Toscana
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Il lavoro dei campi? «Un amico della società»

Intervista a don Paolo Bonetti, consigliere ecclesiastico nazionale Coldiretti. I consiglieri ecclesiastici regionali della Coldiretti si ritroveranno in Toscana dal 24 al 27 giugno prossimi. E il 27 ci sarà a Firenze un convegno «Per un'economia dal volto umano» (ore 10, presso Centro congressi Opera del Duomo, Piazza S. Giovanni 7) al quale parteciperà l'assessore regionale Gianni Salvadori

Percorsi: Agricoltura - Economia - Lavoro
Parole chiave: don paolo bonetti (1), coldiretti (103)
Il lavoro dei campi? «Un amico della società»

Don Bonetti qual è il ruolo dei Consiglieri ecclesiastici nel mondo dell’organizzazione agricola?

«Con la nomina dei Consigliere Ecclesiastico, la Chiesa Italiana vuole esprimere la sua vicinanza verso il mondo dell’agricoltura, partecipe dei suoi problemi e delle sue speranze. Tra Coldiretti e la Chiesa Italiana è stato concordata un’alleanza, anche se inedita, originale perché i suoi dirigenti abbiano gli aiuti spirituali ed etici necessari e per favorire uno spazio di feconda e preziosa collaborazione con una grande Organizzazione non solo vicina alla Chiesa ma partecipe alla sua stessa missione nella società».

Il tema della «tre giorni» sarà «Per un’economia dal volto umano: fraternità e profezia nelle scelte della Coldiretti in Toscana». Come vedono i consiglieri ecclesiastici l’economia in un mondo sempre più globalizzato?

«Economia e qualità della vita se sono saldate insieme fanno del lavoro dei campi un amico della società, dei cittadini e del territorio. Il valore aggiunto dell’impresa agricola è la sua relazione con il territorio e con i suoi soggetti sociali per sostenere il patto con i consumatori ma anche con il Paese Italia. Lo straordinario valore dell’agricoltura italiana ha le sue radici nel tessuto umano, storico e culturale del suo territorio che racchiude in sé un importante rilievo sociale ed economico come lo dimostra la regione Toscana una delle regioni più belle d’Europa».

Nel vostro percorso toscano visiterete aziende e sentirete esperienze. Cosa volete ottenere da questa osmosi con il mondo rurale?

«Oggi l’agricoltura si muove sui percorsi della sostenibilità (nel rispetto dell’ambiente), della innovazione, (dalla produzione alla trasformazione), della competitività  (che sempre più richiede informazione, competenza e professionalità). Attraverso la multifunzionalità delle sue piccole e medie imprese  si scommette su un’agricoltura a beneficio dei cittadini nel campo dell’educazione (fattorie didattiche), dell’accoglienza (agriasilo), della riabilitazione (centri diurni) per unire la città alla campagna, interessi e valori, beni individuali e beni comuni».

Il momento clou del viaggio è rappresentato dal seminario di Firenze venerdì 27 giugno. Cosa intendete per «fraternità e profezia nelle scelte di Coldiretti in Toscana»?

«La fraternità in agricoltura si costruisce coniugando  redditività e solidarietà, bene aziendale e bene collettivo. Nella fraternità troviamo un  modello di sviluppo innovativo, oggi rivoluzionario, che fa prevalere gli interessi generali, la dimensione sociale, la coscienza civile, la responsabilità d’impresa. C’è  una profezia della terra che va ascoltata ed accolta perché ci fa intravedere e discernere i “segni dei tempi”: il valore aggiunto della terra  come soggetto sociale ed economico; l’agricoltura  come portatrice di valori etici durevoli e continuativi; il ritorno dei giovani nel settore agricolo; la riscoperta del territorio con il suo patrimonio paesaggistico e culturale; l’attenzione verso le piccole e medie imprese che oggi rendono distintivo il made in Italy che ha conquistato primati nella qualità, nella tipicità e salubrità delle produzioni in tutto il mondo».

Ci sono dei valori nel mondo rurale che potrebbero essere utili per far ritrovare un po’ di fiducia all’intero Paese e per avviarlo fuori dal tunnel della crisi?

«Il primo valore è l’alleanza fra l’uomo e la terra: è una relazione solida e vitale. La terra è casa della vita e casa degli uomini; ha il respiro della vita e in questo sta la fertilità del suolo che non può essere manomessa. Vita, terra, agricoltura sono in relazione. Se si ammalano, si ammala l’uomo. Il secondo valore è l’alleanza fra l’uomo e il lavoro: se il cibo viene dalla terra, il lavoro dell’agricoltore è quello di produrre cibo. E il cibo ci ricorda che siamo in relazione con un mondo vivente. Dietro il cibo c’è la terra e dietro il lavoro c’è l’agricoltore che ha seminato, lavorato, raccolto, producendo cibo per sé e per gli altri. Su questo versante sta la dignità del lavoro perché destinato al bene comune. Il terzo valore è l’alleanza fra l’agricoltore e il territorio: anche il territorio è una realtà viva che comprende la storia, le tradizioni, le comunità che vi sono insediate, il paesaggio con le sue caratteristiche. Accanto al coltivare c’è il custodire in quanto l’agricoltore non è solo produttore ma anche custode della terra. La vocazione del custodire e la missione del coltivare sono generatori di un’agricoltura buona, pilastro di una sana economia».

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