Tra i 16 e i 21 anni di età sono 40 mila i rover e le scolte in Italia, aderenti all’Agesci. In 32 mila hanno raccolto l’invito per la terza Route nazionale, che si tiene in Toscana, nel Parco di San Rossore, dal 7 al 10 agosto. Un anno di preparazione attorno al tema scelto per la Route. Nei quattro giorni conclusivi tavole rotonde, laboratori e la Messa presieduta dal card. Bagnasco. Ce ne parla Matteo Spanò, presidente del comitato nazionale.

Percorsi: Agesci - Giovani
Il coraggio degli scout

Oltre trentamila giovani da tutt’Italia in Toscana. Un’«invasione» pacifica del nostro territorio. È la Route nazionale dell’Agesci: dal 7 al 10 agosto a S. Rossore in provincia di Pisa. Il tema? Il coraggio, inevitabile parlando di giovani scout. A spiegare il senso di questo appuntamento è Matteo Spanò (guarda il video), presidente del comitato nazionale Agesci. «La Route nazionale – sottolinea – è un evento che la nostra associazione nei 40 anni della sua storia ha già svolto altre due volte. Questa è la terza edizione. Ma più che un evento per noi è proprio “route”, ovvero strada: per noi questo è un concetto fondamentale, mettersi in strada, camminare, riflettere, avere un’occasione importante in cui cercare e trovare cose nuove. Partecipano i ragazzi dai 16 ai 21 anni della nostra associazione. In questa fascia di età, sono 40 mila in tutta Italia: di questi, ben 32 mila hanno accettato la sfida di mettersi lungo la strada e rispondere a questa chiamata».

È la terza edizione. Per la prima volta è stata scelta la Toscana, in particolare il parco di S. Rossore…

«La Route avrà una prima parte mobile in cui i ragazzi sono divisi per gruppi sul territorio. Poi una parte fissa dove si incontreranno tutti insieme. Per trovare un luogo che potesse accogliere oltre 30 mila ragazzi abbiamo dovuto cercare in tutt’Italia. La scelta è caduta su un luogo che è centrale dal punto di vista geografico anche perché la Regione ci ha confermato la disponibilità del Parco di S. Rossore per questo evento. Il parco è un luogo meraviglioso, luogo simbolo per le nostre istituzioni. Quindi abbiamo accettato l’invito».

Da parte di certi ambienti è emerso il timore per l’ambiente, anche se sappiamo bene che i primi a rispettare la natura sono proprio gli scout. Chi ha paura degli scout?

«Speriamo di non fare paura a nessuno. L’aspetto dell’ambiente per noi è fondamentale. La natura per noi credenti è il luogo dove possiamo avere un incontro con il creatore. Ma oltretutto nella nostra legge, uno dei punti decisivi è il rispetto della natura. Crediamo di poter dimostrare con questa occasione che i parchi non sono un museo da osservare dall’esterno ma possono essere utilizzati. E poi la tenuta di S. Rossore è estesa per 5 mila ettari, noi ne usiamo solo 74 della parte più dedicata a prato che normalmente è già utilizzata da altri, soprattutto la domenica, per picnic e altro. Oltretutto, faremo un’azione di monitoraggio anteriore all’evento, durante e al termine. Proprio per dimostrare che siamo attenti a tutto. Abbiamo addirittura fatto fare delle saponette per questo evento che potessero essere coerenti con l’esperienza del parco. Non abbiamo lasciato niente al caso».

Nei giorni precedenti al 7 agosto, i gruppi italiani che parteciperanno all’incontro nazionale saranno ospitati da alcuni gruppi toscani. Sarà un percorso di conoscenza?

«I ragazzi hanno iniziato un percorso sul tema del coraggio: è il tema che sta accompagnando la preparazione della Route. Le riflessioni su questo tema sono iniziate un anno fa in 1.500 gruppi in tutta Italia con azioni sul proprio territorio. Poi siamo passati ad una fase di gemellaggi. Quindi in quei giorni troveremo anche in Toscana dei gruppi che racconteranno storie del Nord, del Centro e del Sud. È quindi un percorso di conoscenza ma anche di confronto. La Toscana potrà esporre le proprie meraviglie, potrà raccontare i propri percorsi ma ascolterà anche la ricchezza che viene da tutt’Italia».

E poi quando saranno a S. Rossore quale sarà l’impegno quotidiano?

«La riflessione che scaturisce dalle esperienze precedenti verrà messa in condivisione nei gruppi di accoglienza delle varie regioni nelle quali verrà eletto un rappresentante per ognuna di queste Route, 500 in tutta Italia, che prenderà parte al parlamento dei rover e delle scolte (come si chiamano i ragazzi dai 16 ai 21 anni). Qui verrà redatta la Carta del Coraggio. Poi ci saranno tavole rotonde, laboratori. Ci sarà la Messa presieduta dal card. Angelo Bagnasco. Avremo ospiti importanti della società civile, della politica, del mondo ecclesiale. Vogliamo essere presenti laddove si costruisce qualcosa e vogliamo portare il contributo dei ragazzi all’interno di questi ambienti».

La Route si concluderà con una carta del coraggio che sarà scritta dai giovani in quei giorni. Perché il tema del coraggio?

«Il tema del coraggio è stato scelto perché la nostra associazione è incarnata nel momento storico dell’oggi. Noi crediamo che sia opportuno riprenderci il coraggio di costruire il futuro, il coraggio di impegnarsi, il coraggio di essere responsabili, il coraggio di farsi chiesa, il coraggio di essere capaci di ascoltare gli ultimi».

È una sfida positiva alla società?

«Vogliamo dire la nostra. Il documento, frutto del percorso di un anno, lo consegneremo al termine della Route alle autorità presenti: al Governo e alla Chiesa. Lo consegneremo anche alla nostra associazione: per capire che cosa vogliono dirci i ragazzi. E sarà sicuramente qualcosa di nuovo. Noi ascolteremo».

Avete invitato Papa Francesco, ma non potrà essere presente fisicamente. Però vi ha detto sarà presente nella preghiera…

«Ci ha promesso che ci accompagnerà con la preghiera, per noi è importantissimo. È stato fatto un video dai ragazzi per invitare Francesco a questa loro avventura. Siamo contenti lo stesso perché il Papa ci ha detto che penserà e pregherà per noi. Questo ci ha aperto il cuore».

Attesi il premier Renzi e i presidenti di Camera e Senato

Da giovedì 7 a domenica 10 agosto sono attesi nel parco di San Rossore in provincia di Pisa più di 30mila rover e scolte (ragazzi e ragazze dai 16 ai 21 anni) appartenenti alle 1.500 comunità iscritte al grande evento. Per quattro giorni saranno piantate oltre 10mila tende in quella che sarà la città degli scout, suddivisa in quartieri con tanto di strade e piazze. Ma la Route è solo il punto di arrivo di un viaggio iniziato mesi fa, durante il quale gli scout si sono impegnati in azioni di coraggio, attività concrete con le quali hanno voluto cercare di migliorare le città, i paesi o semplicemente i quartieri dove vivono (qui possiamo leggere tre esempi tra le 85 azioni messe in atto in Toscana). «Il coraggio» è la parola chiave della Route, declinato in varie accezioni come il coraggio di essere cittadini, di essere chiesa, ma anche di amare, di liberare futuro e di farsi ultimi. Dalle esperienze vissute e dalle riflessioni scaturite nelle 33 tavole rotonde in programma a San Rossore, partecipate ognuna da 600 giovani, nascerà la «Carta del coraggio», un manifesto redatto da un parlamento formato da un rappresentante per ogni gruppo. Il documento, che sarà letto durante la messa celebrata a conclusione dell’evento, rappresenterà il futuro impegno degli scout nei confronti del Paese e della Chiesa.

Facendo un passo indietro, diciamo anche che i quattro giorni di San Rossore sono la parte «fissa» della Route, i giorni precedenti, dal primo al 6 agosto, sono vissuti invece come un «campo mobile», dove gruppi formati da clan gemellati provenienti da diverse parti di Italia percorreranno sentieri e strade della Penisola visitando luoghi e incontrando persone significative. In quei giorni al Toscana ospiterà 84 gruppi per un totale di 1600 ragazzi che attraverseranno il territorio regionale su 26 percorsi differenti.

Al «campo fisso» di San Rossore sono attesi ospiti importanti come i presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso. Ancora non è stata ufficializzata, ma è data per certa dagli organizzatori, la presenza del Premier Matteo Renzi, che in gioventù ha vissuto per intero l’esperienza scout, dai lupetti fino al ruolo di capo clan. Non ci sarà Papa Francesco, almeno così è stato comunicato. Ma Bergoglio ci ha abituato a grandi sorprese e per questo i rover e le scolte sono ancora speranzosi di ricevere il Papa tra le tende di San Rossore.

Giacomo Cocchi

Prato 5 - «Restituiti» alle famiglie i giardini del Campaccio

«Via lo spaccio dal Campaccio!». È l’invito slogan che gli scout del clan Prato 5 hanno rivolto agli abitanti del loro quartiere nella zona di Chiesanuova. «Cosa possiamo fare per renderci utili come cittadini?», si è chiesto il gruppo formato da sette giovani (nella foto in dialogo con gli anziani del giardino). Così sono andati dal parroco don Serafino Romeo a chiedere suggerimenti su come potersi impegnare per migliorare il territorio parrocchiale. Da tempo i giardini di via del Campaccio, uno dei pochi spazi verdi del quartiere, erano sporchi e come accade in molte altre città, alla sera sono frequentati da persone poco raccomandabili e purtroppo da spacciatori di droga. Obiettivo: far tornare quell’ambiente un luogo per famiglie.

I giovani scout accettano di buon grado la proposta del sacerdote e nel mese di gennaio iniziano a pianificare il lavoro. «Il primo passo è stato quello di andare un pomeriggio ai giardini per vedere la situazione e intervistare i frequentatori», raccontano i capi clan Lorenzo Tempesti e Irene Ermini. Gli anziani che siedono sulle panchine a conversare e i bambini che giocano sul grande prato lamentano la stessa cosa: l’incuria nella quale versano i giardini e il rischio di poter trovare qualche siringa tra i cespugli. Gli scout decidono di contattare Asm, l’azienda pratese di raccolta dei rifiuti, e chiedono una collaborazione per iniziare una serie di interventi di ripulitura e piantumazione. In tre domeniche di primavera i ragazzi prima puliscono l’ambiente, piantano tutte le siepi, e poi riverniciano le «giostrine» per i bambini completamente piene di scritte. «Prima di ogni giornata di lavoro abbiamo invitato gli abitanti del quartiere a darci una mano – aggiungo i capi – e qualche risposta l’abbiamo avuta, anche da parte dei bambini. Possiamo dire di aver lavorato assieme». Un pomeriggio il clan va al «Campaccio» per fare una partita a roverino, gioco tipico scout, e riesce a coinvolgere anche altri ragazzi. I giardini riprendono a vivere. «Sappiamo che il nostro è solo un primo passo – dice Betta Marini del Prato 5 – ma siamo davvero soddisfatti del lavoro che abbiamo svolto, ne possiamo vedere l’utilità. Questa esperienza ci ha insegnato che tutti, se vogliono, possono migliorare le cose dando il proprio contributo».

Parlare di coraggio per un’azione come questa forse può apparire esagerato e di questo i ragazzi ne sono consapevoli, «anche se – conclude Lorenzo - i tanti ringraziamenti che abbiamo ricevuto, in particolare da parte degli anziani che hanno dato una mano in questo progetto, ci hanno fatto capire che la cittadinanza attiva deve partire dal basso e che può fare piccole grandi cose». (G.C.)

Arezzo 8: Un torneo di calcetto multietnico per costruire vera integrazione

Un torneo di calcetto multietnico per animare e valorizzare il quartiere aretino di San Donato. Ad organizzarlo sono stati gli scout del clan dell’Arezzo 8, il gruppo con sede presso la stessa parrocchia di San Donato, che per la loro «azione di coraggio» in vista della Route nazionale hanno deciso di mettersi al servizio del quartiere in cui vivono per realizzarvi un cambiamento positivo. L’idea del torneo è nata da un questionario che i ragazzi hanno consegnato ad oltre 200 residenti e che ha sottolineato le principali criticità della zona: povertà, isolamento, degrado, spaccio e scarsa sicurezza. Ma da questa analisi è emerso anche come il quartiere sia caratterizzato da una bella commistione di popoli da sfruttare come occasione di arricchimento, conoscenza e aiuto reciproco.

Dopo aver colto i bisogni e la ricchezza del quartiere, gli scout hanno pensato di utilizzare lo sport come occasione di incontro e di solidarietà per ricostruire il tessuto sociale della zona. Le riunioni con le comunità somale, tunisine, bengalesi e parrocchiali hanno permesso di trovare ben sei squadre che si sono sfidate a calcetto domenica 13 luglio, presso il campo cittadino di San Donato. Il quadrangolare, un vero e proprio mondiale con tutte le culture del quartiere, è stato reso possibile anche grazie al coinvolgimento e all’interessamento dell’assessore allo sport del Comune di Arezzo Francesco Romizi e del consigliere comunale Renato Peloso, che si sono attivati presso le sedi istituzionali fornendo i vari contatti e gli spogliatoi. Il torneo, vinto dalla squadra del Bangladesh (nella foto a sinistra) dopo un bel testa a testa con la formazione parrocchiale, è stato seguito da un’ulteriore iniziativa per aggregare popoli e tradizioni diverse, cioè la merenda multietnica con i piatti tipici dei quattro Paesi coinvolti nel torneo portati e preparati dalla singole squadre. A porre termine all’evento è stata ovviamente la visione insieme della finale dei mondiali Germania-Argentina, per una giornata tutta all’insegna dello sport e dell’aggregazione. «Tutto questo – spiegano i capi clan Francesco Ciabatti e Sara Peruzzi – ha avuto un fine benefico. Il premio del torneo è stato un buono in denaro liberamente offerto dalla sensibilità dei commercianti della zona da regalare ad una famiglia bisognosa per comprare generi alimentari. Siamo felici di essere riusciti ad organizzare questa manifestazione perché ci ha permesso di raggiungere un doppio scopo: creare un’occasione di unione tra persone di nazionalità diverse che abitano lo stesso quartiere e che raramente hanno la possibilità di incontrarsi, e portare il nostro piccolo contributo per migliorare la qualità della vita di San Donato».

Marco Cavini

Siena 3: Una mappa delle barriere che penalizzano i disabili

La Route nazionale si pone come scopo la stesura della Carta del Coraggio, il documento che riassumerà l’impegno dei ragazzi di porsi concretamente al servizio dell’Italia per renderlo un Paese migliore. Anche il clan del Siena 3 ha scommesso sul coraggio con un’iniziativa davvero lodevole: «Il tema che ci aveva colpito e sul quale, secondo noi, era necessario agire in qualche modo, era quello della disabilità, da cui scaturisce il coraggio di farsi ultimi – ci spiega Ignazio Martellucci, capo del clan Siena 3 –. Da un confronto con un ragazzo in carrozzina, avevamo compreso che la situazione della nostra città non presentava una reale accoglienza del problema e che per abbattere le barriere fisiche e mentali c’era un bel lavoro da fare. Dopo aver studiato le varie leggi e esserci confrontati con associazioni di settore e consiglieri comunali, abbiamo deciso di creare un evento durante il quale documentare le barriere architettoniche che si trovano nel centro storico di Siena: dislivelli eccessivi di rampe artificiali, porte troppo strette, gradini invalicabili, ostacoli continui di vario tipo erano il nostro obiettivo. E allora il 25 maggio scorso, i ragazzi in perfetta uniforme, muniti di macchina fotografica e di tutti gli appositi strumenti, hanno setacciato ogni via principale del centro storico. Sono stati utilizzati sistemi di geo localizzazione gps che ci hanno permesso di caricare le foto su un sito di settore per persone con disabilità, al fine di offrire loro “percorsi sicuri” per visitare e vivere la nostra splendida città. E proprio qualche giorno dopo, il comune di Siena, che ci aveva dato il patrocinio e che ha pubblicato un comunicato stampa sull’evento, ha votato una modifica di bilancio per finanziare il settore del sociale».

Il clan con questa esperienza ha maturato la consapevolezza che in fondo qualcosa si può cambiare davvero nella società. Agire nel sociale dà senso a tutta l’educazione scout e sentirsi membri attivi di una comunità aiuta a raggiungere il bene comune, a cui i ragazzi vengono educati. «Penso che questo sia poi il senso di tutto lo scoutismo: rendere più felici gli altri per sentirsi più felici e appagati noi stessi. Come diceva Baden Powell, il fondatore, “lascia il mondo un po’ migliore di come lo hai trovato”. Per fare questo ci vuole impegno, ma soprattutto coraggio».

Nei giorni che precederanno la Route Nazionale, i ragazzi del Siena 3 ospiteranno altri clan, percorrendo assieme il cammino lungo la Via Francigena, giungendo fino a Sant’Antimo. Da lì poi partiranno alla volta di San Rossore. «Gli organizzatori del campo “fisso” ci hanno chiesto di animare una liturgia mattutina e di fare cabaret, musica e improvvisazione in un palco con davanti 5000 persone da coinvolgere e far divertire. Questo compito che ci è stato assegnato rende i ragazzi sempre più tesi, ma felici di accogliere questa sfida. Inoltre, grazie a vari autofinanziamenti ottenuti durante l’anno, siamo riusciti ad ammortizzare i costi della Route».

Gabriele Romaldo

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