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Livorno, le paritarie devono pagare Ici e Imu. Toccafondi e Alessi, «a rischio parità scolastica»

La scuola paritaria è un'attività di natura commerciale e quindi deve pagare Imu e Tasi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, dando ragione al Comune di Livorno e ribaltando le sentenze di primo e secondo grado. Si tratta di cifre molto alte, nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Mons. Galantino: «Sentenza doppiamente pericolosa».

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Livorno, le paritarie devono pagare Ici e Imu. Toccafondi e Alessi, «a rischio parità scolastica»

Un precedente che «può infliggere un colpo mortale alle paritarie», commenta il sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi. «Si tratta di un vero e proprio massacro sociale» gli fa eco Leonardo Alessi, presidente regionale della Fism (la federazione che riunisce gli istituti paritari dell’infanzia).

Tutto nasce nel 2010 quando il Comune di Livorno guidato dal sindaco Cosimi (Pd) – a capo di una giunta di centrosinistra – avanza la richiesta dell’Ici agli istituti scolastici del territorio gestiti da enti religiosi. Le sentenze emesse l’8 luglio scorso – la 14225 e la 14226 – riguardano infatti questa richiesta a seguito della notifica da parte dell’ufficio Tributi di avvisi di accertamento per omessa dichiarazione e omesso pagamento dell’Ici, per gli anni dal 2004 al 2009. Gli importi relativi alle scuole «Santo Spirito» ed «Immacolata» sono pari a 422.178 euro. E il Comune di Livorno, oggi a guida 5Stelle, in una nota, ha già annunciato che «provvederà a notificare anche gli importi dovuti per le annualità 2010 e 2011, imponibili a fine Ici». E, come se non bastasse, si aggiunge che «queste sentenze assumono, tra l’altro, rilievo ai fini dell’interpretazione delle disposizioni in materia di Imu, relativamente all’imposizione fiscale dall’anno 2012».

Per la Suprema Corte basta il fatto che si paghi una qualunque retta a determinare l'obbligo Ici, anche se il gestore – come avviene per gli istituti religiosi – non ha fini di lucro, o che il bilancio sia in perdita: «il conseguimento di ricavi è di per sé indice sufficiente del carattere commerciale dell’attività svolta».

Gli istituti coinvolti sono di proprietà delle Suore Mantellate Serve di Maria e delle Figlie di Maria Ausiliatrice frequentate attualmente da circa 700 alunni tra scuola dell’infanzia e primaria.

«Purtroppo l’amministrazione comunale di Livorno – sottolinea il presidente Alessi – ha perseguito negli anni una linea tesa a far pagare l’Ici alle scuole gestite da congregazioni religiose, nonostante la funzione insostituibile di questi istituti a servizio della città, molto richiesti e frequentati anche da figli di famiglie poco abbienti. Con la nuova giunta comunale la musica non è cambiata, e le conseguenze sono devastanti: ora le suore sono costrette a pagare gli arretrati, e se gli istituti dovessero chiudere, lo Stato e gli enti locali avranno spese decuplicate per supplire a questi servizi».

«Se le scuole paritarie devono pagare l’Imu – aggiunge il sottosegretario Toccafondi –, molte aumenteranno le rette o chiuderanno. Lo Stato di conseguenza dovrà trovare nuove risorse per costruire nuove scuole e gestirle e la parità scolastica non solo sarà minima nel nostro paese, ma proprio scomparirà. Rispetto le sentenze ma questo non vuol dire che, conoscendo la situazione dei conti di queste scuole, non si arrivi a delle conclusioni che mi paiono logiche».

«La sentenza della Cassazione avrà come effetto quello di far chiudere istituti scolastici che operano da secoli nel capoluogo labronico - affermano il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale della Toscana, Stefano Mugnai -. L'auspicio è che la Regione Toscana e il Consiglio regionale invitino l’amministrazione comunale livornese a mitigare gli effetti di questa sentenza, riconoscendo la funzione sociale che le scuole paritarie svolgono, a beneficio della collettività e anche delle casse pubbliche: in Italia (sono dati del Ministero dell’Economia) si calcola che il sistema dell’istruzione non statale faccia risparmiare allo Stato 6.3 miliardi di euro all’anno».

Grande soddisfazione è stata espressa invece dalla giunta Nogarin. «Abbiamo fatto degli incontri con le scuole interessate e l’ufficio tributi – dichiara la vicesindaco pentastellata Stella Sorgente –, nei quali era stata proposta un’ipotesi di conciliazione fra Comune e Istituti che sarebbe stata vantaggiosa per le scuole stesse, rispetto ad un’eventuale sentenza favorevole per il Comune da parte della Cassazione. Successivamente ci è stato comunicato dalle scuole stesse  che avrebbero invece preferito attendere l'esito del giudizio in Cassazione. L’Amministrazione comunale è stata ringraziata per il sincero atteggiamento di apertura e dialogo dimostrato, ma non è stata accettata la proposta fatta. Pertanto, adesso che la Cassazione si è espressa con le due sentenze, le scuole sono costrette a pagare l’intero importo, comprensivo delle relative sanzioni. Ci fa piacere che questa sia la prima sentenza a livello nazionale che riguarda immobili di questa tipologia, destinati ad uso scolastico, - conclude – affinché sia fatta definitivamente chiarezza sulla legittimità di tali pagamenti tributari da parte degli enti religiosi».

«Mi sorprendono le parole del vicesindaco – sottolinea Alessi – che parla di elusione ed evasione fiscale per Congregazioni religiose che da secoli svolgono funzioni di educazione e di carità a Livorno. Lo giudico molto offensivo». Peraltro la Fism Toscana ha firmato nel 2014 un protocollo con Anci Toscana, in cui l’Anci, spiega il presidente Fism, «si impegna a garantire condizioni di favore per le scuole paritarie in materia di IMU, riconoscendone la funzione sociale a beneficio della collettività». Livorno ha quindi rotto il patto. «L’intelligenza di tanti sindaci toscani, che sono venuti incontro a queste esigenze, - spiega Alessi - non è stata seguita dall’amministrazione di Livorno, che con pervicacia persecutoria rischia di farsi male da sola».

Ma non c’è solo questo. «Le scuole pubbliche statali non pagano l’Imu ed è giusto che lo stesso valga anche per le scuole pubbliche non statali – aggiunge Toccafondi -. Tutte e due fanno un servizio di pubblica utilità. Le paritarie chiedono una retta per coprire i costi dei contratti degli insegnanti e per le utenze, l’Imu come ho sempre sostenuto è giusto che sia pagata dalle scuole che hanno rette alte e che fanno utili, ma cosa diversa è per la stragrande maggioranza di queste realtà, che a mala pena riesce ad arrivare al pareggio di bilancio, che cercano di fare miracoli per avere rette minime, che vengono incontro alle famiglie che si trovano in difficoltà e che non discriminano nessuno. Queste sono scuole vere, controllate, che svolgono un servizio pubblico rivolto a tutti».

E non è l’unico problema per le scuole paritarie. «Tutto questo avviene in un momento – conclude Alessi – in cui i nostri istituti stanno aspettando i contributi statali e regionali che, al momento, hanno un ritardo di 15 mesi».

Le conseguenze della sentenza sono quindi davvero molto pericolose. «Far pagare migliaia di euro di Imu – conclude il sottosegretario Toccafondi - rischia veramente di far collassare un sistema che collabora con i comuni e con lo stato per l’istruzione e l’educazione dei nostri ragazzi».

Mons. Galantino: «Sentenza doppiamente pericolosa»

Mons. Giusti: «Sentenza creativa, intervenga il Parlamento»

Card. Betori: «Sentenza paradossale e ingiusta»

Sulla vicenda è intervenuto sabato 25 luglio anche il presidente della Conferenza episcopale toscana, il cardinale Giuseppe Betori, che ha espresso «viva preoccupazione per la sorte degli istituti scolastici paritari livornesi colpiti da una sentenza che ne minaccia la sopravvivenza, in quanto fa ricadere su di essi oneri che ingiustamente li assimilano ad attività commerciali lucrative. Tutto questo, paradossalmente, a causa del contributo che le famiglie corrispondono per tenere in vita una possibilità di esercizio della propria libertà educativa, sancita da tutte le carte internazionali dei diritti e dal buon senso».
«Quando non si vuole riconoscere, come fa questa sentenza, la peculiarità della funzione sociale della scuola paritaria, che fa parte a pieno titolo del sistema pubblico dell’istruzione nel Paese, - prosegue il Cardinale - vengono ingiustamente private della libertà educativa le classi meno abbienti e la scuola non statale verrebbe consegnata ai soli ricchi. Chi ne soffrirebbe non sarebbe soltanto la libertà, ma anche lo Stato, su cui andrebbero a ricadere gli oneri che attualmente risparmia grazie alla presenza delle scuole paritarie, oneri che a livello nazionale sono riconosciuti, dalle stesse fonti governative, pari a oltre sei miliardi e mezzo di euro all’anno».

Livorno, le paritarie devono pagare Ici e Imu. Toccafondi e Alessi, «a rischio parità scolastica»
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