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La «rete» delle Diocesi ha aiutato anche a trovare un nuovo lavoro

La rete dei centri di ascolto della Caritas si è occupata anche di orientamento al lavoro. Numeri importanti anche per la promozione di percorsi formativi nel mondo della scuola in sette diverse province. Il 39% dei giovani avvicinati ha poi deciso di dedicarsi ad azioni di volontariato. E la Regione conferma l’impegno per il servizio civile.

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Un giovane a lavoro (Foto Sir)

Ci sono gli sportelli che fanno vera e propria intermediazione ma anche i progetti dedicati alla formazione professionale e all’inserimento lavorativo, accanto agli interventi di sostegno al reddito e alla microimpresa. In tutto ne ha contati ventritre la mappatura realizzata da Mirod, il progetto promosso d’intesa dalle Caritas della Toscana e della Regione, che da oltre un decennio studia processi d’impoverimento ed esclusione sociale nel territorio toscano e che quest’anno ha dedicato un approfondimento specifico alle cosiddette «opere segno» finalizzate alla promozione dell’occupazione promosse nelle diocesi della Toscana, un rapporto di ricerca che è stato presentato pubblicamente giovedì 5 marzo a Firenze, nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi, nel corso di un convegno interamente dedicato a fare il punto sull’intesa fra Caritas e amministrazione regionale, rafforzata e ampliata nel 2014 estendendola anche ai percorsi formativi e di promozione del volontariato rivolti agli studenti delle scuole superiori della regione.

Ventitré appunto sono state le «opere segno» censite, distribuite in nove differenti diocesi. E oltre trequarti di esse (18) sono nate dal 2009 in poi, ossia nel periodo successivo all’inizio di una crisi economica che ha fatto sentire i suoi effetti anche in Toscana se è vero che il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 9,3%, il più alto degli ultimi vent’anni, e che la quota di «senza lavoro»  ha raggiunto il 76,4% delle 25.353 persone che nel 2013 hanno chiesto l’aiuto di un centro d’ascolto, un’incidenza elevata e in netta crescita rispetto all’anno precedente quando si era fermata al 74%. «Dati che sono risuonati molto più rumorosamente di un semplice campanello d’allarme che lo diocesi hanno ascoltato attivandosi con un movimento spontaneo ma impegnativo – hanno spiegato i curatori del rapporto –: le ventitré «opere segno», infatti, vedono coinvolti 55 operatori e 54 volontari e dall’inizio dei progetti hanno incontrato ben 1.509 persone, quasi tutte appartenenti a quella cosiddetta “fascia grigia”, messa in ginocchio dalla crisi ma che non appartiene ai profili di marginalità grave assidui frequentatori del centri d’ascolto».

Numeri importanti che danno conto di un lavoro fatto di un faccia quotidiano con le famiglie che della crisi portano i segni addosso e nei proprio vissuti. Al pari delle cifre relative al lavoro di promozione di percorsi formativi nel mondo della scuola, «il nuovo pilastro dell’intesa con la Regione nell’ambito di un rapporto di collaborazione che, negli ultimi anni, si è ulteriormente rafforzato e strutturato» come ha sottolineato anche il Delegato regionale Caritas Alessandro Martini: sono stati ben 2.322, infatti, gli studenti incontrati nel 2013/14, distribuiti in 127 diverse classi e 28 differenti istituti superiori di sette diverse province (Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Lucca, Prato e Livorno). Che, nel corso dell’anno hanno preso parte a percorsi di approfondimento dedicati alle situazioni di povertà del proprio territorio. Inoltre 911 di essi, pari al 39% del totale, hanno deciso di mettere una parte del proprio tempo al servizio degli altri dedicandosi al volontariato nelle strutture e servizi del territorio anche per brevi periodi.

Dall’attenzione ai giovani ha preso le mosse anche la riflessione di monsignor Riccardo Fontana, arcivescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e delegato della Conferenza episcopale toscana per la pastorale della Carità. Il quale, ribadendo «la piena e leale collaborazione con la regione finalizzata alla promozione del bene comune» ha anche indicato, come nuova possibile via di rinnovata collaborazione quella del servizio civile, «un’esperienza e un percorso di crescita e formazione che, negli anni, ha trasformato centinaia di ragazzi in cittadini capaci di scelte di campo chiare e nette».

Parole che hanno trovato sponda immediata nella vicepresidente della Regione Stefania Saccardi. La quale prima ha sottolineato che «proprio la promozione del servizio civile è una priorità anche per la Regione se è vero che vi abbiamo investito ben 18 milioni di euro consentendo ad oltre tremila ragazzi di fare quest’esperienza». E poi annunciato che «almeno la metà del fondo di solidarietà interistituzionale, pari a circa 1,5 milioni, quest’anno sarà destinato al bisogno alimentare, a partire proprio dalle mense della Caritas».

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